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Il deterioramento del genoma e il Darwinismo: perche` le mutazioni sono deleterie
Jerry Bergman  

Documento Originale

 
Parole chiave: mutazioni, informazione genetica, biologia cellulare, Intelligent Design, Neo-Darwinismo, teoria del gene egoista.
Riassunto
 
Un'analisi delle mutazioni nel DNA/RNA indica che esse non possono provocare un significativo aumento dell'informazione nel genoma. Ciò contraddice le predizioni del modello neo-Darwiniano dell'origine delle specie. Tale degenerazione del genoma è controbilanciata dalla selezione naturale che aiuta a mantenere lo status quo. La degenerazione è causata da vari fattori, di due dei quali ci occuperemo qui. 1) C'é una tendenza delle mutazioni a produrre un numero sproporzionato di certi nucleotidi come la timina e 2) molte mutazioni si verificano in relativamente pochi posti dentro il gene chiamati "siti caldi" (hot-spot), e raramente avvengono in altri, chiamati "siti freddi" (cold-spot). Una ricerca intensiva nella letteratura non mostra un singolo chiaro esempio di mutazione benefica a guadagno di informazione. Invece esistono migliaia di mutazioni deleterie, e ciò suffraga l'ipotesi che pochissime mutazioni sono benefiche. Questi risultati vanno d'accordo con il modello della creazione.
Introduzione
 
La base della macroevoluzione dovrebbe essere presumibilmente il verificarsi di mutazioni, cioè cambiamenti accidentali nel DNA. Ciò include sia il DNA che codifica per proteine sia quello che ha altri ruoli nella cellula. Questi cambiamenti possono dar luogo a cambiamenti osservabili nel fenotipo (l'apparenza fisica) dell'organismo. Queste mutazioni forniscono le differenze sulle quali la selezione naturale opera (Mayr, 2001; Wise, 2002, p. 163).  L'importanza critica delle mutazioni nel fornire il materiale grezzo per l'evoluzione è largamente conosciuta dai Darwinisti, ed è quasi universalmente citata nei testi di biologia (Mayr, 2001).  Nelle parole di uno dei fondatori della moderna teoria neo-Darwiniana, e uno dei più eminenti evoluzionisti, il professore di Harvard Ernst Mayr: "In definitiva, ogni variazione è dovuta ovviamente alle mutazioni" (Mayr, 1967, p. 50).
 
Il primo artefice del neo-Darwinismo fu Theodosius Dobzhansky il quale scrisse che il processo della mutazione è l'UNICA sorgente di materiale grezzo della variabilità genetica, e quindi dell'evoluzione (Dobzhansky, 1957, p. 385, enfasi mia).  Dobzhansky concluse che l'evoluzione è possibile SOLO perché l'eredità è controbilanciata da un altro processo opposto negli effetti, la mutazione (1951, p. 25, enfasi mia).  La conclusione che le mutazioni sono la chiave dell'evoluzione è alla base del moderno neo-Darwinismo (Mayr, 2001). 
 
Altre sorgenti di variazione, come la riproduzione sessuale, il "crossing over" e la trasposizione genetica, producono solo riarrangiamenti di informazione pre-esistente e non creano nuova informazione genetica. Questi altri meccanismi di cambiamento generano solo variazioni fenotipiche che produrranno, al massimo una limitata quantità di microevoluzione. Quindi in definitiva la sorgente di tutte le varietà genetiche richieste dalla macroevoluzione sono le mutazioni.
 
Una delle illustrazioni più usate per aiutare a capire il processo della macroevoluzione per mezzo delle mutazioni è stata fornita dall'eminente biologo evolutivo e professore di Oxford, Richard Dawkins (1986). Il suo esempio - affinché l'evoluzione neo-Darwiniana avvenga - richiede la variazione casuale di tutti, o quasi tutti, i nucleotidi. Il presente articolo esamina se questa assunzione è soddisfatta.
 
Il modello macroevolutivo di Dawkins aiuta a capire perché le mutazioni che sono espresse virtualmente comportano sempre una perdita di informazione o una corruzione del gene. La maggior parte delle mutazioni espresse danno luogo a proteine che una funzione ridotta, come per esempio l'anemia falciforme. Alcune mutazioni, come la adenoleucodistrofia causano una perdita completa della funzione (Lewis, 2003, p. 26). Questo risultato conferma l'affermazione di Batten che la maggior parte delle mutazioni sono dannose e "la maggior parte delle restanti sembrano avere ne effetti positivi ne negativi. Le mutazioni benefiche sono straordinariamente rare e comportano cambiamenti insignificanti. In definitiva le mutazioni sembrano molto più distruttive che costruttive..." (Batten, 2002, p. 163).
 
Si possono distinguere tre tipi di mutazioni: benefiche, neutre e deleterie (Mayr, 2001, p. 98). Per coerenza in questo documento ci atterremo alla terminologia di Mayr, che afferma che il risultato a lungo termine delle mutazioni è la degradazione, il deterioramento e la degenerazione del genoma.
L'analogia di Dawkins
 
Dawkins (1986) sviluppò un programma di simulazione al computer chiamato l'analogia di "weasel" per far vedere come funziona l'evoluzione Darwiniana. Il termine analogia di "weasel" si riferisce ad una frase dell'Amleto: "METHINKS IT IS LIKE A WEASEL", che rappresenta la sequenza bersaglio da ottenere. Dawkins partì con un insieme di lettere dell'alfabeto inglese selezionate a caso. Il suo programma a partire da tale insieme di partenza otteneva altre successive sequenze di lettere di seconda, terza generazione e cosi via. Ad ogni reiterazione il programma introduceva cambiamenti casuali (Dawkins, 1998). Ad ogni riciclo il computer manteneva solo le lettere casuali che combaciavano con la sequenza bersaglio. Quindi le lettere giuste erano mantenute e non più mutate. Lo scopo di questo esempio era di simulare come lavora la selezione naturale per evolvere un organismo vivente, e i cambiamenti favorevoli che possono risultare dalla selezione naturale applicata alle mutazioni (Spetner, 1997).  Il concetto illustra sia l'evoluzione di geni da geni pre-esistenti e anche da sequenze casuali di DNA.
 
