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Barbarie intellettuale
Redazione  

 

Nel numero 444 di Le Scienze agosto 2005 Mauro Capocci, recensendo un libro del 1863 dell'evoluzionista T.H Huxley ("Il posto dell'uomo nella natura"), scrive: «Ed è questa caratteristica che rende attuale la lettura del volume: di fronte a spinte politiche favorevoli alla barbarie intellettuale del creazionismo, è utile rimettere mano ai fondamenti della teoria darwiniana, che se "non è precisamente vera, si avvicina tanto alla verità come, per esempio, l'ipotesi di Copernico si avvicinava alla vera teoria dei movimenti planetari"». Il recensore delle Scienze, nel definire in questi termini il creazionismo, esprime in questo modo curioso il proprio disprezzo di materialista ateo o agnostico. E' noto che il materialismo filosofico-scientifico si basa sull'assioma che ogni cosa possa essere spiegata solo con cause naturali. Ovviamente questa è un'assunzione del tutto gratuita, una convenzione senza alcuna giustificazione, che viene sostenuta solo per "fede". Ciò che è ancora peggio è che si potrebbe dimostrare la sua assurdità da un punto di vista conoscitivo profondo. In ultima analisi un creazionista, come altre specie di pensatori, e al di la di altre possibili diversificazioni, è semplicemente uno che, fra le altre cose, non crede a tale semplicistico assioma. Peccato intellettuale imperdonabile il suo che merita le esecrazioni dei detentori del potere culturale vigente.  

Era dunque un barbaro Aristotele la cui teoria del motore immobile è esattamente l'opposto dell'assioma del naturalismo filosofico-scientifico. Era un barbaro Tommaso D'Aquino che credeva nell'Idea del cosmo presente nell'Intelletto Divino. Erano per esempio barbari Leibniz e Newton, due dei fondatori della scienza moderna, che non disdegnavano di scrivere la parola Dio anche nelle loro opere scientifiche. Nei tempi moderni troviamo un barbaro come il fisico Zichichi che ha  addirittura intitolato uno dei suoi libri "Perche io credo in Colui che ha fatto il mondo". E` barbaro il matematico Chaitin, fondatore della moderna Algorithmic Information Theory, quando arriva a scrivere cose come questa: «Dovremmo chiederci, "è Dio il Grande Programmatore?" L'eredità intellettuale dell'Occidente, e al proposito ricordiamoci di Pitagora, Platone, Galileo a James Jeans, riconosce che "Ogni cosa è numero; Dio è il Grande Matematico". Stiamo cominciando a capire qualcosa di più, un raffinamento dell'originale credo Pitagoreo: "Ogni cosa è software: Dio è un software programmer." Forse bisognerebbe dire: "Tutto è algoritmo!" Come il DNA programma gli organismi viventi, Dio programma l'universo»[1]. Nella storia compaiono una moltitudine di pensatori che sapevano distinguere tra immanenza e trascendenza, tra fisica e metafisica. Altri quattro di costoro, e non fra i minori, li ha nominati lo stesso Chaitin. Tutti intellettualmente barbari appunto. Senza contare che, oltre ai pensatori, ci possono essere numerose altre persone comuni che potrebbero non gradire l'epiteto che viene loro affibbiato solo per il fatto che non credono nei dogmi del positivismo e del razionalismo riguardo a certe cose.  

