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Migliorie incrementali - Incremental improvements
Laszlo Bencze  

 

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C'è un presupposto dell'evoluzione così riposto che è quasi invisibile. Raramente è menzionato e ancor meno spesso discusso. Questo fondamentale presupposto merita di essere esaminato come ipotesi per verificare se si accorda con la realtà. Esso consiste nell'affermazione che le migliorie progrediscono incrementalmente. Ciò che è detto essere "conosciuto da tutti" potrebbe essere espresso come segue:

 

Piccole migliorie incrementali collegano tutto nella tecnologia. Se esaminiamo da vicino gli artefatti umani vedremo che essi hanno raggiunto il loro attuale stato di perfezione attraverso migliorie incrementali. Se andassimo a ritroso potremmo tracciare la moderna automobile fino alle sue origini come carro trainato dai buoi un passo minimo dopo l'altro.

 

Similmente, migliorie incrementali collegano tutti gli esseri viventi. Se avessimo una perfetta conoscenza del passato potremmo catalogare ogni singolo passo (ogni specie e sub-specie) che collega tutte le cose viventi in una continua, ininterrotta serie che non richiede ne miracoli ne aggiustamenti da parte di un agente intelligente.

 

Esaminiamo questa affermazione per mezzo di un'analogia. Scegliamo un'analogia che è molto familiare all'evoluzione. Sia il nostro oggetto un tema scritto da uno studente mediocre di scuola media. Ora cerchiamo di trasformare questo tema in uno di qualità pubblicabile non usando cambiamenti casuali come nel caso dell'evoluzione biologica ma usando l'intelligenza (e un dizionario) per sostituire le parole. (E dobbiamo ricordare di nuovo che nell'evoluzione biologica sono cambiati nel codice DNA non parole/geni ma solo lettere.)

 

Di sicuro dovremmo essere in grado di trasformare quell'inelegante, mal concepito, mal organizzato, semi-illetterato pezzo di prosa in uno splendido esempio di letteratura degno di Montaigne o Aldous Huxley usando le nostre superiori abilità per sostituire una parola alla volta. Magari sarebbe addirittura un lavoro banale. Certamente ciò è quello che la fede nell'evoluzione ci condurrebbe a credere.

 

La speranza è che (come nell'evoluzione) ogni sostituzione di parola possa immediatamente migliorare lo scritto, rendendolo più spiritoso or più informativo o anche solo "migliore". Sospetto che ci sarebbero ben poche sostituzioni possibili. Ma quante? Una dozzina? Due? Potrebbe essere addirittura possibile spostare una frase da una parte dello scritto in un'altra più idonea. Questa operazione assomiglierebbe alla ricombinazione genetica.

 

Ma dopo questi pochi cambiamenti, figuratevi tutti fatti secondo un disegno intelligente, penso che si andrebbe a cozzare contro un muro. Nessun ulteriore miglioria potrebbe essere ottenuta senza una riscrittura quasi completa che comporterebbe la creazione di nuove frasi e il cambiamento dell'intera struttura dello scritto. Inoltre, i cambiamenti che potrebbero essere fatti con la sostituzione di una singola parola sarebbero banali e certamente non in linea con quello che uno scrittore professionista farebbe.

 

In breve, addirittura in queste favorevoli condizioni, l'esperimento rivelerebbe che un miglioramento fatto a piccoli passi presto arriva ad un punto morto. Il perfezionamento significativo che ci si è proposti è semplicemente non ottenibile con questo difettoso e limitato metodo. Il modo di trasformare lo scritto di un alunno in una prosa matura ed elegante è di ripensarlo e di riscriverlo da zero. La mia previsione è che solo poche parole e frasi sopravviverebbero alla riscrittura.

 

Ma ora esaminiamo il problema da un'altra direzione. Forse avremo più successo se invertiamo il procedimento e cerchiamo di peggiorare un grande scritto incrementalmente, una parola alla volta. Se ci riusciamo avremo stabilito che la via opposta funziona.

 

Prendiamo come esempio la frase dell'Amleto, "Essere o non essere: questo è il problema". Quindi:

 

Essere o non essere: ciò è il problema.
Essere o non essere: ciò è un problema.
Essere e non essere: ciò è un problema.
Essere e non essere: ciò è una certezza.
Vedere e non essere: ciò è una certezza.
Vedere e non capire: ciò è una certezza.
Noi vediamo e non capiamo: ciò è una certezza.
Noi vediamo e vogliamo capire: ciò è una certezza.
Noi vediamo e vogliamo capire: ciò solleva una certezza.

