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L`Intelligent Design nella biologia: situazione attuale e prospettive future
Phillip E. Johnson (da Think - The Royal Institute of Philosophy)  

 

Documento Originale

Le persone che fanno parte del movimento dell'Intelligent Design (IDM) si sono raggruppate in un periodo di tempo successivo alla pubblicazione del mio libro "Darwin on Trial" [Processo a Darwin] (Regnery 1991, IVP 1993). Lo scopo precipuo dell'IDM è affermare che il neo-Darwinismo ha fallito nello spiegare l'origine delle strutture e dei sistemi informativi altamente complessi degli organismi viventi, dalle prime cellule agli attuali impianti corporei. È quindi ragionevole dedurre che l'evidenza stessa della biologia, se non la filosofia che domina la scienza, suggerisce che qualche causa intelligente può aver giocato un ruolo indispensabile nell'origine e nello sviluppo della vita.

 

La pretesa che la scienza evoluzionistica abbia scoperto e verificato un meccanismo che può dar conto dell'origine dell'informazione e della complessità biologica basantesi soltanto su cause naturali (inintelligenti) è basata su una estrapolazione del tutto ingiustificata a partire da una limitata evidenza di minori, cicliche variazioni nelle specie, specie che sono invece fondamentalmente stabili. Gli esempi nei testi scolastici correnti del meccanismo standard neo-Darwiniano sono una specie di fringuelli in un isola dell'arcipelago delle Galapagos. Due scienziati chiamati Grant pubblicarono uno studio famoso delle variazioni dei becchi di questi uccelli, successivamente divulgato in un libro intitolato "The Beak of the Finch", dal giornalista Jonathan Weiner.


I Grant avevano misurato i becchi dei fringuelli per molti anni. Nel 1977 una siccità uccise la maggior parte dei fringuelli, e i sopravvissuti avevano becchi leggermente più grandi di prima. La probabile spiegazione era che gli uccelli con il becco più grande erano avvantaggiati essendo in grado di mangiare gli ultimi semi induriti che rimanevano. Alcuni anni dopo le piogge ritornarono e la dimensione media dei becchi ritornò normale. Nessun nuovo organo apparve e non ci fu nessun cambiamento significativo di qualsiasi genere, soltanto un ciclo di andata e ritorno da becchi piccoli a becchi leggermente più grandi e poi di nuovo piccoli. Ciononostante, questo è l'esempio più spettacolare di selezione naturale creante cambiamenti attualmente osservato che i Darwinisti sono stati capaci di fornire dopo quasi un secolo e mezzo di ricerca di una prova che il meccanismo della variazione casuale con differente sopravvivenza avrebbe il potere trasformante che dovrebbe avere per fare tutto quello che i manuali gli ascrivono.

Per rendere la storia più convincente la "National Academy of Sciences" aggiustò i fatti nella sua brochure "Teaching about Evolution and the Nature of Science". Questa versione della storia omette che i becchi ritornarono normali e incoraggiò gli insegnanti a dire che una "nuova specie di fringuelli" avrebbe potuto nascere in 200 anni se la tendenza iniziale verso l'aumento della dimensione dei becchi fosse continuata indefinitamente. Se i nostri scienziati maggiori devono ricorrere alle distorsioni che manderebbero in tribunale un promotore di borsa, vuol dire che hanno problemi a far quadrare l'evidenza con la teoria che vogliono propagandare.

C'è una differenza abissale tra la potenza creativa che si suppone il meccanismo di Darwin abbia avuto per portare la vita da un punto di partenza unicellulare alle forme altamente complesse degli animali odierni, inclusi gli uomini, e la modesta variazione temporanea che è stata effettivamente osservata in natura. La mia speranza era che la comunità scientifica capisse che è legittimo chiedersi se i meccanismi naturali conosciuti (non intelligenti) possano produrre l'immensa quantità di informazione genetica necessaria per generare le nuove complesse specie di animali, visto che la domanda era basata sull'evidenza scientifica e non su dottrine o testi religiosi.

 

La causa del "disegno intelligente" in biologia fu presto perorata in alcuni libri da due autori altamente qualificati, il professore di biochimica Michael Behe, autore di "Darwin's Black Box", e il filosofo/matematico William Dembski, il cui libro "The Design Inference" fu pubblicato e recensito dalla Cambridge University Press. (Libri più divulgativi di Dembski sono disponibili nei rivenditori su internet.) Molti altri scienziati mostrarono grande interesse in questi libri come pure per il mio, ed espressero il loro scetticismo circa la pretesa che i meccanismi materiali conosciuti possano dar conto dell'informazione complessa specificata richiesta dalle intricate attività funzionali della cellula vivente, men che meno l'informazione necessaria a coordinare le funzioni di migliaia o milioni di cellule coinvolte nei processi vitali degli animali multi-cellulari.


