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Movimento Intelligent Design
Redazione  

 

Secondo la sincera ammissione di un evoluzionista:

«L'evoluzione è una sorta di dogma al quale i suoi sacerdoti non credono più, ma che tengono in piedi per il popolo»[1].

Vari segni indicano però che il popolo incomincia a rendersi conto di essere preso in giro. Negli USA, nonostante il martellamento ideologico subito fin dalla scuola elementare, la maggior parte della popolazione si rifiuta di credere al Darwinismo. Secondo un recente sondaggio anche il 60% dei medici americani non ci crede. Dopotutto un medico ha una certa conoscenza "vissuta" della complessità dei meccanismi fisiologici del corpo umano. Un altro segno ormai non più nascondibile è la nascita, a partire dagli anni 90, del movimento del cosiddetto "Intelligent Design" (ID), ovvero del "progetto intelligente". Si tratta di un gruppo di scienziati che, esaminando le supposte evidenze scientifiche del Darwinismo, vi ha riscontrato delle falle di non poco conto. Ma oltre a svolgere un opera di critica costruttiva l'ID ha sviluppato una vera e propria teoria dell'ID (IDT). A parte vari libri pionieristici (M.Denton, L.Spetner e altri) si può dire che il movimento ID sia nato con il famoso libro contro-corrente di P.E.Johnson "Darwin on trial". Il "processo" che in questo libro si fa idealmente a Darwin e ai suoi seguaci nelle sue conclusioni non lascia adito a dubbi. In sintesi secondo Johnson il Darwinismo è una concezione erronea senza fondamento scientifico messa su soltanto per sostenere le ideologie materialistiche. Come dice R.Dawkins senza peli sulla lingua: «Il Darwinismo è ciò che permette ad uno scienziato di essere un perfetto ateo».  

Dopo Johnson il movimento ID riceve apporti fondamentali di altri scienziati. Nel 1996 esce il famoso libro "Darwin's black box" di M.J.Behe. Behe è un professore universitario di biochimica che, esaminando vari sistemi molecolari sub-cellulari e extra-cellulari, ha scoperto che sono contraddistinti dall'essere "irriducibilmente complessi". Per spiegare questo importante concetto della irriducibile complessità (IC) ricorre al semplice paragone di una trappola per topi. Una trappola per topi è un sistema che, pur avendo pochi pezzi, non può avere precursori funzionanti, cioè esso deve essere concepito e realizzato fin dall'inizio in tutte le sue componenti, per poter essere idoneo al suo scopo, che è quello di acciuffare i topi. Analogamente i sistemi IC della biologia molecolare non possono essersi evoluti ciecamente come sosteneva Darwin per mezzo di piccole variazioni successive perchè la loro irriducibile complessità fa si che non possano aver avuto precursori funzionanti. Darwin stesso era conscio della debolezza della sua teoria su questo punto, ed espresse il suo timore in questa memorabile affermazione:

«Se potesse dimostrarsi l'esistenza di un organo complesso che non potesse essere formato con numerose successive piccole modificazioni  la mia teoria crollerebbe irrimediabilmente»[2].

 Il merito di Behe è stato proprio quello di aver trovato in laboratorio ciò che Darwin temeva: l' irriducibile complessità. Il libro "Darwin's black box" è considerato uno dei 100 libri più importanti del XX secolo. Attualmente è un best-seller che vende ancora 15.000 copie l'anno solo negli USA, che non è poco per un libro scientifico pieno zeppo di dettagli di biologia molecolare. Ovviamente gli evoluzionisti hanno subito attaccato Behe contestando addirittura il suo concetto di irriducibile complessità, il quale invece è di un'evidenza lampante, come qualsiasi progettista di sistemi (di qualsivoglia campo ingegneristico) non avrebbe alcuna difficoltà ad ammettere. Ma si sa gli evoluzionisti non hanno da progettare sistemi, loro devono solo proporre ipotesi inverificabili circa fenomeni che si sarebbero prodotti milioni di anni fa.  

In tali ipotesi gli scienziati del movimento ID hanno peraltro trovato un mucchio di incoerenze. A cominciare dall'"esplosione" del Cambriano nella quale quasi improvvisamente sono comparse quasi tutte le specie animali (o i loro precursori) che abitano attualmente la terra. Prima del Cambriano non si trovano fossili di queste specie. Questa improvvisa comparsa non va d'accordo con i tempi lunghissimi che richiede un processo darwiniano di mutazione/selezione. Quel che è peggio è che non si sono mai trovati i fossili delle cosiddette forme transizionali, ovvero gli innumerevoli stadi intermedi che dovrebbero testimoniare il passaggio da una specie ad un'altra. Si tratta dei famosi "anelli mancanti" della cui esistenza (o meglio non-esistenza) molti erano già edotti prima ancora del movimento ID. I darwinisti stessi sono sempre stati consci che la mancanza dei fossili dei mutanti era una della parti più deboli della loro teoria. Lo stesso Darwin era costretto ad ammetterlo a malincuore:

«Dal momento che queste forme di transizione devono essere esistite, perché non le troviamo sepolte in numero infinito nella crosta terrestre? [...] Quando più specie molto affini abitano lo stesso territorio, dovremmo certamente trovare attualmente molte forme di transizione. [...] Perché non troviamo le varietà intermedie che si collegano strettamente a quelle? Questa difficoltà mi ha confuso per lungo tempo»[3].