L'esempio di Dawkins è ampiamente citato in letteratura, e molti evoluzionisti hanno affermato che la sua analogia al computer fornisce una chiara prova del Darwinismo. Chet Raymo, per esempio, ha affermato che tale modello è un metodo valido per dimostrare l'evoluzione, e che:
 
«Ciò che sembrava improbabile a Darwin, e che sembra impossibile ai creazionisti, è stato dimostrato essere una ragionevolissima modellazione al computer. Non solo, ma date le premesse delle mutazioni casuali e della selezione naturale, l'evoluzione è virtualmente inevitabile. Riusciranno le simulazioni al computer a convincere i creazionisti Veri Credenti? Non probabile.» (Raymo, 1998, p. 152).
Problemi dell'analogia di Dawkins
 
Una valutazione della letteratura e un'analisi dei dati originali rivela molti seri problemi a riguardo del modello selezione/mutazione di Dawkins. Un problema di base è che il programma contiene una lungimiranza progettata ad hoc che l'evoluzione non possiede. Insiemi di parole intermedi sono scelti solo perché il programmo è progettato per scegliere le varianti che sono in sintonia con il suo bersaglio pre-determinato. Molte delle regole di Dawkins non sono realistiche, come per esempio il fatto che solo le lettere ancora sbagliate siano soggette alle sostituzioni ad ogni passo in modo da raggiungere il bersaglio. Se lo scopo da raggiungere non fosse conosciuto fin dall'inizio tutte le lettere potrebbero subire sostituzioni. Molti problemi esistono anche con la mutazione/selezione come fondamento della macroevoluzione, tre dei quali saranno esaminati in dettaglio perché dimostrano un fondamentale problema del neo-Darwinismo in natura.
 
Un altro grosso problema è che il modello non prevede le mutazioni letali. Ogni prodotto del programma può sopravvivere e riprodursi finché il risultato pre-impostato è raggiunto. Come risultato, non c'è limite ai cambiamenti positivi per la selezione, e ogni singola sostituzione azzeccata aumenta la fitness ed è quindi selezionata per la successiva generazione (Spetner, 1997, pp. 163-170).  Quindi questo modello è del tutto non realistico perché la maggior parte delle mutazioni sono deleterie e, di conseguenza, le mutazioni favorevoli quasi sempre scompaiono in un mare di mutazioni distruttive (Hoyle, 1999, p. 20).  Quindi, solo mutazioni insignificanti hanno probabilità di essere positive (Bell, 1997, p. 56). 
 
Il progetto a triplette del codice genetico è resistente ai cambiamenti dovuti alle mutazioni perché una mutazione in terza base spesso da luogo allo stesso aminoacido durante la traduzione. Cioè non si verifica nessun cambiamento negli aminoacidi della proteina prodotta. In questi casi, la selezione naturale agente sul genoma non avrà effetti significativi sulla proteina. Comunque anche queste cosiddette mutazioni neutrali agenti sul genoma possono aver influenza sull'efficienza con la quale tali proteine sono costruite.
 
In quasi tutti gli organismi studiati finora, esiste una certa preferenza o maggior frequenza per un particolare codone per ogni aminoacido. Per esempio, tra tutti i sei diversi codoni triplette che codificano per la leucina nell'E.coli il 49% sono CTG, mentre nel lievito il 10% delle leucine usano questo codice in confronto al 44% nel moscerino della frutta e il 41% nell'uomo (Eyre-Walker, 2002, p. 176). Nell'E.coli, per la lisina è usato il codice AAA il 75% delle volte e il codice AAG è usato solo il 25%. Invece il Rhodobacter impiega proporzioni opposte: AAA è usato per la lisina al 25% e AAG il 75%. Ciò non va d'accordo con le predizioni neo-Darwiniane. Se la proporzione fosse la stessa per tutti i batteri (cosa che non è), questo potrebbe considerarsi come evidenza dell'evoluzione. Invece non c'è prova di una relazione neo-Darwiniana in questo fenomeno. Organismi che sono considerati vicini dal punto di vista evolutivo non hanno sbilanciamenti di questo tipo nelle codifiche. Se una cellula usa uno specifico codone, essa produce più bassi livelli di tRNA necessario per quel codone (Clark and Russell, 1999, p. 220). Come risultato, una mutazione da AAA a AAG produrrà ancora lisina, ma il tRNA necessario per AAG sarà disponibile in maniera insufficiente in modo tale che la sintesi della proteina non avverrà rapidamente come nel caso normale. I Neo-Darwinisti dicono che il codice si è evoluto prima e che il livello regolativo tRNA si è evoluto dopo. Ma si potrebbe altrettanto bene pensare invece che la regolazione tRNA si è sviluppata prima, e che questo ha influenzato la selezione del codice della proteina in modo tale che una quantità maggiore di un certo tRNA ha fatto sí che il codice usato da tale tRNA sia diventato più frequente. Nondimeno, non c'è evidenza che una variazione sia avvenuta sia nella frequenza del codice che nella regolazione del tRNA.
I cambiamenti mutazionali non sono casuali
 
Un'altra delle molte obiezioni alla teoria della mutazione/selezione (e della analogia di weasel) è che essa considera tutti i cambiamenti mutazionali a base singola di ogni base come ugualmente probabili. Sarà mostrato che questo non è il caso. Certi cambiamenti sono molto più probabili di altri. Inoltre, quando avvengono mutazioni casuali, è di gran lunga più probabile che certi aminoacidi si producano rispetto ad altri  (Lewin, 1997). 
 