Con mio grande disappunto, comunque, organizzazioni scientifiche influenti formarono un duro fronte di opposizione alla considerazione se l'evidenza punti all'eventuale coinvolgimento di cause intelligenti nella storia della vita. Nondimeno, la cosa è piuttosto significativa, che i corpi scientifici ortodossi abbiano dovuto strenuamente arginare la cosa dalle ricadute nell'educazione scientifica e addirittura sui giornali scientifici. Come il caso del filosofo Antony Flew dimostra (vedi sotto), l'argomento dell'ID ha potere persuasivo. Se pensatori scientifici indipendenti si sentissero liberi di scrivere sulla possibilità di cause intelligenti nella storia della vita senza subire conseguenze negative, la letteratura al riguardo, professionale e divulgativa, sarebbe probabilmente rigogliosa e di spessore. Questo è il motivo per cui chi non vuole che il concetto dell'intelligent design vada avanti trova necessario imporre regole restrittive contro gli scienziati e altri che vogliono discutere la possibilità che ci sia un'intelligenza reale dietro la complessa informazione genetica.

 

Avevo sperato che la dirigenza scientifica professionale potesse essere persuasa a considerare obiezioni al Darwinismo basantesi solo sull'evidenza empirica e la logica e dirette a verificare l'adeguatezza del meccanismo Darwiniano, senza difendere la cronologia del libro della Genesi. Però ciò non si verificò. I Darwinisti, compresi molti occupanti posizioni scientifiche autorevoli, reagirono stigmatizzando il concetto di disegno intelligente in biologia come "creazionismo", come se esso fosse un altro tentativo di difendere la cronologia letterale della creazione del libro della Genesi, piuttosto che un movimento scientifico che si basa solo sull'evidenza scientifica e l'analisi logica. Sebbene l'IDM non identificava il "disegnatore" se non come la sorgente dell'informazione biologica, era indubbio che credenti nel Dio cristiano, incluso me, avrebbero trovato l'accettazione scientifica dell'ID molto incoraggiante.


Ce n'era abbastanza per spingere i Darwinisti e altri secolaristi a rifiutare il concetto in blocco come "religione", e quindi "non scienza", di conseguenza facendo apparire il conflitto alla loro maniera sulla base di uno stereotipo invece che sull'analisi dell'evidenza specifica o argomentazioni. La dirigenza dell'"American Association for the Advancement of Science" (AAAS) emise una risoluzione dichiarante che la teoria del disegno intelligente non è scienza. Questa mossa rese evidente che la AAAS era preoccupata che, se agli editori e ai recensori fosse stato permesso di esercitare a loro discrezione l'attività di recensione dei manoscritti per la pubblicazione, qualche articolo avrebbe potuto eventualmente apparire nella letteratura professionale che discutesse seriamente della possibilità che cause intelligenti fossero coinvolte nella generazione di innovazioni biologiche.

Che tale paura fosse realistica fu chiaro nell'ottobre del 2004, quando un articolo recensito del teorico dell'ID Stephen Meyer superò la recensione di scienziati appartenenti a primarie istituzioni secolari e fù pubblicato nei "Proceedings of the Biological Society of Washington". I Darwinisti furono così allarmati dalla pubblicazione dell'articolo di Meyer che montarono una furiosa campagna di protesta contro di esso. Il comitato di direzione della Società fu così attaccato che ripudiò l'articolo come pubblicazione inappropriata nei suoi Proceedings, citando la politica dell'AAAS e assicurando i critici che "l'argomento del disegno non sarebbe stato più preso in considerazione in futuro". In seguito a tale abiura, i Darwinisti organizzarono una spietata campagna di discreto dell'editore che aveva approvato la pubblicazione dell'articolo di Meyer, accusandolo di essere un creazionista "della terra giovane" occulto.