La contro-obiezione che in genere gli scientisti incalliti fanno, quando gli si fa notare la indimostrabilità del loro assioma di partenza, è questa: la scienza deve ricercare solo cause naturali per definizione. Va bene, però questo non la autorizza affatto a negare per partito preso e in modo pregiudiziale che esistano cose non spiegabili in questo modo. La scienza non ha il diritto di escludere aprioristicamente ciò che la trascende. Sarebbe più onesto e intelligente dire francamente che ci sono cose che sfuggono all'indagine scientifica che si limiti ad un paradigma strettamente naturalistico. Un atteggiamento simile è quello peraltro che è stato ed è adottato da molti scienziati e filosofi, i quali ammettono senza farsi dei problemi che ci sono campi nei quali la scienza positivista è impotente. Il riconoscere un proprio limite ci sembra più intelligente che arrampicarsi sui vetri - rischiando di apparire ridicoli - per cercare di dimostrare che questi limiti non ci sono. Il caso dell'evoluzionismo è emblematico. Pur di non ammettere che certe cose nel mondo evidenziano l'azione di un agente intelligente gli evoluzionisti arrivano a costruire delle ipotesi che appaiono, anche solo al buon senso, più assurde ancora della causa intelligente che si vuole a tutti costi negare.  

Prendiamo atto peraltro che secondo lo stesso libro recensito "la teoria darwiniana non è precisamente vera". Dobbiamo confessare di avere sempre avuto anche noi dei dubbi in proposito. Non pensiamo neanche di essere gli unici a considerare la quantità di autori che hanno scritto e continuano a scrivere libri sull'Intelligent Design in particolare e di critica dell'evoluzionismo in generale. Diversamente dall'affermazione di Huxley oggi come oggi c'è una differenza abissale fra l'evidenza scientifica del sistema planetario eliocentrico sostenuto da Copernico e l'evidenza scientifica del Darwinismo. L'eliocentrismo è una verità scientifica astronomica addirittura fotografata. Chi ha mai visto da qualche parte i fenomeni miracolosi di trasformazione di una specie in un altra contemplati dalla macro-evoluzione? Ne ci si venga a dire che la mutazione dei virus avviene praticamente in laboratorio sotto il microscopio. Le varianti virali non possono in nessun modo costituire delle prove del trasformismo fra specie. Fra i virus, semplici agglomerati di materiale genetico, e gli organismi ci sono innumerevoli ordini di grandezza di complessità. Mutatis mutandis sarebbe come affermare che, solo per il fatto che nella scatola di fiammiferi che ho in cucina si possono verificare rimescolamenti di fiammiferi allora la mia casa potrebbe trasformarsi in una portaerei. Visto che il Darwinismo, che è la negazione della creazione - per la stessa ammissione degli evoluzionisti - non è "precisamente vero", allora in buona logica non si dovrebbe dedurre che forse è vera la creazione?  

Comunque ringraziamo il recensore di Le Science per averci risparmiato il solito accenno ai "secoli bui medievali" che è di prassi quando gli "illuministi" antichi e moderni parlano di barbarie e vogliono attaccare chi non la pensa come loro. Secoli in cui si credeva più in Dio e avvenivano guerre, stragi, torture, ecc. (Non sono esattamente le cose che succedono anche adesso che non si crede più in Dio? ...). In verita` la barbarie è uno stato di ottenebramento intellettuale dell'uomo che è possibile purtroppo sempre, anche (e forse più) nel mondo moderno tecnologizzato. Quindi secondo noi la barbarie è più facile rintracciarla nell'intolleranza verso le altrui idee e nel fanatismo esclusivista piuttosto che nel creazionismo o in altre onesti sistemi culturali. Secondo questo punto di vista non si potrebbe dire che sia piuttosto un po' intellettualmente barbaro l'atteggiamento della rivista Le Scienze che, nonostante pretenda di essere sempre scientificamente aggiornata, dimostra una certa faziosità, preferendo recensire vecchi libri evoluzionisti del XIX secolo piuttosto che recensire qualcuno dei molti libri scientifici recenti sull'Intelligent Design? Visto che questo lavoro di aggiornamento scientifico non lo ha ancora fatto la rivista Le Scienze, anche se sarebbe di sua competenza, abbiamo pensato di fornire noi  in questo sito i riferimenti ad alcuni di tali documenti, per coloro che fossero interessati a tali argomenti.  



[1] G.J.Chaitin, Leibnitz, Information, Math and Physics, 4