Se nel DNA il codone GGT muta in TGT, il mRNA prodotto dal DNA durante la trascrizione diventerebbe UGU invece di GGU e, come risultato, nella risultante proteina sarebbe incorporata la cisteina invece della glicina. Nel filo di DNA codificante, o non di stampo, le mutazioni intaccano la "germline", e il filo complementare, chiamato filo di stampo, è usato per produrre il mRNA che è identico al filo codificante, eccetto che nel mRNA è usato l'uracile invece della timina. Supposto un gene medio, e assumendo che un uguale numero di mutazioni colpisca ogni coppia di basi, si avranno le probabilità indicate nella Tabella 1, dimostrando che, come verrà dimostrato nel seguito, avviene la degenerazione dell'informazione nel genoma.
 
Come si evince dalla Tabella 1, quasi il 60% (59.7%) degli aminoacidi prodotti dalla selezione casuale di tre coppie di basi consisterà di solo otto aminoacidi (serina, arginina, leucina, treonina, alanina, glicina, valina, e prolina). Gli altri dodici aminoacidi saranno prodotti solo il 35% delle volte. Due aminoacidi (criptofano e tionina) sono codificati da un solo codone m-RNA, l'1.6% delle volte. La serina e l'arginina possono essere prodotti da sei diverse combinazioni di coppie di basi, mentre il triptofano e la metionina possono essere prodotte da un solo codone.
 
Siccome certi aminoacidi sarebbero di gran lunga più probabili a causa di mutazioni che causano un cambiamento nelle basi del DNA, il deterioramento sarebbe la conseguenza della dominanza di certi aminoacidi e della scarsità di altri. Il risultato sarebbe una perdita di informazione. Mutazioni casuali condurranno in definitiva ad un graduale aumento dei suddetti otto aminoacidi e una diminuzione degli altri, specialmente la metionina e il triptofano. Man mano che le mutazioni si accumulano, il risultato sarà un numero sempre maggiore di certi aminoacidi nel genoma, specialmente in aree del genoma che non sono soggetti alla selezione naturale.
 
Questo non succede in natura oggi, comunque, perché la selezione naturale funziona come meccanismo conservativo che scarta i cambiamenti genetici deleteri. Analogamente i cambiamenti benefici saranno selezionati, ma codesti sono quasi inesistenti, perché il genoma era ottimale già dall'inizio. La selezione naturale operante sulle mutazioni può in alcuni casi ottimizzare la sopravvivenza se agente su un gene funzionale, ma le mutazioni non possono certo generare il codice da zero.
 
Un'analisi preliminare del DNA mostra che la proporzione degli aminoacidi nei geni, negli introni, e altrove nel DNA non sono cosa ci aspetterebbe dalla selezione naturale. Quando si esamina il DNA che non ha funzione conosciuta (escludendo quindi il DNA usato a scopi regolatori, i centromeri, i telomeri e quello per la produzione di RNA o tRNA), i pattern che si trovano sono chiaramente in contrasto con i pattern contemplati dalle mutazioni casuali mostrati in Tabella 1. Ci prova che i cambiamenti casuali hanno avuto solo un ruolo insignificante nella produzione del genoma, sia nelle sue sezioni codificanti che nelle altre. Uno dei motivi è che esistono meccanismi deputati ad impedire cambiamenti nel DNA del genoma. Ma questi meccanismi riparatori non sarebbero esistiti nelle cellule primitive, per cui una rapida degenerazione genomica sarebbe intervenuta prima che il sistema riparatore si evolvesse. Questi fatti smentiscono la conclusione di Ayala (1978) che la sorgente ultima dell'informazione genetica di tutte le forme di vita sarebbero le mutazioni.
 
La probabilità di produrre certe famiglie di aminoacidi come quelli polari e non polari dovrebbe anche calcolarsi. Questa classificazione di aminoacidi prodotti casualmente è importante riguardo alla protezione dell'informazione del genoma perché membri della stessa famiglia di aminoacidi hanno funzioni similari nel produrre la richiesta conformazione di una proteina. Aminoacidi di una stessa famiglia possono qualche volta essere scambiati e ancora produrre un polipepde o proteina funzionali. La produzione casuale di aminoacidi basata sulla frequenza di codoni di m-RNA genererebbe troppo pochi (solo il 18.8%) degli aminoacidi che sono critici nella produzione dell'interazione idrofobica richiesta per mantenere la corretta conformazione strutturale delle proteine (Ritter, 1996, p. 69). Solo il 4.7% dei 64 codoni producibili casualmente darebbero luogo ai tipi di aminoacidi contenenti zolfo (metionina e cisteina) necessari per il legame solforico nelle proteine. Una produzione casuale dei codici per aminoacidi tenderebbe anche a produrre un'elevata percentuale di aminoacidi non caricati con polarità e senza polarità (62.7%).
 
