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Evoluzione come contro-creazione
Redazione  

 

In generale stabilire che una cosa è un errore o una falsità è già cosa positiva. Ma sarebbe anche bene investigare come mai tale errore ha potuto verificarsi e quali sono le sue cause. Nel caso dell'evoluzionismo moltissimi sono ormai gli autori che hanno capito la sua falsità e l'hanno denunciata in vari modi e in varie sedi. Ma pochi sono coloro che hanno capito quali sono le cause di tale errore, quale è la sua natura più profonda, cosa è il suo ispiratore ultimo.

 

Come noto, tradizionalmente la concezione della creazione si pone come interfaccia fra la teologia e la cosmologia. In altre parole la creazione è la spiegazione che le religioni ortodosse forniscono per l'origine dell'universo, della vita e degli esseri viventi. Esse pongono come a priori un Principio trascendente infinito e assoluto, il quale da origine all'universo finito e relativo e a tutto ciò che vi è contenuto. In questo modo è ovviamente salvaguardato il principio logico che dal più può derivare il meno, dall'infinito può derivare il finito, dall'assoluto deriva il relativo, ma non viceversa.

 

L'evoluzionismo nasce con l'intento di combattere e soppiantare la suddetta visione del mondo tradizionale e in quanto tale il suo ispiratore ultimo è la contro-tradizione, che se ne serve come di uno strumento fondamentale per la sua opera di sovversione totale. Per la contro-tradizione l'evoluzionismo non è "negoziabile" in quanto le è strettamente connaturato. Non deve stupire quindi che essa lo difenda in tutti i modi e in tutti i campi, essendo uno dei pilastri della sua visione del mondo invertita.

 

Considerando che gli uomini hanno un innato bisogno di conoscere - bisogno il soddisfacimento del quale è sempre stato uno dei compiti precipui della tradizione vera - la contro-tradizione, se vuole sostituirsi a quest'ultima, deve necessariamente fornire agli uomini una contraffazione della conoscenza in tutti i campi, compreso quello cosmologico. In altre parole la contro-tradizione ha bisogno di avere anche una sua spiegazione delle origini, che vada a sostituire il concetto tradizionale di creazione. L'evoluzionismo è esattamente ciò che serve al suo scopo.

 

L'evoluzionismo è quindi la contro-cosmologia della contro-tradizione atea. In quanto tale esso non può porre come sorgente di tutto un Principio infinito. Infatti l'ateismo, essendo una contro-religione, avversa tale Principio per definizione. Per essere una contro-religione l'ateismo deve costruire sotto tutti gli aspetti una specie di analogia inversa della teologia. Per cui tutti i concetti devono essere in qualche modo "rovesciati". Questo dell'inversione è un concetto veramente fondamentale per capire tutte le ragioni recondite dell'evoluzionismo.

 

Chiediamoci: essendo il Principio tradizionale il Tutto, quale può essere l'inverso del Tutto? L'inverso del Tutto è il niente, il nulla. Per cui l'ateismo, per essere veramente l'opposto della religione, arriva a porre il nulla come origine di tutto. Ecco allora che la sua pseudo-cosmologia - l'evoluzionismo - necessariamente da li deve partire per spiegare le cose. Questo spiega perché "l'universo fatto dal nulla" è il cliché che sentiamo ripetere oggigiorno ad nauseam dai cosmologi evoluzionisti atei. E` ciò che sostiene per esempio il famoso astrofisico inglese Stephen Hawking nel suo recente libro "The Grand Design":

 

"Per la ragione che c'è la legge di gravità l'universo può creare e crea se stesso dal niente."

 

Oltre al fatto che nessun agente può essere "causa sui", le leggi dell'universo (non solo la legge di gravità) non sono "niente" bensì qualcosa, un qualcosa che richiede un "legislatore", il quale è sempre dimenticato quando gli scienziati come Hawking pretendono di dirci cosa successe agli inizi del tempo.

 

Il fisico teorico americano Lawrence Krauss nel suo "A Universe From Nothing" ha la stessa fissazione del vuoto creativo:

 

"Gli scienziati hanno scoperto che lo spazio vuoto è intessuto di energia nella forma di particelle virtuali. Secondo la fisica quantistica particelle sorgono e scompaiono continuamente."