 

A questo punto siamo già quasi entrati nel terreno delle frasi sconclusionate. È impossibile che qualcuno possa seguire tale serie all'incontrario ed arrivare alla famosa frase di Shakespeare. L'intero processo non è molto sensato.

 

Ne questo modo di peggioramento descrive veramente come espressioni eccelse si trasformino in goffe. La degradazione avviene concettualmente. Il vero percorso di degradazione è più così:

 

Merita essere vivo?: questo è ciò che dovrei chiedermi.
Mi chiedo se dovrei commettere suicidio.
Ehi, perché preoccuparsi?
Che importa.

 

Il declino non è incrementale, una parola alla volta, bensì concettuale, un pensiero alla volta, ogni pensiero essendo ogni volta più vacuo e meno incisivo.

 

Per cui cosa ci vorrebbe per andare dall'ultima menefreghista alzata di spalle "Che importa" alla frase di Amleto? Io propongo che ci vorrebbe Shakespeare per arrivare lá. In altre parole, non esiste percorso incrementale. Piuttosto si richiede le facoltà perfettamente funzionanti di un genio per produrre letteratura di livello geniale.

 

La logica suggerisce: "il meno non può produrre il più". Non c'è continuità dall'idiozia al genio. C'è invece un abisso che non può essere colmato. Le migliorie non procedono incrementalmente a piccoli passi. Procedono concettualmente a grandi balzi! È solo ad un occhio inesperto che questi salti appaiono incrementali.
 
L'"evoluzione" dell'automobile fornisce molti esempi. Vista da lontano, sembra che la tecnologia dell'automobile migliori gradualmente a piccoli passi per volta. Ma l'illusione si dissipa ad un esame ravvicinato. Prendete per esempio il cambiamento fra il motore ad avviamento manuale a l'avviamento a batteria di Charles Kettering (circa 1911). Non ci sarà mai uno stadio intermedio in cui un motore per l'avvio sia imbullonato sul paraurti anteriore di un auto collegato con una leva alla manovella di avviamento. Tale "miglioria incrementale" sarebbe stata ridicolmente goffa, brutta e avrebbe procurato solo problemi.

 

L'idea di Kettering è un salto concettuale abissale, basato sull'intuizione che il motorino di avvio doveva produrre solo un breve picco di grande potenza. Siccome non c'era bisogno di una potenza continuativa esso poteva essere sufficientemente piccolo e leggero da poterlo installare nel cofano vicino al blocco motore.

 

Al tempo di Darwin, gli sviluppi sulle macchine a vapore, sui treni, sulle armi da fuoco e sugli strumenti meccanici procedevano con stupefacente rapiditá. Le migliorie in tali cose erano pubblicizzate e discusse nella stampa popolare. Sarebbe stato facile per un profano digiuno di dettagli ingegneristici prendere questi salti per migliorie incrementali. Forse la sua ignoranza del mondo della tecnologia portò Darwin ad immaginare che i cambiamenti incrementali che egli vedeva esistevano anche nel mondo biologico. Dopo tutto, una miglioria è una cosa banale che avrebbe ben potuto accadere per caso anche nel campo della tecnologia umana (così un non-ingegnere potrebbe pensare). Perchè casuali migliorie incrementali non avrebbero potuto essere una spiegazione perfettamente plausibile in biologia?
Conclusione

 

La parola "incrementale" è usata in modo troppo semplicistico nelle discussioni sull'evoluzione, sia questa riferita agli artefatti umani o quelli biologici. Un esame dettagliato rivela che le cosiddette migliorie incrementali non sono tali. Notevoli apporti di intelligenza ed ingegneria sono necessari per far progredire qualsiasi tecnologia. È tempo di abbattere il mito delle migliorie incrementali e far notare quanto rare siano effettivamente nel campo della tecnologia umana. E, se sono rare in un campo dove intelligenza e ricerca dello scopo sono la prassi, allora a maggior ragione esse non possono avere alcuna parte nella creazione delle specie.
Appendice: Considerazioni matematiche

 

Aggiungiamo alcune semplici considerazioni numeriche dal punto di vista della teoria del disegno intelligente (ID). Prendiamo in considerazione per esempio un sistema che contenga un milione di bits di informazione complessa specificata. La storia della sua produzione incrementale può essere rappresentata come una somma di addendi il cui valore totale è 1.000.000 bits.

 

La prima osservazione banale è che gli addendi devono essere numeri interi (più grandi o uguali a 1). Per esempio, non possono essere numeri decimali: 0,0007 + 32,45 + 0,0000977 + 0,9335 + ... = 1.000.000. Infatti l'informazione minima è 1 bit, che rappresenta la decisione "atomica" minima (1/0, acceso/spento, vero/falso, si/no, etc.). Per la cronaca, nei circuiti elettronici logici, per cambiare lo stato di un segnale da 1 a 0 (o viceversa) si ha bisogno di un dispositivo (un inverter) che è, sì, la più semplice porta tecnologica ma non così semplice dopo tutto.

