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Evoluzionismo biologico
Redazione  

 

L'evoluzionismo biologico è un'ideologia che non esisteva prima del XIX secolo. Fino al XIX secolo, la maggior parte dei naturalisti (compresi i fondatori della biologia moderna C.Linneo, G.Cuvier, L.Agassiz, G.Mendel, R.Owen, L.Pasteur, ecc.) condivideva un modello "tipologico" discontinuo, secondo il quale, sia nel regno vegetale che in quello animale, le variazioni possibili, sul disegno o archetipo di una classe, sono limitate. Inoltre nessuno pensava che questi "disegni" altamente specifici potessero essere un prodotto del cieco caso, né che potessero essersi trasformati casualmente uno nell'altro, bensì che fossero "segni" dell'operato di un'intelligenza superiore. L'interpretazioni tipologica della natura escludeva quindi la variazione al di sopra del livello tassonomico delle specie e sottospecie. La demarcazione naturale fra una specie e l'altra riposa sul fatto che specie diverse non si possono incrociare fertilmente fra di loro. Inoltre il modello tipologico esclude necessariamente l'esistenza di un antenato comune a tutte le specie.

Temporalmente concomitante all'inizio dell'era industriale, è venuta innestandosi gradualmente l'ideologia evoluzionista nella biologia in particolare e nella scienza in generale. Secondo codesta il mondo è un palcoscenico materiale i cui attori sono solo forze naturali, che non hanno avuto bisogno di alcuna regia superiore per manifestarsi. L'universo è fatto unicamente di materia, che è eterna. In particolare viene sostenuta l'ipotesi dell'"abiogenesi", cioè che la vita è un prodotto casualmente auto-formatosi ad un dato momento, a partire dalla materia inorganica senza bisogno dell'intervento di alcun agente intelligente. Inoltre è supposto un modello continuo di variazione illimitata in natura - il trasformismo -, cioè un graduale spontaneo perfezionamento da forme semplici a forme viventi sempre più complesse fino ad arrivare all'uomo. Il trasformismo comporta quindi l'esistenza di un antenato comune a tutti gli esseri, il quale deriva poi, per mezzo di un processo di graduale perfezionamento, da una singola cellula. Per cui in estrema sintesi si può dire che l'evoluzionismo è il tentativo di trarre il più dal meno.

All'uomo non si riconosce alcuna centralità nel creato, al massimo un grado di "complessificazione" quantitativa che non giustifica alcuna superiorità veramente essenziale rispetto agli altri animali. Tant'è vero che l'uomo viene considerato, nell'ordine zoologico dei primati, nella linea di discendenza della scimmia.

Nonostante vari precursori si può considerare C.Darwin l'antesignano emblematico del movimento evoluzionista perché è a partire dalla sua opera monumentale "L'origine delle specie" (1859) che queste idee acquisirono un enorme influenza in tutti i campi.

Qualcuno ha detto del tutto a sproposito che l'evoluzionismo è un'ideologia "metafisica". Ciò è del tutto assurdo. Secondo l'etimologia della parola, "metafisica" significa "oltre il fisico", "sopra la natura" (meta-physis in latino). L'evoluzionismo negando tutto ciò che è soprannaturale e cercando di spiegare tutto per mezzo delle sole forze naturali è propriamente e assolutamente "anti-metafisico":

«L'evoluzione è il tentativo di spiegare le cose e la loro origine senza parlare di metafisica».

Dalle prime ingenue ipotesi evoluzionistiche di H.Spencer, J.B.Lamarck, A.R.Wallace e C.Darwin al neo-Darwinismo attuale sono passati quasi due secoli. Non è nostra intenzione ripercorrere nei dettagli l'evoluzione dell'evoluzionismo durante questo periodo. Ne riteniamo che sia indispensabile il farlo in quanto tutte le varie teorie che rientrano in questa catalogazione hanno in comune la negazione dell'intelligenza all'origine della vita. Inoltre tutte ipotizzano una più o meno graduale trasformazione di tutti gli esseri viventi, compreso l'uomo, a partire da forme rudimentali di vita, anzi dalla materia inorganica (abiogenesi). Ci sono pareri discordi solo sui fattori a cui sarebbe dovuta questa enorme trasformazione. Le forme più vecchie davano più importanza alle variazioni adattative all'ambiente e alla pressione selettiva, le più recenti danno più importanza alle mutazioni genetiche casuali. In particolare tutte le volte che parliamo di neo-Darwinismo ci riferiamo alla cosidetta "sintesi evoluzionaria", ovvero alla teoria basata sui principi darwiniani che fu impostata in una serie di incontri interdisciplinari fra i maggiori biologi nella metà del ventesimo secolo.

Nel complesso però, tenuto conto del loro nucleo di ipotesi comune, e del genere di contestazione di cui qui si tratta, si può benissimo parlare dell'evoluzionismo come fosse un'unica teoria.

Bisogna peraltro chiarire subito che la tesi della macro-evoluzione biologica è un'ipotesi filosofica non una teoria scientifica. Persino un evoluzionista come R.Dawkins, riferendosi come paragone al fatto che la Terra gira attorno al Sole, è costretto ad ammettere che:

«Non si può dire propriamente che il darwinismo appartenga alla stessa classe di fatti incontrovertibili. E` ancora lecito sollevare rispettabili obiezioni [...]»[1].

Nessun fenomeno ipotizzato dal trasformismo è verificabile o riproducibile. Inoltre, dal punto di vista teorico, il darwinismo non è in grado di proporre alcun modello matematico:

«La teoria dell'evoluzione biologica della specie umana non ha alcuna base matematica. Eppure molti arrivano all'incredibile presunzione di classificarla come un'esatta teoria scientifica, corroborata da verifiche sperimentali. Domanda: quali sono le equazioni di questa teoria? Risposta: non esistono»[2].

O meglio un'equazione c'è ed è quella di Hardy-Weinberg, la quale stabilisce, nell'ambito della genetica delle popolazioni, che una popolazione è in equilibrio sia per la frequenza degli alleli che, in generale, per quella dei genotipi. Questa legge, che enuncia un fondamentale principio di stabilità, smentisce quindi anch'essa la macro-evoluzione.

L'evoluzionismo ha tentato di spacciarsi per una teoria scientifica, ma invece, per le sue implicazioni e per la sua persistenza, si tratta solo del più incredibile equivoco e della più colossale illusione del pensiero filosofico occidentale moderno negli ultimi due secoli:

«Promuovere la Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie umana al rango di teoria scientifica corroborata da prove sperimentali e in grado di negare l'esistenza di Dio, è uno degli atti di mistificazione culturale più gravi che siano stati commessi da quando è nata la Scienza»[3].

In realtà l'evoluzionismo è solo uno strumento delle concezioni filosofiche materialiste:

«L'evoluzionismo non è un fatto, ma una filosofia. Il materialismo viene prima di tutto: ogni evidenza viene interpretata in funzione di questo assioma filosofico intoccabile. Se l'evidenza sembra andare contro la filosofia, peggio per l'evidenza. Per un materialista è meglio barare nella scienza piuttosto che avere Dio alla porta»[4].  



[1] R.Dawkins, Il cappellano del Diavolo, cap.2.

[2] A.Zichichi, Perchè io credo in Colui che ha fatto il mondo, III.6.

[3] Ibidem, IV.8.

[4] P.E.Johnson, Defeating Darwinism by opening minds, cap.5.