 

Ma - noi diciamo - uno spazio vuoto riempito di particelle virtuali non è propriamente "vuoto" e non è affatto un "niente". Per essere precisi dovrebbero dire "vuoto di corpi o masse". Perché, se da questo vuoto quantistico "particelle sorgono e scompaiono continuamente", e da esse si formano atomi, e da codesti si formano molecole, e da queste si formano corpi, allora ciò significa che l'iniziale spazio "vuoto" ha la potenzialità di sviluppare l'intera sostanza dell'universo e come tale non è nient'affatto il nulla. Abbiamo quindi all'origine dell'universo della sostanza e delle leggi, che i nichilisti Krauss e Hawking considerano erroneamente niente. Ma l'universo mostra oltre alla sostanza anche un mucchio di essenza e quindi rimane perfettamente ragionevole la necessità di un "motore immobile" del cosmo da cui questa manifestazione di essenza e sostanza deriva, e da cui la sostanza riceve la forma, motore che è negato da Hawking, Krauss e con loro tutti gli evoluzionisti atei.

 

Per continuare nell'esame dell'analogia inversa o rovesciamento che l'evoluzionismo implica bisogna chiedersi come l'universo nasce nella visione tradizionale e come origina in quella atea. Con quali mezzi nella prima il Principio infinito da effettivamente luogo all'universo e nella seconda il nulla finge di dar luogo all'universo? Anche i mezzi devono riflettere in qualche modo l'inversione dei punti di vista e delle antitetiche visioni del mondo. Devono essere i mezzi stessi antitetici.

 

Ecco quindi che mentre il Principio manifesta il mondo come disegno per mezzo dell'intelligenza, il nulla origina il mondo senza scopo per mezzo del caso. Anche qui si può vedere una specie di analogia inversa. Da una parte abbiamo un disegno, cioè uno scopo (il disegno è essenzialmente teleologico), dall'altra abbiamo nessuno scopo. Da una parte abbiamo l'intelligenza come mezzo in grado di creare l'"ordo ab chao", l'ordine dal caos. Dall'altra abbiamo il caso, che in un certo senso è l'incontrario dell'intelligenza. Che lo sia lo si capisce pensando che il caso è proprio il "chao", il caos stesso, e non è affatto in grado di per se di farlo diventare "ordo", ordine.

 

Questo per quanto riguarda l'origine dell'universo nella sua interezza. Nel caso dell'origine della vita valgono considerazioni del tutto analoghe. Questo in fondo si spiega riferendosi all'antico insegnamento tradizionale circa l'analogia fra macro-cosmo (l'universo) e micro-cosmo (l'uomo, che è il prototipo eminente di ogni essere vivente). Anche nel caso del micro-cosmo per il creazionismo tradizionale accade un evento "ordo ab chao". Per l'evoluzionismo accade invece un evento del tutto casuale, che, a partire da molecole sparse, da luogo, o meglio simula di dar luogo, alla prima forma di vita.

 

Per quanto riguarda l'origine delle specie il creazionismo non ha bisogno di ricorrere ad inutili complicazioni concettuali. Infatti come si è potuto verificare un evento di creazione per una specie vivente non si vede perché non possa verificarsene un altro o N altri. Se un progettista sa disegnare e costruire un progetto è in grado di farne molti altri simili e in modo simile. Sull'argomento vedi anche il nostro precedente articolo "Disegno intelligente e origini biologiche".

 

Invece l'evoluzionismo deve affrontare delle complicazioni perché essendo la sua causa il caso puro esso ha difficoltà a farsi credere proponendola N volte per ognuna della specie viventi. Qualsiasi profano infatti potrebbe obiettare che, essendo già estremamente esigua la probabilità dell'origine della prima forma di vita, diventa vieppiù infinitesimale se si deve pensare ad una serie di milioni di eventi estremamente improbabili che diano luogo alle forme di vita successive (la probabilità totale di N eventi indipendenti è infatti il prodotto delle singole probabilità).

 

Ecco quindi che l'evoluzionismo ha pensato ad una "soluzione" sotterfugio che, pur essendo il linea con i suoi "principi", o meglio contro-principi, fondamentali, dovrebbe cercare di rendere più plausibile (almeno ai più ingenui) la spiegazione e in ogni caso superare l'obiezione precedente. Questa soluzione è il darwinismo: da un unico progenitore, per mezzo della mutazione casuale e della selezione naturale, sarebbero via via sorte tutte le specie.

 

E' importante capire come anche questa soluzione sia un rovesciamento della creazione biologica, una contro-creazione come è detto nel titolo. La creazione tradizionale delle specie è un disegno intelligente coordinato e integrato di processi "paralleli" "verticali" che vanno tutti dalla causa trascendente alla natura, dove esse devono essere infine instanziate per vivere nel tempo e nello spazio. L'evoluzione non può essere un processo verticale parallelo per definizione, perché essa non è causale bensì casuale. Essa deve essere quindi un processo inintelligente "orizzontale" "seriale". Tale è esattamente il darwinismo. Il passaggio macroevolutivo da una forma all'altra è pensato come causato da una serie di eventi casuali (mutazioni) operanti sul genotipo sui cui risultati fenotipici opera la selezione naturale.