 

Per essere precisi, in biologia, ogni singola base di DNA, avendo quattro possibili valori (A, T, G, C), rappresenta non 1 bit ma 2 bits. Come conseguenza una singola mutazione puntuale cambia 2 bits nel DNA. Ma, per mantenere semplice il nostro ragionamento, continuiamo a considerare la minima quantità di informazione come 1 bit.

 

Gli evoluzionisti sostengono che il nostro sistema da un milione di bits è ottenibile sommando incrementi unitari: 1+1+1+1+...=1.000.000 (chiamiamola "somma evo"). Per loro è cruciale che gli addendi siano piccoli (addirittura singoli bits) perché essi devono avere un'origine casuale. È più facile giustificare l'origine di 1 bit che giustificare l'origine naturale di, diciamo, 9.592 bits. La mentalità evoluzionista decompone una cosa complessa in molto cose semplici. In altri termini, l'enormemente complesso problema che ogni progetto complesso implica viene ridotto a molte decisioni da 1 bit, delle quali presumibilmente il caso può dar conto. Di fronte a tale semplicità la teoria Darwiniana non può essere messa in dubbio. O almeno così ci vien detto.

 

Sul versante opposto, i sostenitori dell'ID dubitano della validità della decomposizione 1+1+1+1+...=1.000.000. Essi giustamente fanno notare che nello sviluppo degli artefatti umani (simili ma più semplici dei sistemi biologici) le migliorie incrementali non sono 1 bit ma sono grandi salti di n bits che necessitano di una intelligenza ingegneristica. Così, per esempio, la "somma ID" del sistema da 1 milione di bits è più simile a: 9.592+34.877+1.266+123.998+...=1.000.000.

 

La teoria del disegno intelligente propone il concetto di complessità irriducibile (IC): un sistema che deve essere perfettamente assemblato già fin dall'inizio come un tutto affinchè funzioni. Questo concetto, applicato alla "somma ID" di cui sopra, significa che la vasta maggioranza degli addendi non è di 1 bit ma di n bits!

 

Infatti se un sotto-sistema contiene, poniamo, 123.998 bits e non può essere decomposto perché è irriducibilmente complesso, la misura della sua complessità è indivisibilmente 123.998 bits, e non una mera somma di 1. Quindi i primi quattro addendi della suddetta "somma ID" (9.592, 34.877, 1.266, 123.998) rappresentano l'informazione contenuta in quattro sotto-sistemi irriducibilmente complessi. Per riassumere, la complessità irriducibile ci porta a negare la possibilità di ottenere un sistema complesso con piccoli incrementi. Nella teoria dell'ID è la IC che distrugge alla radice la pretesa evoluzionistica che minuscoli e gratuiti cambiamenti possano creare la complessità biologica.
 
Inoltre gli evoluzionisti sostengono che i bits della loro "somma evo" 1+1+1+1+...=1.000.000 sono del tutto indipendenti e scorrelati fra di loro. Il caso è cieco e non ha memoria, per cui non ci può essere alcuna relazione causale tra i bits di informazione. L'n-esimo bit non conosce ne l'esistenza dell'(n-1)esimo bit ne quella dell'(n+1)esimo bit. I bits sono indipendenti come i lanci di un gioco di roulette. In un certo senso possiamo dire che l'evoluzionismo implica la massima dispersione della realtà biotecniche.

 

Al contrario, dal punto di vista ID-ingegneristico, un sistema complesso è sempre pensato come una gerarchia funzionale innestata, che deve essere progettata dal più alto al più basso livello, non viceversa come nell'evoluzione. Conseguentemente non solo la somma ID è composta di interi più grandi di 1 ma l'espressione rappresentante la somma richiede delle parentesi per indicare l'annidamento funzionale:

 

{9.592+34.877+[1.266+123.998+(86.500+34.665)]}+...=1.000.000

 

Le parentesi rendono chiaro che il sistema ad alto livello è composto di n sotto-sistemi, che a loro volta sono composti di altri sotto-sotto-sistemi, e così via.

 

Siamo ormai ben distanti dall'allettante semplicità dell'addizione di singoli bits per ottenere la complessità. I nostri numeri racchiusi fra parentesi cominciano a rivelare struttura e organizzazione. La complessità non si può ottenere buttando bits casuali alla rinfusa come patate in una borsa.