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Evoluzione - Un trattato critico
Redazione  

 

"Evolution. Ein kritisches Lehrbuch" è un trattato sull'evoluzione scritto da Reinhard Junker e Siegfried Scherer (coadiuvati da altri 12 specialisti), giunto ormai alla sesta edizione tedesca (2006). L'editore Gribaudi ne ha intrapreso l'impegnativa versione italiana che è nelle librerie da ottobre 2007. Si tratta di un'iniziativa più che lodevole in quanto "Evoluzione - Un trattato critico - Certezza dei fatti e diversità delle interpretazioni" si distingue per alcune notevoli caratteristiche.

 

Il livello tecnico di trattazione è di tipo universitario, ed infatti esso è effettivamente adottato come libro di testo in alcune università estere (il libro è stato già tradotto in varie lingue). Praticamente tutti gli aspetti dell'evoluzione biologica sono dettagliatamente esposti: nomenclatura delle specie e tassonomia, meccanismi evolutivi, i limiti dei fattori evolutivi, macroevoluzione, evoluzione chimica, sviluppo dell'informazione, meccanismi molecolari della microevoluzione, embriologia e filogenesi, biogeografia, paleontologia, specie fossili (precursori e anelli di congiunzione), origine dell'umanità.

 

L'accuratezza nel distinguere i crudi dati scientifici oggettivi dalle interpretazioni ideologiche è veramente "chirurgica". Frequentemente in ogni capitolo appositi riquadri denominati "sconfinamenti" discriminano appunto le ipotesi e le supposizioni dai dati concreti, in un  modo che più chiaro di così non si può. Notevolissimo impegno è stato profuso per dotare il libro di un imponente numero di grafici, figure, tabelle, prospetti, sommari, fotografie e tutto ciò che può facilitare la comprensione del lettore. Lettore che diversamente potrebbe anche scoraggiarsi di fronte alla mole del libro e al quale consigliamo - in mancanza di una lettura da cima a fondo - di usarlo comunque a titolo di consultazione come serio riferimento tecnico sull'argomento.

 

I primi due capitoli "Principi basilari della scienza" e "Storia del pensiero evoluzionista" sono fondamentali per inquadrare l'argomento dal punto di vista filosofico, epistemologico e non solo puramente scientifico, ponendo le basi teoretiche per una trattazione rigorosa e obiettiva. Ciò che la scienza viene man mano scoprendo, che lo si dichiari onestamente (come fa questo testo) o no, passa sotto la lente di due opposte visioni del mondo: quella più antica secondo cui all'origine della vita e delle specie c'è necessariamente l'intelligenza e quella moderna evoluzionista secondo cui tutto è sorto grazie soltanto al cieco caso e alla selezione naturale.

 

Dal quadro scientifico dettagliato e minuzioso composto da Junker e Scherer non poteva non risaltare in tutto il suo contrasto la distinzione fondamentale fra microevoluzione e macroevoluzione. La prima è conosciuta, e in un certo senso praticata (‘che la selezione artificiale delle varietà e delle razze altro non è se non una sua applicazione), da tutti. La macroevoluzione invece, cioè la trasformazione di tutte le specie a partire da un unico antenato comune, sostenuta come un dogma dal neo-Darwinismo, si rivela per quello che è: uno "sconfinamento" (per dirla come gli autori), e del tipo più grave inoltre in quanto - come questo stesso libro prova magistralmente - nulla la giustifica da un punto di vista rigorosamente scientifico. Infatti non la suffraga la paleontologia, gli innumerevoli "anelli mancanti", cioè le forme intermedie fra una specie e l'altra che dovrebbero necessariamente essere esistiti, non sono mai stati trovati dal tempo di Darwin. Non la suffraga la biologia molecolare e la genetica, che cercano di spostare il problema degli anelli mancanti nel campo dello studio delle sequenze genomiche (DNA) e proteiniche in base al cosiddetto "orologio molecolare". Un campo intrinsecamente problematico questo delle supposte filogenie molecolari dove proprio il fatto che si può dimostrare tutto e l'incontrario di tutto (la comparazione delle sequenze di caratteri è un problema algoritmico di definizione più che dubbia) lascia lo studioso imparziale con la netta sensazione che in fondo non spiega niente, e tantomeno prova la derivazione di tutte le specie da un unico semplice antenato comune. Né la suffraga il nuovo approccio metodologico denominato "evo-devo" (evolution-development), che cerca di spiegare la macroevoluzione come fenomeno intimamente legato allo sviluppo embriologico più o meno iniziale. La scoperta di geni strutturali superiori nella gerarchia dello sviluppo (tipo gli "omeo-box"), essendo un segno di progettazione architetturale, semmai fa propendere di più l'ago delle bilancia verso la tesi dell'"Intelligent Design" che non verso lo "sconfinamento" dell'evoluzione casuale Darwiniana.

 

In definitiva questo testo europeo sull'evoluzione, oltre ad assolvere egregiamente al suo compito scientifico e filosofico, costituisce un'altra bella dimostrazione del fatto che la critica seria all'evoluzionismo non è appannaggio dei soli americani (come si vorrebbe non disinteressatamente far credere) ma anche gli europei fanno la loro onorevole parte, e questo in fondo per il semplice fatto che la ricerca e l'amore della verità sono un anelito universale.