Purple Hearts
Main menu
Home
English
Scopo del sito
Mappa del sito
ID in pillole
Links
Ricerca
Libri stranieri
Libri italiani
Documenti
Contatto
Administrator
Login
Username

Password

Remember me
Forgotten your password?

RSS

Disegno intelligente e origini biologiche
Redazione  

 

Un rimprovero che viene mosso ai sostenitori del disegno intelligente (ID) è di confutare l'evoluzionismo ma di non proporre una teoria delle origini alternativa. Ammesso e non concesso che questo sia vero - cioè che l'unico lavoro dei sostenitori ID sia una demolizione - si tratta di un compito apprezzabile, poiché avere niente è meglio che avere una falsità. Quindi chiunque ha il diritto di opporsi al Darwinismo, anche se non ha delle teorie delle origini sue proprie da proporre.

 

Detto questo, la situazione dell'ID è ben lungi dall'essere una situazione di povertà esplicativa circa le origini, perché è perfettamente concepibile una teoria delle origini biologiche basata sull'ID. In queste brevi note tracceremo a grandi linee il fondamento tecnico su cui essa si può appoggiare. Per farlo, bisogna in qualche modo rovesciare il modo di pensare evoluzionistico, perché l'ID è veramente l'opposto dell'evoluzionismo. Fare questo significa nello stesso tempo assumere una mentalità ingegneristica e applicarla alla cosmologia e alla biologia.

 

Uno degli assiomi del Darwinismo è la discendenza corporea filogenetica di tutte le specie da un unico antenato comune supposto il più semplice per mezzo di mutazioni genetiche casuali e selezione naturale (cause inintelligenti). Per passare a una teoria ID questo assioma, come abbiamo detto, va ribaltato in modo duale e diventa: "discendenza astratta e non corporea di tutte le specie da un unico progenitore comune estremamente complesso nell'ambito di un progetto intelligente globale". In poche parole, alla "discendenza comune universale" ("universal common descent") e all'"antenato comune" ("common ancestor") del Darwinismo l'ID oppone il "progetto comune" o "progetto condiviso" ("common design" o "shared design"). Mentre nel Darwinismo tutto l'essenziale avviene a livello corporeo, nell'ID tutto l'essenziale avviene a livello ipercorporeo. Il ribaltamento comporta quindi anche un salto ad un livello superiore, oltre ovviamente a sostituire le cause non intelligenti con l'intelligenza.

 

Questo rovesciamento ID (che è propriamente un ristabilimento della verità) immediatamente risolve le principali assurdità dell'evoluzionismo:

(1) L'intelligenza, che può creare informazione e organizzazione (quello che la teoria ID chiama CSI = informazione complessa specificata funzionale), sostituisce il caso e la necessità, che non possono crearle.

(2) Il meno viene sensatamente a derivare dal più e non viceversa.

(3) La macroevoluzione corporea, che è un vero "suicidio tecnologico", viene sostituita da una derivazione astratta e incorporea, cioè fatta ad un livello superiore a quello materiale. Questo spostamento ad un livello superiore, che aumenta enormemente la flessibilità del processo cosmogonico biologico (anzi, in definitiva che lo rende possibile), è un fondamentale principio ingegneristico (vedi il nostro precedente articolo "Ingegneria ed evoluzione"). Le specie non hanno più da trasformarsi materialmente in modo oseremmo dire "mostruoso" con tutte le innumerevoli e insormontabili complicazioni che ne deriverebbero.

(4) L'"antenato comune corporeo di semplicità minima" diventa il "progetto archetipo [gli inglesi direbbero il 'template'] di complessità massima" da cui tutte le forme più semplici derivano come sotto-progetti, quando piani corporei, configurazioni e parametri vengano indefinitamente variati.

(5) Ciò che è intelligente (l'uomo) viene creato dall'intelligenza; è ovvio infatti che l'inintelligente non può produrre l'intelligente, come pretenderebbe l'evoluzionismo.

 

Quale è l'essere vivente più complesso che può assurgere ad essere quello che abbiamo appena chiamato "progetto archetipo massimo" e che potremmo anche chiamare "specie gerarchicamente prima" o "essere primordiale in principio"? Risposta: l'uomo. Ci sono molte ragioni per questa risposta ma qui non possiamo trattarle tutte. Ci limiteremo a dire semplicemente che l'uomo è l'essere con la massima complessità o qualità biologica - affermazione peraltro che è condivisa anche dalla maggior parte degli evoluzionisti. Il problema tra ID ed evoluzionismo non è infatti stabilire quale è la specie più complessa bensì quali processi e quali cause hanno portato ad essa.