  Alcune mutazioni aiuterebbero a mantenere la struttura ma la tendenza sarebbe pesantemente verso aminoacidi non caricati con polarità e senza polarità che causerebbero un deterioramento del genoma. Per ogni mutazione che aiuterebbe a mantenere la struttura, molte di più avverrebbero che porterebbero il genoma verso i tipi di aminoacidi più probabili. La prossima fase sarà determinare quanto comuni sono ognuno di questi aminoacidi nelle proteine dei vari organismi. Un'analisi preliminare indica che c'è un grosso divario tra le previsioni dovute ai cambiamenti casuali - assumendo che la selezione naturale abbia prodotto il genoma - e cosa effettivamente esiste.
Conversione non casuale di un nucleotide in un altro
 
Le mutazioni possono cambiare un nucleotide in un altro. La ricerca genetica indica che la conversione di un nucleotide per mezzo di tali mutazioni non è casuale, ma altamente predisposta. Una delle più comuni conversioni è quella della citosina nell'uracile (Ridley, 2001, p. 91). La principale ragione per cui questa specifica conversione è così frequente è che la citosina ha bisogno soltanto di perdere un gruppo metile (CH3) per diventare un uracile.
 
Questo cambiamento può anche essere causato dai nitriti che rimpiazzano il gruppo ammino nella citosina con un gruppo idrossile convertendo la citosina nell'uracile che introduce l'adenina nella stringa complementare di DNA (Pool, Penny, e Sjšberg, 2001, p. 147; Clark and Russell, 1999, p. 163). 
 
Questo scambio di C in U non produce normalmente cambiamenti permanenti negli animali oggi perché esiste un sistema enzimatico specifico e dedicato di riparazione per monitorare e riparare questo tipo di erronea conversione (Reader e Joyce, 2002, p. 843). Come risultato le mutazioni C in U sono inusuali negli organismi che hanno questo sistema di riparazione. L'instabilità chimica della citosina, che prontamente deamminizza in uracile, è così grande che i teorici dell'origine della vita ipotizzano che le forme di vita primitive dovevano usare un insieme di basi differente, come la diaminopurina invece della citosina, per sopravvivere (Reader e Joyce, 2002).
 
A parte la mancanza di evidenza, questa soluzione crea una nuova serie di problemi, non ultimo dei quali è la necessità di postulare che il codice della vita esistente oggi era in passato differente perché oggi nessuna forma di vita usa correntemente la diaminopurina o altre basi.
 
La degenerazione del genoma avviene anche come risultato di mutazioni negli organismi viventi perché certe basi sono molto più propense a mutarsi che altre, come la conversione della guanina (G) in timina (T) che eventualmente produrrà TTT (UUU in mRNA), il codice della fenilanina. Come risultato, quando delle basi sono prodotte casualmente (assumendo che tutte le basi abbiano un uguale probabilità di essere prodotte) la serina, l'arginina, la leucina, la valina, la prolina, la treonina, l'alanina e la glicina nel tempo arriveranno a dominare il genoma. Per prima cosa questa disparità avrebbe lavorato contro la produzione del codice per selezione naturale. Un esempio di questo tipo di degradazione è illustrato dalle parole "amino acid" che sarebbe cambiato in "amano acad", quindi in "amaao aaad" e finalmente in "aaaaa aaaa" se la lettera "a" dominasse. Un'altra mutazione può cambiare "a" di nuovo in "m" o un'altra lettera ma, in questo scenario, la tendenza globale sarebbe verso la lettera "a" e la convergenza verso un insieme di lettere "a" con poche sporadiche riconversioni all'indietro in altre lettere.
 
Prima della formazione del sistema di riparazione, non ci sarebbe stato modo di controbilanciare efficacemente questo tipo comune di degenerazione. La degenerazione sarebbe stata rapida e potenzialmente letale. Questo cambio da C a U sarebbe stato probabilmente un tipo frequente di mutazione nel supposto stadio primitivo dell'evoluzione, causando ciò che potremmo chiamare la "fusione" mutazionale. Un altro problema sono le differenze di frequenza di mutazione nel DNA a singolo filamento rispetto a quello a doppio filamento. Per esempio la citosina è convertita in uracile nel DNA a singolo filamento circa 200 volte più spesso che in quello a doppio filamento. Questo avrebbe anche contribuito alla fusione mutazionale molto presto nell'evoluzione perché l'evoluzione pre-biotica dal semplice al complesso avrebbe richiesto che le prime molecole di RNA e DNA fossero costituite di unità a filo unico più semplici.
 
Un altro problema con tali teorici precursori della vita a singolo filamento, a parte la deamminazione della citosina, è che tutte le basi DNA si staccano dal DNA a filo singolo circa quattro volte più spesso di quanto essi fanno in quello doppio (Ridley, 2001, p. 91). Ciò avrebbe inevitabilmente portato a frequenti fissurazioni dorsali e la risultante rottura delle stringhe di acido nucleico.
Tendenze nei tipi di mutazioni
 
Studi sulle mutazioni nei batteri hanno scoperto che esiste una tendenza significativa verso le cancellazioni piuttosto che le inserzioni (Andersson e Andersson, 1999; Gregory, 2004). Zhang e Gerstein hanno scoperto che le cancellazioni sono tre volte più frequenti delle inserzioni (2003, p. 5338). Un altro studio ha evidenziato la virtuale assenza di inserzioni e una notevole alta incidenza di vaste cancellazioni (Petrov e Hartl, 1997, p. 279). Questa tendenza verso le cancellazioni produce una spiccata perdita di basi, che comporta un evidente deterioramento del genoma di una forma di vita che per sopravvivere deve poi superare la selezione naturale e altri meccanismi. Questo nuovamente evidenzia il ruolo conservativo della selezione naturale. La stessa predisposizione alle perdite rispetto alle inserzioni è stata trovata per altri tipi di mutazioni, come le mutazioni puntuali, le mutazioni non significative e altri tipi.
Ricerche rivelano una tendenza delle mutazioni
 