 

Il casino quasi isterico montato sull'articolo di Meyer ebbe alcuni aspetti positivi. I Darwinisti avevano ripetutamente accusato i teorici dell'IDM di portare i loro argomenti direttamente alla pubblica opinione, come se cercassero di evitare l'esame professionale che accompagna la pubblicazione nei giornali scientifici. La verità è un'altra. I teorici dell'ID erano ben felici di perseguire ogni opportunità che potevano trovare di pubblicazione nei giornali scientifici recensiti.  La storia della pubblicazione dell'articolo di Meyer e il suo strascico dimostra che tale pubblicazione sarebbe stata una valida possibilità se non fosse per l'intervento della polizia dottrinaria censurante gli articoli a favore del disegno intelligente, e la conseguente intimidazione professionale e pubblica degli editori che potevano autorizzare tale pubblicazione. La logica Darwinista di opposizione alla presentazione pubblica del disegno intelligente consiste nel dire che "voi dovete pubblicare nei giornali professionali prima di divulgare la teoria al pubblico, e noi abbiamo stabilito come regola che voi non siete autorizzati a pubblicare nella letteratura professionale". Cosicché non c'è alcun modo ai critici del naturalismo evoluzionista di partire. Se la pubblicazione fosse permessa, c'è ragione di credere che gli scienziati sarebbero molto interessati nell'approfondire l'argomento. Più di 60 scienziati in tutto il mondo richiesero copie dell'articolo di Meyer con annesso vario materiale di accompagnamento. A causa di questo ordine di censura, l'ID non è discusso nella letteratura scientifica. Questo silenzio forzato ci impedisce di sapere cosa succederebbe se scienziati ed editori fossero liberi di agire secondo il loro giudizio, senza paura della punizione per aver preso in considerazione argomenti proibiti.

 

Sono convinto che, in condizione di libertà intellettuale, scienziati e filosofi sarebbero affascinati dalla possibilità che cause intelligenti siano state un fattore nell'origine e nello sviluppo della vita. E che ci sarebbe una animata discussione pro e contro questo argomento sia nella letteratura periodica professionale che in quella divulgativa. Coloro che insistono che la scienza per definizione deve ricercare e sostenere spiegazioni naturalistiche per tutti i fenomeni scartano a priori ogni critica della loro premessa base come motivata "religiosamente" e quindi irrazionale - e addirittura incostituzionale negli USA (dove peraltro la maggioranza della popolazione è incline a mettere in discussione tale premessa).

Ma le questioni religiose possono essere ragionevoli e importanti. Ecco un esempio: ho più volte posto la questione: "Dio è reale o immaginario?". Il naturalismo evolutivo classifica dio tra i prodotti soggettivi del cervello umano, e quindi tra i prodotti dell'evoluzione stessa. Se Dio fosse reale e realmente il nostro creatore forzare una definizione della conoscenza sull'assunto che SOLO la natura è reale, e che Dio esiste solo nell'immaginazione umana, sarebbe fare un grosso sbaglio. Di certo è razionale per gente che crede che Dio è o può essere il creatore sfidare quelli che insistono nel farci credere che la natura senza mente ha fatto tutto il creato. È logico sostenere che dovremmo valutare imparzialmente l'evidenza, con l'intento di arrivare alla verità circa la necessità di un creatore per fare il creato e tutte le meraviglie del mondo vivente. Se il meccanismo Darwiniano o altre combinazioni di leggi e caso non è in grado di creare l'informazione necessaria, dovremmo prendere atto di tale inadeguatezza e procedere a considerare alternative. Cosa non dovremmo fare è rimanere con una risposta inadeguata perché abbiamo paura che il riconoscere tale inadeguatezza ci possa condurre nella direzione di Dio.


Lo scopo del movimento del disegno intelligente è di acquisire una filosofia della scienza aperta che consenta di considerare ogni spiegazione verso la quale l'evidenza possa puntare. Questo è diverso dalla filosofia restrittiva attuale che esclude a priori la possibilità che un creatore sia responsabile della nostra esistenza, anche se l'evidenza punta in quella direzione. Che sia stato o no un successo, l'IDM ha dato un contributo ad una migliore conoscenza della realtà. Esso cerca di sollevare la fondamentale questione della creazione, col sottoporre ad investigazione critica basata sull'evidenza il naturalismo evoluzionistico, piuttosto che permettergli di imporre d'autorità una posizione filosofica non discutibile alla quale la scienza debba per definizione aderire. Per ora i mandarini che parlano per la scienza hanno il supporto dei tribunali e dei media nella loro campagna di esclusione di ogni sfida al loro pregiudizio basilare nella educazione pubblica e nell'ambito scientifico.