 

Di fronte ad un'argomentazione siffatta la prima obiezione che viene in mente ai Darwinisti è qualcosa di simile: "l'uomo non può essere la prima specie perché esso è stato l'ultimo ad apparire storicamente sulla terra; l'uomo è invece l'ultima specie, derivata geneticamente da una lunga progenie di altre specie differenti più semplici". A questa obiezione si risponde facendo notare che bisogna specificare accuratamente secondo quale punto di vista si intendono le attribuzioni di "primo" ed "ultimo". "Primo" ed "ultimo" in quale senso? bisogna chiedersi. Secondo la teoria ID delle origini che prendiamo in considerazione qui, l'uomo è stato si l'ultimo ad apparire corporalmente sulla terra ma è stato il primo ad essere progettato.

 

Come abbiamo detto in un precedente articolo, la progettazione intelligente è sempre "top-down" mentre l'installazione e la fabbricazione materiale sono sempre "bottom-up". In parole semplici, il progetto parte dal grande, cioè dalla concezione del sistema completo nel suo insieme (dire che il progetto è teleologico significa in fondo dire la stessa cosa). La fabbricazione invece parte dal piccolo, cioè assembla via via elementi base per ottenere parti sempre più grandi fino ad arrivare al sistema complessivo. E' anche logico che sia in questo modo, perchè il progetto lavora in astratto dove si può prendere subito in considerazione il complessivo, mentre la fabbricazione lavora sul piano materiale dove per forza di cose non si incomicia con il tutto ma dalle parti.

 

Ecco allora che nel "tempo di fabbricazione" sono apparse prima le forme semplici di vita, poi via via altre più complesse sono nate, fino ad arrivare al coronamento della creazione, cioè all'uomo. Mentre nello "spazio di progettazione" per dir così bisogna considerare prima l'uomo e poi tutte le altre creature. Cosi' quello che è primo nello "spazio" progettuale iperfisico è ultimo nel tempo fisico e quello che è primo nel tempo fisico è ultimo nello "spazio" iperfisico. Si è trattato quindi di un'istanziazione bottom-up (prima il semplice poi il complesso) nella storia a fronte di un immenso progetto globale "vita sulla terra" che era fin dall'inizio (si potrebbe addirittura dire "intemporalmente") concepito come un tutto gerarchico, in cima al quale c'è l'uomo con la sua complessità massima e le potenzialità che ne derivano.

 

Visto che abbiamo parlato di tempo, ribadiamo una cosa che dovrebbe peraltro essere abbastanza ovvia. Il dibattito sulle origini verte fondamentalmente sulle cause e sui loro modus operandi. Le considerazioni temporali, pur non essendo totalmente ininfluenti, hanno un'importanza marginale rispetto alla questione principale. Come abbiamo detto la progettazione dell'intero cosmo (quindi anche del tempo) è in ogni caso essenzialmente intemporale. Se gli effetti di questa progettazione sono apparsi in tempi anche molto diversi sulla scena del mondo la cosa ha un'importanza relativa. Quindi se fra i sostenitori dell'ID ci sono pareri diversi su questi tempi di apparizione degli effetti la cosa non può essere usata per rigettare in blocco l'ID e la sua teoria delle origini basata su una causa - l'intelligenza - fondamentalmente superiore a quelle naturali accampate dall'evoluzionismo.

 

Finora si è parlato di origine delle specie ma è ovvio che nel progetto globale "vita sulla terra" molte altre cose hanno dovuto essere progettate insieme fin dall'inizio, e non possono essere andate a combaciare dopo come per incanto (qui il concetto ID di "complessità irriducibile" trova sicuramente molte applicazioni): il sistema solare e il pianeta terra stesso; le complesse condizioni fisico-chimiche grazie alle quali la vita (intesa nei suoi vari regni) è possibile; gli habitat; le popolazioni; le nicchie ambientali; gli ecosistemi; le interazioni fra le varie forme di vita e i loro ecosistemi; la catena alimentare, ecc.

 

Ovviamente questa teoria ID delle origini spiega anche tutte le analogie e le omologie tra l'uomo e le altre specie. La posizione centrale dell'uomo nel progetto globale del pianeta ha come conseguenza che le sue potenzialità - ridotte e modificate - si sono irradiate in progressione gerarchica discendente, per così dire, a tutte le altre specie minori. Per cui le specie più periferiche rispetto all'uomo saranno anche le più semplici mentre quelle più "vicine" saranno più complesse e mostreranno caratteristiche, che, seppure non umane, somigliano già di più a quelle umane. Questo "digradamento" o "discesa" dall'uomo alle specie inferiori può essere considerato una "devoluzione" piuttosto che un'evoluzione. Per cui anche sotto questo punto di vista una teoria ID delle origini rappresenta un'inversione speculare totale rispetto alla teoria dell'evoluzione.