Alcuni cambiamenti mutazionali non casuali nelle basi sono più probabili di altri. Per esempio, studi sulla ricombinazione genetica hanno trovato che organismi eterozigoti producono un eccesso di un allele nei loro gameti che da luogo ad uno squilibrio nella conversione genetica e un risultante deterioramento del genoma (Eyre-Walker, 2002, p. 177). Studi al riguardo hanno rivelato che la mutazione dei nucleotidi tendeva verso una direzione più frequentemente che nell'altra (Freeman and Herron, 2001). Eyre-Walker (2002, p. 178) hanno trovato che ci sono molte più mutazioni GC Ñ> AT che AT Ñ> GC, particolarmente in geni con alto contenuto di GC3. Se questa tendenza avviene anche solo in piccola misura, le mutazioni produrranno sempre più timina fino a che eventualmente essa dominerà il genoma. Inoltre l'entropia aumenterebbe più rapidamente con le quattro basi del DNA piuttosto che con le 26 lettere di Dawkins. Il motivo è che sono richiesti molti più cambiamenti per raggiungere l'omogeneità con 26 lettere piuttosto che con quattro.
Mutazioni Hot Spot
 
Ricerche sulle mutazioni hanno mostrato che esse sono molto più comuni in certe aree del genoma chiamate "hot spot" che in altre chiamate "cold spot" (Jorde, et al., 1997; Stadler, 1942; Zhang, et al., 2004; Mira, et al., 2001). In questi studi i rcercatori hanno scoperto che la gran parte delle mutazioni avvengono solo in un limitato numero di "loci" possibili. Freeman e Herron (2001) hanno trovato che due mutazioni da sole contano per il 94.4% delle 319 identificate in un gene. Un ricercatore in un altro studio sulle mutazioni nel "germline" del gene umano p53 relativo all'anti-oncogene soppressore di tumore ha trovato che, dei circa 400 codoni le cui mutazioni sono state mappate, solo 35 mutazioni erano in siti diversi dai quattro codoni numerati 175, 245, 248, e 243 (Vogelstein e Kinzler, 1998, p. 398). Simili osservazioni sono state fatte per altri tipi di geni cancerosi e molti altri non cancerosi. Un'origine per selezione naturale non può spiegare l'esistenza degli hot spot. Queste configurazioni hot spot sono trovate sia nella germline (ereditati) che nelle mutazioni somatiche (Vogelstein e Kinzler, 1998, p. 398).
 
Uno dei più comuni mutanti hot spot è il dinucleotide CG, che è coinvolto in mutazioni circa 12 volte più spesso che altre sequenze dinucleotiche (Jorde, et al., 1997). Un altro hot spot cluster coinvolge le mutazioni del "ras" gene che sono ai codoni 12, 13, e 61 (Clark e Russell, 1999, p. 196). Bonaventure, et al. (1996, p. 148), hanno trovato che più del 98% di tutti i casi di achondroplasia sono il risultato di mutazioni nel dominio del recettore della transmembrana che spesso comporta una sostituzione nel primo dominio tirosina kinase del recettore. Un altro esempio è che circa il 70% dei malati di fibrosi cistica hanno lo stesso difetto, una cancellazione di 3 basi che codificano per la fenilalanina in un altro "sito caldo" (Clark e Russell, 1999, p. 179).
Sebbene alcuni di questi esempi che sono hot spot mutazionali risultino dal fatto che molte mutazioni sono ereditate, la maggior parte sono veri hot spot. Approssimativamente un terzo di tutti i casi di fibrosi cistica sono dovuti ad una mutazione in una locazione del gene, indicando che l'area è un vero hot spot, e non è il risultato di genitori portanti alleli di fibrosi cistica. Evidentemente tutti i geni contengono hot spot, sebbene nuove sequenze e ulteriori studi sulle variazioni individuali possono rivelare alcune eccezioni.
 
Un'area preferenziale di hot spot si trova dove le sequenze DNA contengono sequenze ripetitive o simili. Piccole mutazioni di inserzione sono eventi relativamente comuni, spesso dovuti allo scivolamento o inceppamento degli enzimi DNA polimerasi durante le replicazione del DNA. Codeste causano varie mutazioni come i disordini di espansione a ripetizione di triplette. Come succede quando si verificano i manoscritti, gli errori di ortografia in parole con lettere multiple (come ‘addresses' o ‘assesses') spesso sono mancati ed errori come ‘accessses' o ‘assessors' si lasciano andare (Lewis, 1997). Un'altra possibile causa dell'aumentata incidenza di mutazioni di sequenza DNA ripetuta è che le sequenze ripetute invertite o simmetriche permettono che avvenga l'abbinamento anormale di basi entro un filo o elica quando le eliche del DNA si svolgono per prepararsi alla duplicazione. Questa condizione può interferire sia con la replicazione che con le funzione degli enzimi di riparazione, quindi aumentando la probabilità di errore.
 