Nel 1998 esce il libro "The design inference" del matematico W.A.Dembski. In tale libro si cerca una risposta scientifica alla domanda: è possibile sviluppare dei metodi matematici per determinare con certezza se un oggetto è opera di un agente intelligente? In questo libro e in una serie di libri successivi Dembski risponde di si a questa domanda fornendo gli strumenti concettuali e procedurali per raggiungere lo scopo. Il ragionamento viene da Dembski condotto principalmente nell'alveo delle teoria dell'informazione, che è per natura il suo. In breve egli introduce il concetto di informazione complessa specificata (CSI). Quando i gradi di "specificazione" e di "complessità" dell'informazione contenuta in un oggetto superano una certa soglia allora all'origine di tale oggetto deve esserci l'intelligenza. Dembski propone di stabilire convenzionalmente che la "soglia di impossibilità", oltre la quale un evento è praticamente impossibile, corrisponda ad probabilità di 1 su 10 elevato a 150. Esaminando le cose con il criterio di Dembski, si può dire che, per esempio, una singola lettera dell'alfabeto è specificata ma non complessa. Una lunga sequenza casuale di caratteri è complessa ma non specificata. La "Divina Commedia" è invece sia complessa che specificata, contiene della CSI, ed è quindi un ID, se la sua probabilità è inferiore alla "soglia di impossibilità". Quando si applicano tali criteri alle strutture biologiche si scopre che esse contengono della CSI in sovrabbondanza, al punto che è impossibile sostenere la loro origine e la loro evoluzione spontanea. Detto in soldoni è più probabile che la Divina Commedia sia stata scritta a caso piuttosto che una singola proteina sia sorta in maniera casuale. Ovviamente anche Dembski è stato attaccato dai Darwinisti sul tema della complessità. Essi avevano irriso il teologo W.Paley quando faceva notare che, trovando per terra un orologio, si dovrebbe pensare ad un orologiaio. Era l'epoca di Darwin il quale credeva che una cellula fosse solo una goccia gelatinosa. Ora i biologi molecolari hanno scoperto che una cellula contiene sistemi informatizzati molto più complessi din un microprocessore. Inoltre il software cellulare, pur non essendo stato ancora compreso in tutte i suoi dettagli, è molto più complesso di un moderno sistema  operativo di computer. Ciononostante i neo-Darwinisti continuano incredibilmente a chiudere gli occhi sulla complessità biologica. Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.  

Bisogna notare che l'Intelligent Design, a differenza del creazionismo religioso che parte dai testi sacri, si basa unicamente su concetti e procedure scientifiche. Gli evoluzionisti cercano disperatamente di riverberare le ingenuità del creazionismo religioso letterale sull'ID per cercare di screditarlo. Secondo loro l'ID è solo "creazionismo evoluto". Ma i proponenti del movimento ID tengono a precisare: stabilito che un oggetto animato o inanimato è stato progettato non è compito dell'ID fare illazioni sul suo progettista. In questo i teorici dell'ID dimostrano la loro onestà intellettuale: noi - dicono - facciamo la nostra parte in campo scientifico, altri facciano la loro in campo filosofico e teologico. Ovviamente l'ID ha delle potenziali notevoli ripercussioni nei campi culturali contigui alla scienza, come lo stesso evoluzionismo le ha avute. Ma l'ID non deve partire da concetti metafisici bensì deve basarsi unicamente sull'evidenza scientifica. Lo scopo dichiarato dell'ID è che si deve e si può stabilire la verità circa l'origine della complessità degli organismi viventi anche solo con mezzi scientifici. Esso in questo modo è in grado di stabilire scientificamente che la migliore spiegazione circa l'origine di questi sistemi non è l'evoluzione Darwiniana bensì la progettazione. Il Discovery Institute di Seattle è negli USA il principale ente che sostiene la ricerca nel campo dell'ID. Esso ha raccolto una lista con le firme di più di 400 scienziati e accademici che hanno avuto il coraggio di dichiarare espressamente di non credere nel Darwinismo. Questa lista continua a crescere nonostante la forte opposizione che la cultura dominante esercita sugli scienziati dissenzienti, anche con intimidazioni e licenziamenti.  

In poche parole la controversia tra i Darwinisti e il movimento ID si può riassumere in questi termini. I Darwinisti amano dire: il mondo è pieno di oggetti naturali che sembrano progettati, ma che non lo sono. L'ID dice: il mondo è pieno di oggetti naturali che sembrano progettati, proprio perchè lo sono.



[1] P.Lemoine, in L'Encyclopedie Francaise, citato da D.Raffard de Brienne, Per finirla con l'evoluzionismo.

[2] C.Darwin, L'origine delle specie, cap.6.

[3] Ibidem, cap.6.