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L`orologio di Paley nei cianobatteri
Redazione  

 

William Paley è stato di nuovo vendicato. David Hume non può più dire che il ragionamento di Paley sull'Orologiaio è basato sull'analogia.

Qualche antefatto. Nel 1802, nell'ambito della teologia naturale britannica, il teologo William Paley aveva avanzato un ragionamento, che si può considerare un argomento di Intelligent Design ante-litteram. Paley diceva: se troviamo in un prato un orologio, la sua specificità e complessità ci deve portare a concludere che esiste un orologiaio, perché è evidente che si tratta di un oggetto progettato. Analogamente, diceva Paley, se in natura troviamo oggetti complicati come o più degli orologi umani allora deve esistere una specie di Grande Orologiaio o Disegnatore. Oggigiorno la teoria del Disegno Intelligente sviluppa rigorosamente la tesi di cui Paley è da considerarsi un antesignano. Essa infatti definisce in modo scientifico la cosiddetta informazione complessa specificata (CSI), ne stabilisce le basi concettuali e i metodi di calcolo, e ne deriva possibili inferenze di disegno circa un sistema qualsiasi quando tale tipo di informazione venga rintracciata in esso.

Ovviamente questa argomentazione, già allora, non piaceva a coloro che sostenevano il naturalismo, cioè la supposta autosufficienza della natura e la non necessità di un suo Progettista. Fra i molti oppositori di Paley si distinse il filosofo David Hume, il quale, arrampicandosi sui vetri, sosteneva che l'analogia di per se è un argomento debole e di conseguenza un'argomentazione basata su di essa non ha valore.

Sta di fatto che in natura esistono effettivamente oggetti di gran lunga più complicati di un orologio. Ne Paley ne Hume infatti avrebbero mai potuto immaginare quello che è stato scoperto in biologia negli ultimi decenni (e si continua vieppiù a scoprire man mano che le ricerche avanzano): ovvero ciò che in due parole si può ben chiamare la più sofisticata nano-tecnologia meccanica ed informatica. Le cellule in particolare e in generale i sistemi biologici infatti sono pieni di straordinarie macchine molecolari e di sistemi che hanno tutta l'aria di essere ingegnerizzati.

Fra queste nano-macchine ci sono motori rotativi (es. il flagellum dei batteri), sistemi di assemblaggio di parti a controllo numerico (es. ribosomi), firmware - cioè  istruzioni codificate in modo simbolico tramite lunghissime molecole (DNA) usate da processori presenti nelle cellule, macchine cucitrici per riparare i filamenti di DNA rotti (es. DNA ligasi), macchine riavvolgitrici del DNA (HARP enzima) etc. e anche, ebbene si, veri e propri orologi.

Nel numero della rivista Science del 31 ottobre 2008 ( Vol. 322. no. 5902, pp. 697 - 701 DOI: 10.1126/science.1150451
http://www.sciencemag.org/cgi/content/full/322/5902/697 ) compare l'articolo "Structural Insights into a Circadian Oscillator" (Carl Hirschie Johnson, Martin Egli, Phoebe L. Stewart). In tale articolo viene descritto un oscillatore circadiano che ha tutte le caratteristiche di un orologio meccanico fatto con proteine. Questa macchina molecolare che scandisce accuratamente il tempo funziona in una delle più primitive forme di vita: i cianobatteri. Si possono identificare in essa veri e propri arpionismi, ingranaggi, ruote dentate, fatti con le molecole, come quelli presenti negli orologi meccanici.

Alla fine dell'articolo gli autori scrivono: "Consideriamo il KaiABC [così chiamano tale oscillatore bio-chimico] come una nano-macchina oscillante dinamicamente che si è evoluta (!) per scandire, in modo unidirezionale ed affidabile, il tempo."

Ovviamente si deve considerare il riferimento all'evoluzione  come puramente gratuito (e probabilmente come lo scotto da pagare per essere pubblicati in una rivista della nomenklatura Darwinista come Science). Infatti, ne` nell'articolo ne` da nessuna altra parte nella letteratura evoluzionaria, e` spiegato come un congegno cosi` complesso potrebbe evolversi casualmente da solo. Inoltre gli autori si chiedono se i "clock" presenti nelle cellule umane abbiano caratteristiche simili agli orologi dei cianobatteri. La considerazione sorge spontanea: il fatto stesso che tali complicati orologi siano stati individuati già nelle forme più rudimentali di vita, forme che dovrebbero essere all'inizio della supposta evoluzione, fa sorgere dei ben giustificati dubbi sul concetto stesso di questa evoluzione, intesa come processo che dovrebbe andare dal più semplice al più complesso. Come conciliare la supposta evoluzione biologica con la stupefacente complessità che si trova già nelle forme unicellulari di vita?

Sfortunatamente per gli evoluzionisti, oggi Hume non potrebbe più usare il suo sofisma contro Paley: gli orologi biologici infatti non sono soltanto vaghe analogie di quelli progettati dall'uomo, essi sono meccanismi veri e propri che fanno perfettamente le funzioni di un orologio, e se si vuole a tutti i costi trovare una differenza si può solo dire che essi sono più complicati e sofisticati dei nostri (hanno funzioni addizionali, per esempio una ingegnosa compensazione di temperatura che gli orologi meccanici artificiali non hanno).