Un esempio è il gene IX relativo al fattore di coagulazione, che, quando è danneggiato, causa la malattia della coagulazione del sangue, chiamata emofilia B. Mutazioni in questo gene avvengono fino a 100 volte più spesso in 11 specifici siti che hanno lunghe ripetizioni di dinucleotidi CG. Analogamente una forma ereditaria di indebolimento delle ossa, l'osteoporosi, è di norma causata da un'extra timina che è inserita in uno specifico omopolimero of timina a tre basi che si trova nel gene normale (Lewis, 1997). Il risultato è la tendenza a produrre un ‘inceppamento' di nucleotidi in questo sito caldo. Nell'analogia di Dawkins (1986), questo sarebbe illustrato dalla degenerazione di "weasel" in "weasssel".
 
La probabilità di mutazioni varia fino al 50% da un gene ad un altro. Uno studio di Stadler ha trovato che nel grano il numero di mutazioni varia da zero a 492 ogni milione di gameti, in funzione del gene (Freeman e Herron, 2001).
Un altro fattore che influenza la frequenza delle mutazioni genetiche è la dimensione del gene. A parità di tutto il resto, più lungo è il gene più grande la probabilità di una mutazione. I geni nei quali le mutazioni causano la fibrosi cistica e la fenilchetonuria sono anormalmente grandi. Queste due malattie sono fra i difetti genetici più comuni conosciuti oggigiorno (Clark e Russell, 1999, p. 176). Fattori come la specifica posizione del gene nel cromosoma, la sua struttura, e la sua prossimità agli istoni hanno anche influenza sulla frequenza delle mutazioni. Questi dati empirici sono di grande interesse per la medicina. Essi spiegano perché più di 1085 malattie sono causate da errori mutazionali (McKusick, 2002).
Esiste una chiara tendenza delle mutazioni a degradare il genoma diminuendone l'informazione. Ciò perché la marcata tendenza delle mutazioni è di cambiare il contenuto del genoma nella direzione di meno informazione utile (esempio, una più alta proporzione di pirimidine, specialmente timina). Questo cambiamento crea un serio problema per il modello mutazione/selezione, e aiuta a spiegare perché la maggior parte delle mutazioni ha un effetto distruttivo sulla funzionalità della proteina finale codificata dal DNA.
Questi sono alcune delle molte ragioni per cui le mutazioni tendono a produrre specifici pattern. Questa non randomicità causa un deterioramento del genoma perché quando esiste maggiore probabilità che certe combinazioni di nucleotidi siano prodotte piuttosto che altre, certe combinazioni di basi diventano sempre più frequenti. Questo processo produce un numero sempre maggiore di proteine non funzionali. Questi sono i motivi per cui la maggior parte delle mutazioni espresse sono letali o peggiorative.
 
Sistemi e meccanismi progettati per ridurre la degradazione
 
Una delle ragioni per cui le mutazioni sono tenute a bada è che le regioni codificanti del genoma sono riparate molto più efficacemente che la maggior parte delle zone non codificanti, e parecchi meccanismi di riparazione sono attivi solo sui geni transcrizionali (Freeman e Herron, 2001). 
Freeman e Herron (2001) scrivono che la maggior parte dei geni transcrizionali attivi è riparata in modo efficace, e che l'accuratezza sembra essere maggiore dove le mutazioni potrebbero essere più dannose (p.85). E` logico pensare che questa precisione è una caratteristica di progettazione, non di evoluzione. Molte mutazioni deleterie sono eliminate dalla selezione naturale e questo per proteggere il genoma dal deterioramento.
Dawkins e altri hanno sostenuto che la tendenza al deterioramento del genoma non è fatale alla teoria neo-Darwiniana. La loro principale difesa è che la pressione selettiva lavora contro queste forti tendenze degenerative. I non Darwinisti hanno da lungo tempo riconosciuto questa protezione della selezione naturale, come riassunto in Bergman, 2001. La tendenza del genoma a degradare, comunque, impedisce proprio già in partenza la produzione di un gene funzionale, sul quale poi la selezione possa esercitarsi. Un organismo vivente che possa sopravvivere in un habitat specifico deve esistere prima che la selezione possa avvenire. Il meccanismo di Dawkins non può funzionare finché un organismo vivente e funzionante è presente. Anche se il DNA potesse in qualche modo replicarsi al di fuori di una cellula vivente, esso degenererebbe velocemente per i motivi sopraddetti. Il DNA è una molecola chimica molto instabile. Senza quei complessi sistemi che costantemente lo riparano e lo mantengono, il genoma si deteriora rapidamente per ossidazione e altri normali processi chimici.  
Evidenza di mutazioni benefiche
 