 

Questa selezione naturale, tanto decantata dall'evoluzionismo come avesse una sorta di potere creativo, in verità se si va in fondo alle cose è più una distruzione che una creazione, una morte piuttosto che la vita. Infatti selezione vuol dire semplicemente che i non adatti sono eliminati. E' questo un aspetto caricaturale interessante dell'evoluzione: non è paradossale che una teoria che si propone di spiegare la vita invero usa la morte come "engine" o motore processivo?

 

Ma anche questo paradosso viene ad avere una sua logica perversa all'interno di una cornice concettuale ove l'evoluzione viene vista come contro-creazione. La morte per l'evoluzione deve essere il paradigma principale proprio perché all'opposto la vita è il paradigma principale per il creazionismo. Per il creazionismo la morte è solo una conseguenza secondaria inevitabile di quella che in termini teologici si chiama "caduta". Espresso in termini termodinamici, nel creazionismo l'entropia (morte) - fattore secondario - distrugge purtroppo un'organizzazione preesistente (vita) - fattore primario. In un certo senso nell'evoluzionismo l'entropia diventa invece fattore primario (il caso creativo, come viene chiamato). Ecco di nuovo un'altra inversione che costituisce un altro tassello del quadro complessivo che stiamo delineando qui.

 

Se poi pensiamo all'importante concetto di gerarchia funzionale tipico del paradigma "disegno intelligente" tradizionale (vedi il nostro articolo precedente sui "Sistemi complessi a gerarchie nidificate") l'evoluzionismo dovrà cercare in tutti i modi e in tutti i campi di "appiattire" le gerarchie della qualità e ridurle alla sola quantità, al livello gerarchico più basso. Questo significa eliminare e negare dappertutto e sempre la qualità, che è inerente ai livelli gerarchici superiori. Oppure, se non si riesce a eliminarla perché troppo evidente nel cosmo, si dirà che essa può scaturire dalla quantità, cosa impossibile per definizione. In primis si dovrà comunque negare il disegno, che è qualità, e affermare il caso, che è quantità.

 

Data la corrispondenza materia-quantità e informazione-qualità, l'evoluzionismo, se deve veramente svolgere la sua funzione di contro-creazione, dovrà cercare di spiegare tutto in termini materialistici negando l'esistenza dell'informazione anche dove essa è più evidente, nell'organizzazione e nella complessità cosmologica in generale e biologica in particolare.

 

Tutto deve essere "spiegato" dal basso per il semplice fatto che l'alto non deve esserci - secondo la contro-tradizione. Abbiamo già visto nell'articolo precedente sulla "Potenzialità ed emergenza" che per l'evoluzionismo qualsiasi cosa, anche la più qualitativa ed essenziale, può "emergere" (la scelta di questo verbo è molto significativa) dalla sola materia, intesa nel modo più quantitativo possibile. L'"emersione", che per definizione opera dal basso, è quindi un termine perfettamente appropriato all'evoluzionismo, in quanto macchina da guerra di un ispiratore ultimo che nega l'alto e la vera gerarchia sempre e comunque.

 

Per l'evoluzionismo, il disegno intelligente, che è eminentemente qualitativo, deve essere negato a qualsiasi livello oppure definito completamente illusorio. Ci sono evoluzionisti che sono arrivati addirittura a sostenere che il corpo umano non è disegnato (questo ovviamente mentre essi usufruiscono per una vita intera di tutte le funzionalità e servizi del loro stesso corpo - non è una palese contraddizione?). Quando si arriva a negare il disegno nel sistema più complesso che esista nell'universo allora veramente qualsiasi cosa anche la più assurda ed illogica può passare sotto la bandiera dell'evoluzionismo. D'altra parte anche questa negazione del disegno nell'uomo ha la stessa logica rovesciata della contro-creazione. Secondo la tradizione Dio fa l'uomo a sua immagine e somiglianza e allora il rovesciamento nega ogni disegno in questa immagine in modo da riflettere il nulla sulla sorgente, cioè il Creatore stesso, che viene negato dalla contro-tradizione. Il cerchio si chiude, ritorniamo a verificare un'altra volta quello che è stato detto prima: la contro-tradizione sostituisce il nulla al Grande Progettista e l'evoluzione è il suo contro-progetto.