 

Sebbene il dogma naturalistico abbia dominato l'educazione pubblica per mezzo secolo, i suoi mandarini non sono riusciti a convincere gli Americani del loro dogma, e vedo molti segni che la disaffezione circa il naturalismo evoluzionistico si diffonde nel mondo intero. Uno di essi sono le molte lingue nelle quali i miei stessi libri sono stati tradotti, come il Francese, lo Spagnolo, il Portoghese, il Coreano, il Cinese, il Ceco, il Finlandese e il Macedone. Ricevo costantemente segnali addirittura da alcune delle nazioni più secolarizzate del mondo che indicano scetticismo circa il naturalismo evolutivo. È chiaro che le declamazioni circa la morte di Dio sono state grandemente esagerate. Con la crescita a livello mondiale delle religioni teistiche, specialmente nelle regioni dove il tasso di natalità cresce invece di diminuire, è solo questione di tempo prima che la questione del disegnatore intelligente entri nelle discussioni scientifiche ed accademiche.

Uno dei primi segni di questa tendenza si vide nel dicembre 2004, quando ci fu gran clamore sui giornali e i gruppi di discussione su internet riguardo al famoso filosofo ateo Anthony Flew. Flew aveva annunciato che si era convertito al teismo filosofico (sebbene non al Cristianesimo od altra religione specifica, almeno per ora), sulla base delle scoperte scientifiche e relative analisi, che lo avevano convinto che c'è un disegnatore intelligente dell'universo naturale. Sembra che Flew abbia investigato il problema del disegno nel mondo naturale per ragioni simili alle mie. Egli volle decidere per proprio conto se l'evidenza e la logica puntano nella direzione di una intelligenza creatrice, o se Dio non è altro che una idea soggettiva creata dall'immaginazione umana. Forse questi quesiti circa la realtà di dio sono religiosi in se, ma di fatto sono questioni importanti che meritano di essere investigate spassionatamente invece di essere censurate perché potenti gruppi definiscono la "scienza" come legata a priori al naturalismo.


Sebbene Flew per ora non aderisce al Cristianesimo ne ad altro credo, egli ha compiuto un grande passo in quella direzione. In un articolo nell'Independent di Londra del 27 dicembre 2004, un teologo dell'università di Oxford ha scritto: "A che genere di Dio potrebbe riferirsi [il disegnatore di Flew]? Uno che ha creato le particelle dell'universo, le forze deboli e forti, gli atomi e le molecole, ma che non ha relazione con l'apparizione di un'umanità intelligente? O potrebbe esere un Dio che fu sufficientemente intelligente da creare le galassie, e sistemi incredibilmente intricati come il DNA, ma non intelligente abbastanza per comunicare con il genere umano? Sebbene Flew non crede nella rivelazione, e può non pensare che il libro della Genesi fornisce un utile resoconto della creazione, egli non sembra peraltro neanche avere in mente tale Dio minimalista. Infatti, se interrogato se la ‘Prima Causa' sia onnisciente, Flew ammette che la Prima Causa, se c'è, ha evidentemente prodotto tutto quanto segue, e questo implica una creazione ‘all'inizio'".

 

Sono d'accordo su questo punto, ed io personalmente identifico il disegnatore della vita con il Dio della Bibbia, sebbene la teoria del disegno intelligente come tale con comporti ciò. Il materialismo scientifico orgogliosamente si oppone alla considerazione dell'esistenza di un disegnatore di ciò che vediamo in natura, in parte perché hanno paura che anche la versione più minimalista della deità tenderebbe ad essere intesa come qualcosa di simile al Dio della Bibbia, che comunica con gli uomini e si interessa a come si comportano. Forse tale paura è giustificata, ma allora? Che il cosmo sia governato da un Dio che ci riguarda è una possibilità che dovremmo considerare, piuttosto che un'idea dalla quale dovremmo tenerci distanti.