E` risaputo che le mutazioni benefiche sono estremamente rare. Alcuni ricercatori hanno stimato che molto meno dello 0,01 per cento di tutte le mutazioni espresse sono utili all'organismo. Come Francisco Ayala (1978) ha notato, la mutazione è l'ultima delle risorse di tutte le variazioni genetiche, e le variazioni genetiche utili sono eventi relativamente rari... (p.63). Dobzhansky (1957) analogamente conclude che i mutanti che sorgono, con rare eccezioni, sono deleteri alla discendenza, almeno negli ambienti che le specie incontrano normalmente (p.385). La conclusione che pochissime mutazioni utili si verifichino in natura è ancora sostenuta da molti oggi. Con le parole di Strickbergers le nuove mutazioni che hanno un immediato effetto benefico sull'organismo sembrano generalmente essere rarissime (2000, p.227).
Per trovare dei supposti esempi di mutazioni benefiche, ho svolto una ricerca computerizzata in letteratura. La mia ricerca copriva tutti gli studi scientifici che avevano a che fare con le mutazioni benefiche. Parole chiave usate nella ricerca includevano sinonimi di "benefico", come "favorevole", "utile", "usabile", "valido", "adatto", "buono", "vantaggioso", "di supporto", "positivo", etc. La ricerca in due database per un totale di 18,8 milioni di record ha trovato che, di tutti gli articoli che trattano le mutazioni, solo lo 0,04 per cento, cioè 4 su 10000 articoli sulle mutazioni, discutevano di mutazioni benefiche o favorevoli. Alcune sovrapposizioni esistono nei database cercati, per cui il numero totale di record era meno di 18,8 milioni. La sovrapposizione nella ricerca è stata estrapolata in base ai record trovati. Assumendo uno stesso grado di sovrapposizione in tutto il database, un totale di approssimativamente 16 milioni di record è stato ricercato. Queste ricerche possono aver saltato qualche articolo significativo ma sono comunque utili per indicare le tendenze. Tutti i 126 esempi localizzati sono stati poi esaminati, per vedere se c'era evidenza di mutazioni benefiche con guadagno di informazione. E` risultato chiaro che nessuno di essi conteneva un chiaro esempio, empiricamente dimostrato, di mutazione benefica con guadagno di informazione. La maggior parte delle mutazioni benefiche erano mutazioni di perdita dove un gene veniva disabilitato o danneggiato, benefiche solo in alcune situazioni.
Un esame di libri di testo e di articoli di giornali sull'evoluzione hanno dimostrato che gli esempi usuali di mutazioni benefiche erano l'anemia falciforme, la resistenza agli antibiotici dei batteri, la pecora Ancon dalle gambe corte, l'immunità virale/batterica, e una supposta mutazione positiva nel trasporto dei lipidi (Galton, et. al., 1996; Strickburger, 2000). Un esempio di mutazione benefica in specifiche situazioni era un danno al recettore 5 Chemokine (CCR5), il principale co-recettore nelle cellule T che rende incapaci le cellule con i recettori CD4 (principalmente cellule T) di trattenere il virus dell'immunodeficienza (HIV) nella cellula. Come conseguenza, una persona con questa mutazione ha un'anormale alta immunità all'infezione HIV (Huang, 1996; Wilkinson, 1998)
Rassegna della letteratura delle mutazioni benefiche
 
La maggior parte della letteratura trattava l'argomento delle mutazioni benefiche in generale e non documentava mutazioni specifiche. La seconda grande categoria era quella che trattava le mutazioni in perdita benefiche all'uomo solo in certe situazioni. Un esempio di tali mutazioni in perdita, dove molte mutazioni benefiche non lo erano per gli animali, era una mutazione muscolare nel razza Belgian Blue del bestiame. Ciò interessa molto gli allevatori perché comporta dal 20 al 30% di muscolatura rispetto alla media. La carne è anche molto tenera e bassa in grassi (Seitz, et al., 1999; McPherron, et al., 1997). Una mutazione differente nello stesso gene è anche responsabile della razza piemontese che è molto muscolare.          
La crescita del muscolo è regolata da varie proteine, inclusa la miostatina. La mutazione Belgian Blue disattiva il gene della miostatina. Conseguentemente c'è meno regolazione della crescita muscolare, e il muscolo diventa anormalmente grande. Gli ingegneri genetici hanno allevato topi muscolari con lo stesso principio. Come i frutti senza seme e molte mutazioni simili, questa è benefica solo all'uomo e non al bestiame. Tra i molti effetti collaterali delle mutazioni c'è la riduzione della fertilità degli animali. Sebbene la mutazione del Belgian Blue produca effetti benefici agli allevatori e ai consumatori, essa è il risultato di una perdita di informazione, come lo sono quelle che producono i frutti senza seme. Quindi, si tratta dell'opposto della generazione di nuova informazione positiva che sarebbe necessaria per ottenere un cambiamento macroevolutivo.
Un altro esempio di cosiddetta mutazione benefica che è stata scoperta nel 1889 ad Atchison (Kansas) è un mutante della mucca senza corna Hereford. Capi di bestiame senza corna soffrono meno ferite nelle mandrie, e per questo motivo molti allevatori eliminano chirurgicamente le corna dalle bestie. La nuova razza elimina questa necessità, ed è diventata una comune razza domestica (Walker, 1915, p. 68). Però allo stato selvatico, la mucca Hereford sarebbe in chiaro svantaggio.
La mutazione di perdita meglio conosciuta fu scoperta nel 1791 da Seth Wright, un allevatore del Massachusetts. Egli notò che un agnello maschio del suo gregge aveva corte gambe rassomiglianti a un bassotto (Walker, 1915, p. 68). Egli pensò che un gregge di pecore con corte gambe non poteva saltare recinti alti, il che avrebbe risparmiato tempo e danaro al mandriano in quanto sarebbero bastati recinti bassi per contenerlo. Egli accuratamente allevò tale pecora, e, siccome questa caratteristica era evidentemente dovuta ad un gene dominante, egli fù in grado di produrre una nuova razza di pecore, che è ora chiamata pecora Ancon (Hickman, et al., 2001). Si sa ora comunque che questa nuova razza costituisce una deformità letale causante la achondroplasia, per cui questa razza è andata rapidamente estinta a dispetto degli sforzi per salvarla.
Numero di mutazioni che il Neo-Darwinismo richiede per evolvere una specie
 
