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L’ultimo stadio dell’Evoluzionismo, la creazione del Creatore
Giuseppe Sermonti (da Il FOGLIO)  

 

Se Dio è un prodotto neurologico.

L'evoluzione nasce come un caravanserraglio nel deserto. Carica fringuelli, tartarughe, cirripedi, piccioni e, in cassetta, una scimmia ed un homo. Si è pregato gentilmente il Creatore di scendere, benché il conduttore Gli abbia poi chiesto sottovoce una piccola spinta (un soffio) per partire.

E' passato un secolo e mezzo e l'antico zoo ha esteso la sua competenza all'intero universo. Nel nuovo scenario, all'inizio si è spalancato lo spazio all'evoluzione cosmologica, poi ha preso posto l'evoluzione animale à la Darwin, infine l'evoluzione culturale dell'uomo. L'amplificazione del quadro lo ha reso epico, ma ha confuso le carte, poiché si tratta di processi e meccanismi diversi. L'evoluzione darwiniana rifiuta i progetti e le previsioni, e afferma un meccanismo esclusivo e cieco, la mutazione-selezione. Quella stellare è tutta un'altra storia. Essa ignora la lotta per la vita e la prevalenza dei migliori: ogni stella sviluppa un programma, che inizia con un corpo azzurro caldissimo e finisce con un corpo rosso raffreddato. L'evoluzione stellare segue il programma di Hertzsprung-Russel, passando per fasi progressive, classificate in base alle lettere O, B A, F, G, K, M, che gli anglosassoni memorizzano con la frase: "Oh Be A Fine Girl, Kiss Me." (Oh, sii una brava ragazza: baciami!). L'evoluzione darwiniana è imprevedibile e irripetibile: l'uomo alla fine non era affatto atteso, e tanto meno il bacio. L'evoluzione culturale abbandona anch'essa Darwin e pretende, come quella cosmica, di essere lineare e progressiva, diciamo: età della Pietra, Agricoltura, Urbanizzazione, età della Ragione, era Atomica. E' il percorso obbligato della "civilization", le fasi che ogni civiltà deve attraversare. Potremmo memorizzarle come P, A, U, R, A.

La grandiosa evoluzione cosmica, partita da una "palla di fuoco", pare sia in viaggio da quindici miliardi di anni, e di questo abisso l'evoluzione darwiniana coprirebbe mezzo miliardo di anni, quella culturale forse centomila anni e l'età dell'atomo un lampo. Abbiamo esteso all'universo una teoria che spiega un trentesimo della sua storia e, più che una norma, rappresenta una anomalia. Ma ascoltate cosa sta avvenendo negli ultimi tempi: qualcuno sta teorizzando che Dio può accomodarsi in carrozza. Non il Dio ingegnere e conducente, ma il Dio generato dalla ragione umana: per dirla più crudamente, il Dio come prodotto neurologico. L'evoluzione organica sarebbe in grado di spiegare "la creazione del sacro" (come recita il titolo di un noto libro di Burkert). L'invenzione di Dio avrebbe infatti un valore selettivo darwiniano. I credenti sarebbero avvantaggiati sugli atei perché disporrebbero di una risposta adattativa al dolore e alla paura. Per dirla con Sandro Modeo (Il Corriere del 5 marzo) "la religione svolgerebbe una funzione (auto)terapeutica basata sull'attivazione di specifici circuiti neurofisiologici."

Il Dio riammesso sulla carrozza (come consulente psicologico) sarebbe, nella nuova veduta, un parvenu, presente nei neuroni umani da qualche decina di migliaia di anni e assente dal grande scenario cosmico per miliardi di anni. Il mondo ha fatto a meno di lui, tarda creatura dell'evoluzione. L'Eterno è divenuto una comparsa nel dramma universale. Riabilitando Dio, la scienza sta offrendo alla fede un compromesso storico. Ma si consideri con attenzione in quali termini questo si prospetta. L'evoluzione può fare a meno di Dio, salvo come un gadget tardivo, ma Dio non può fare a meno dell'Evoluzione. Senza l'evoluzione stellare, biologica e culturale Dio non ci sarebbe venuto in mente. L'Evoluzione è il nuovo Eterno, il nuovo Creatore, e Dio un suo sottoprodotto.

L'evoluzione (che si degna di accogliere Dio come invenzione umana) non è più una mera teoria, è "più che un'ipotesi", per citare una locuzione di Giovanni Paolo II. E' Verità. Valida in assoluto e infallibile, sta assumendo i caratteri della Religione, con le sue celebrazioni, il suo clero e il suo Profeta. Sia prudente il magistero della chiesa nel venire a patti con Darwin, nell'accettare Grosse Koalitionen. L'evoluzione è pronta ad assimilare Iddio e non impiegherà molto a metabolizzarlo. Essa ha un ruolino di marcia di quindici miliardi di anni. Dio ha vissuto nel deserto mille volte tanto. O è per sempre o non è. Piuttosto che consolarci con un dio terapeutico, meglio struggerci nella nostalgia dell'eterno.