 


Che le autorità Darwiniste considerino l'esame pubblico della loro teoria così minaccioso mi sembra rivelatore di una insicurezza interna nella loro posizione intellettuale che eventualmente diverrà così visibile da non poter essere più nascosta. Oggigiorno vedo raramente tentativi di provare che il meccanismo Darwiniano ha veramente il potere di creare nuove importanti innovazioni biologiche. Invece i musei e le riviste preferiscono raccontare la storia della comune discendenza, assumendo che la variazione casuale e la selezione naturale (riproduzione differenziale) debba essere stata in grado di fare tutta la progettazione necessaria al riguardo. Nello stesso tempo, la scienza d'avanguardia, sebbene guidata da assunzioni Darwiniane, continua a fornire sempre più evidenza dell'enorme contenuto di informazione delle strutture viventi. Addirittura l'assunto centrale che le similarità genetiche sono necessariamente ereditate da progenitori comuni è contraddetta quasi quotidianamente dall'invocazione di ciò che è chiamato "trasferimento genetico laterale" per spiegare le similarità genetiche tra organismi che non si credeva condividessero un recente progenitore comune. Oggi regole impositive bandiscono l'ipotesi del disegno intelligente dalla discussione scientifica e la sopprimono con la forza per mezzo di cause giudiziarie. Una cultura scientifica veramente fiduciosa in se stessa che fa continuamente progressi nella conferma delle sue teorie e nel risolvere problemi non avrebbe bisogno ne vorrebbe ricorrere all'intimidazione per mettere a tacere i dissidenti. Potrebbero essere necessari molti anni di battaglia prima che l'ipotesi di un disegno reale in biologia sia in grado di essere recepito onestamente, ma tale giorno arriverà, e forse la gente si meraviglierà che una teoria materialista assurda come il Darwinismo abbia potuto soggiogare le menti per così tanto tempo.


 

In mezzo a tutte queste controversie, che futuro c'è per il concetto del disegno intelligente nella scienza? La sfida dell'IDM al naturalismo evoluzionista è almeno stata notata dappertutto, e sembra aver così spaventato la nomenclatura Darwinista da spingerli ad usare la mano pesante per mantenere il loro controllo della discussione pubblica e professionale. Sondaggi effettuati nell'arco di vari decenni e pubblicizzati durante le elezioni del 2004 hanno convinto quasi tutti che la maggioranza degli Americani sono scettici sull'evoluzione naturalistica. Ciò perdura a dispetto degli sforzi durati mezzo secolo da parte degli educatori scientifici per persuaderli ad accettare la versione attuale della teoria di Darwin, con il suo presupposto che il processo creativo che ha prodotto gli esseri umani e le altre forme di vita ha comportato solo cause inintelligenti come il caso e le leggi fisiche, senza bisogno di progetto o controllo da parte di una intelligenza. A molti Americani tale teoria sembra essa stessa una vera e propria religione. Sempre più il Darwinismo è protetto con l'intimidazione e le restrizioni di legge proprio come quelle che sarebbero impiegate per proteggere i dogmi fondamentali di una chiesa. Ovviamente i Darwinisti credono sinceramente alla loro teoria. Proprio come fanno i difensori di una fede.

 

Il mondo sta cambiando in direzioni sorprendenti e forse la cosa significativa circa il Darwinismo e la sua conseguente filosofia del naturalismo evolutivo non è la posizione culturale dominante che occupa, ma il grande numero di gente, incluse persone di elevato livello culturale, che continuano a pensare che la spiegazione Darwiniana della vita trascura qualcosa di fondamentale importanza, precisamente, l'intelligenza che produce la vita come la conosciamo. Alla fine la cosa importante non è quante siano e quanto siano potenti le persone che detengono la posizione dominante, ma cosa è vero e cosa non lo è. Se i naturalisti evoluzionisti hanno ragione nel dire che cause inintelligenti hanno prodotto tutte le complesse e diverse forme di vita che vediamo senza bisogno dell'intelligenza, allora certo i nostri determinati e intelligenti scienziati troveranno una dimostrazione più convincente che non solo il processo della variazione ciclica del becco dei fringuelli. Altrimenti, se ulteriori investigazioni tenderanno a confermare che la vita richiede prodigiose quantità di informazione genetica complessa e specificata, allora probabilmente il problema insoluto di dove tale informazione viene assumerà un posto nella discussione filosofica e scientifica d'avanguardia.

 

Sono ancora convinto che il possibile ruolo di una causa intelligente nella storia della vita diventerà un argomento che i maggiori scienziati vorranno affrontare con onestà. Per ora, le organizzazioni scientifiche dominanti supportano strenuamente solo le spiegazioni che considerano solo cause materiali, e rifiutano qualsiasi ipotesi che cause intelligenti c'entrino qualcosa. Sembra proprio che sostenere il materialismo, piuttosto che seguire l'evidenza dove conduce, sia il loro primo intento.