Da studi comparativi sui campioni preservati sono state identificate 1,7 milioni di specie animali (Blackmore, 2002). Ricercatori stimano che esistano oggi da 3 a 30 milioni di specie. La stima più comune è all'intorno di 13 milioni (Margulis e Schwartz, 1998, p. 3; Blackmore, 2002).
 Secondo un resoconto di Amersham Bioscience (2001, p. 1), si stima che ci siano migliaia di differenti proteine usate nel corpo umano (vedi anche Proteome AAAS Science Netlinks). I complessi nucleici da soli comprendono da 50 a 100 differenti proteine (Allen, 2000, p. 1651). Tutti sono prodotti tramite i geni umani (stimati da 35 a 45 mila) che, secondo i neo-Drwinisti, si sono evoluti da altri geni, meno complessi e spesso più corti. Shermer (2002, p. 229) stima che mille miliardi di modificazioni distinte siano state necessarie per evolvere soltanto gli umani. Presumibilmente ogni modificazione richiederebbe molte mutazioni.
Una significativa frazione dei frames di libera consultazione sono stati giudicati non combaciare con ogni altra sequenza del database, indicando che un numero significativo di tutte le proteine possono essere uniche per ogni genere di animali (Bailey, 2001; Siew e Fischer, 2003, p. 7).  Quindi possono esistere fino a 200 milioni di differenti proteine. Nella letteratura paleontologica sono state identificate e riportate da 150.000 a 250.000 specie animali estinte. I Neo-Darwinisti stimano che fino al 99 per cento di tutte le specie apparse si sono estinte (Margulis e Sagan, 2002, p. 52; Raup, 1977, p. 50). Sebbene alcuni sostengano che il numero è molto più basso, assumendo che questa stima sia valida, il numero delle specie che sarebbero vissute arriverebbe a 200 mila miliardi!
Stimando che all'incirca una media di 1000 forme di transizione siano necessarie per evolvere una specie (un numero approssimato che dipende da vari fattori), ciò significherebbe un totale di 2 x 10 elevato alla 17esima potenza forme transizionali esistite. Se 1000 mutazioni sono richieste per ogni forma di transizione, ciò porterebbe a 2 x 10 alla 20 le mutazioni benefiche richieste. Non una mutazione benefica è stata ancora dimostrata in modo convincente, sebbene qualcuna possa esistere. Questa pochezza di mutazioni benefiche deve essere considerata nel contesto della stima di 2 x 10 alla 20 di mutazioni benefiche necessarie per produrre il mondo vivente attuale e il numero di animali che si pensa siano esistiti.
Data una stima di 1000 passi richiesti per evolvere una proteina media (se questo fosse possibile) più di 2 x 10 alla 14 mutazioni benefiche sarebbero state necessarie per evolvere le proteine che si pensa esistano oggi. Finora solo 60 specie, incluso il verme nematode, l'uomo, il lievito, il riso, la senape e certi batteri hanno avuto il loro DNA sequenziato. Man mano che altre forme di vita verranno sequenziate, le suddette stime possono crescere o diminuire. Lo stesso problema evolutivo esiste nel tentare di usare le mutazioni per spiegare l'origine dei geni richiesti per fare il grasso, l'acido nucleico, la famiglia dei carboidrati e altri composti che sono prodotti dagli organismi viventi e che sono necessari alla vita.
Conclusioni
 
E` molto importante focalizzare le questioni riguardanti la biologia molecolare perché questo campo è fondamentale all'intero problema della validità del neo-Darwinismo. Sebbene altri meccanismi siano stati proposti per contribuire all'evoluzione, la produzione di nuova informazione per mezzo di mutazioni è quella più considerata. Quindi, l'analisi critica di ipotesi da parte di Dawkins ed altri è essenziale per determinare la possibilità della macroevoluzione per mezzo delle mutazioni e della selezione naturale. L'esame dell'argomento "weasel" di Dawkins ha mostrato che esso fallisce clamorosamente nel provare la conclusione che le mutazioni possano produrre significativamente nuova informazione codificata nei geni. Numerose ragioni esistono, oltre a quelle discusse qui, perché l'analogia di Dawkins sia un'eccellente illustrazione del perché le mutazioni non possano funzionare come mezzo maggiore, e neppure minore, per creare nuovi geni e nuove specie (Read, 1999; Truman, 1999). Lo studio dei siti caldi e della degradazione del genoma causato dalle mutazioni mostra che la macroevoluzione per mezzo di mutazioni è, nella migliore delle ipotesi, assolutamente improbabile. Molti complessi meccanismi, inclusa la selezione naturale, lavorano contro la degenerazione. Il fatto che più il gene è attivo, e più è accurato il processo di riparazione, depone contro il Neo-Darwinismo.
Tutte le mutazioni benefiche trovate nella mia ricerca nella letteratura composta di quasi 20 milioni di referenze erano mutazioni di riduzione e mutazioni come quella dell'anemia falciforme che hanno un effetto benefico solo in circostanze molto speciali. Nella maggior parte delle situazioni esse hanno un effetto decisamente negativo sulla salute degli organismi. Non è stato trovato neanche un singolo chiaro esempio di mutazione con guadagno di informazione. Bisogna concludere che la ricerca nella biologia molecolare mostra che le mutazioni con guadagno di informazione non sono mai ancora state documentate. Mentre tali negative ricerche non provano in se stesse la creazione, esse portano alla conclusione che un Progettista Intelligente formò i genomi originali di ogni specie creata.
Ringraziamenti:
  Desidero ringraziare Bert Thompson, Ph.D., Robert Kofahl, Ph.D. John Woodmorappe M.A., e Wayne Frair, Ph.D. per il loro valido parere e i loro commenti sulle bozze di questo documento.  Ringrazio anche George Howe, Ph.D., per l'assistenza editoriale. 
    
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