 

La teoria ID delle origini di cui stiamo parlando risolve anche la preoccupazione - oseremmo dire l'ossessione - dei Darwinisti di combattere quello che chiamano "il dogma degli atti multipli di creazione", che sembra loro particolarmente difficile da capire. Darwin stesso si gloriava di aver contribuito a "distruggere il dogma dei singoli atti creativi". Come abbiamo spiegato il problema non sussiste. Solo in modo apparentemente paradossale, possiamo dire infatti che, in un certo senso, l'atto di creazione è unico e fuori dello spazio-tempo (perché coincide con l'ideazione istantanea del "progetto globale cosmo"), e in un altro senso la creazione è continua anche quando lo spazio-tempo e il cosmo è venuto in esistenza (il cosmo si sostiene e perdura solo grazie ad essa). In entrambi i casi non si vede dove siano gli "atti multipli o singoli".

 

In ogni caso bisogna considerare la creazione della vita sulla terra come un processo progettato da cima a fondo effettuantesi su tre piani: il piano archetipico o progettuale puro, il piano intermedio incorporeo (o meglio, iper-corporeo) e infine il piano corporeo. Mentre sui primi due piani bisogna considerare il "progetto mondo" come eminentemente indivisibile e integrato, sul piano corporeo vediamo infine l'apparizione differenziata nello spazio e dilazionata nel tempo delle forme individuali che nell'"embrione" del mondo a livello intermedio iper-corporeo erano ancora pure potenzialità da attualizzare.

 

Il punto precedente riguardo ai tre piani è veramente fondamentale e può essere messo in relazione diretta a quanto accade nella tecnologia moderna. Nella tecnologia si cerca sempre di spostare i problemi il più distante possibile dalla materia. Per esempio in tutti i rami dell'industria si cerca sempre di fare un certo sistema in software piuttosto che in hardware perché il software è più facile da creare, modificare e reinstallare. Come altro esempio, si cerca sempre di simulare al computer, cioè con il software, un certo sistema e il suo funzionamento prima di costruirlo materialmente. Cioè, in generale, si cerca sempre di trasporre i problemi materiali su di un piano non materiale, dove è molto più facile risolverli. Ora se c'era da produrre sulla terra milioni di specie secondo un immenso ventaglio di possibilità diverse cosa pensate che abbia fatto il Grande Progettista se non applicare la stessa metodologia ingegneristica? Ecco allora che l'elaborazione delle forme avviene prima sul piano archetipico poi su quello incorporeo e solo alla fine i prototipi perfetti vengono rilasciati sul piano corporeo.

 

Per aiutare a capire l'iter tripartito della creazione può di nuovo servire l'analogia con quanto avviene in informatica. Il piano archetipico è quello puramente progettuale. A questo livello lo sviluppatore software lavora al massimo livello di astrazione, cioè a livello di codice sorgente ("project and development"). Il piano intermedio incorporeo è quello in cui i sorgenti sono compilati e linkati con le librerie comuni ("shared library") in modo da ottenere l'eseguibile adatto per un certo particolare sistema operativo. Un ulteriore fase a questo livello è quella di rilascio e installazione ("deployment and installation") su uno specifico hardware. Il piano finale corporeo è quando l'applicazione, dopo aver passato le fasi precedenti, viene lanciata in esecuzione ("execution and run-time") dando luogo ad un processo fisico che ha un inizio ed una fine, consuma risorse di elaborazione ed è in grado di gestire gli output a fronte di ogni tipo di input.

 

Chiunque abbia un po' di occhio critico ed esamini anche solo macroscopicamente nei dettagli più minuti gli organismi deve ammettere che essi sono realizzazioni perfette (un artista le chiamerebbe capolavori) che non hanno bisogno di alcuna modifica, e che l'idea macro-evoluzionista di trasformarli fisicamente uno nell'altro non ha alcun senso. Questa perfezione è dovuta proprio all'iter di processo ottimizzato su tre piani di cui abbiamo detto. Mutatis mutandis si può dire che l'ingegneria di chi ha creato la vita terrestre e l'ingegneria umana sono congruenti da questo punto di vista. E non potrebbe essere diversamente perché il principio della gerarchia dei livelli, dal più astratto al più concreto, non può che essere intimamente inerente a qualsiasi scienza delle costruzioni. E` questa stessa scienza universale delle costruzioni a prescrivere il paradigma/iter gerarchico operante verticalmente su più piani. Questo paradigma diventa tanto più ineludibile quanto più i sistemi sono grandi e complessi ed è formalmente opposto al paradigma evoluzionistico assurdo operante orizzontalmente trasformazioni direttamente - oseremmo dire brutalmente - sul piano corporeo.

 

Ci sembra che quello che abbiamo composto, rimanendo rigorosamente fedeli a una prospettiva ID, è un puzzle delle origini in cui ogni tassello trova finalmente la sua logica collocazione, che è in perfetto accordo con quanto avviene in generale nell'ingegneria e in particolare nell'informatica, ed è un puzzle in cui - ultimo ma non ultimo - tutte le assurdità dell'evoluzionismo sono risolte.