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Le origini dell`Intelligent Design
Jonathan Witt (Discovery Institute)  

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Breve storia della teoria scientifica dell'Intelligent Design 

Riassunto

I critici della teoria dell'Intelligent Design affermano spesso che è semplicemente una nuova versione di crezionismo, e che iniziò dopo che la Corte Suprema si pronunciò contro il creazionismo nel processo Edwars-Aguillard nel 1987. In realtà, l'idea di "progetto intelligente" risale a Socrate e Platone, e il termine "Intelligent Design" come alternative all'evoluzione cieca venne usato prima ancora del 1897. Più recentemente, le scoperte degli ultimi decenni in fisica, astronomia, teoria dell'informazione, biochimica, genetica e discipline collegate hanno dato l'impulso a scienziati e filosofi della scienza per sviluppare la moderna "Design Theory". Molte delle idée fondamentali della teoria dell'Intelligent Design erano già articulate dagli scienziati e filosofi della scienza prima degli anni '80, cioè prima della decisione del processo Edwars-Aguillard.

* * *

Qual'è l'origine della teoria dell'Intelligent Design? 

Gli oppositori di questa teoria spesso insistono che l'Intelligent Design fu una cospirazione a seguito della decisione della Corte Suprema nel 1987 nel processo Edwars-Aguillard[1], nel quale essa si pronunciò contro l'insegnamento del creazionismo nelle materie scientifiche delle scuole pubbliche. La teoria dell'Intelligent Design - dicono i suoi critici - è solo un modo di aggirare tale pronunciamento, una specie di creazionismo mascherato. 

Invece il fatto è che l'Intelligent Design anticipa tale processo di molti anni. Le sue radici affondano nelle speculazioni filosofiche circa il "progetto" di Socrate e Platone[2]; lo stesso termine "Intelligent Design" è più vecchio di un secolo. Lo studioso di Oxford F.C.S.Schiller lo usò in uno scritto del 1897, nel quale scrive: «non è possibile escludere la supposizione che il processo dell'evoluzione sia guidato da un progetto intelligente.»[3] 

In "By Design", storia della controversia circa il Design, il giornalista Larry Witham individua le radici del movimento Intelligent Design in biologia negli anni '50 e '60, e il movimento vero e proprio neglia anni '70.[4] I biochimici stavano svelando i segreti del DNA e scoprivano che era parte di un complesso sistema di elaborazione dell'informazione composto di nanotecnologie estremamente sofisticate. Uno dei primi intellettuali a capire il significato di queste scoperte fu il chimico e filosofo Michael Polanyi, il quale nel 1967 disse che le "macchine non possono essere riducibili alla sola fisica e chimica" e che "ugualmente sono irriducibili le strutture meccaniche degli esseri viventi."[5] 

Il biochimico Michael Behe avrebbe in seguito sviluppato le idee di Polanyi con il suo concetto della irriducibile complessità. Il matematico William Dembski considerava il lavoro di Polanyi così influente da dedicargli il Centro Michael Polanyi alla Baylor University.

Il lavoro di Polanyi influenzò anche il libro seminale The Mystery of Life's Origin (1984) di Charles Thaxton (Ph.D., Physical Chemistry, Iowa Stare University), Walter Bradley (Ph.D., Materials Science, University of Texas, Austin), e Roger Olsen (Ph.D., Geochemistry, Colorado School of Mines). Thaxton e i suoi co-autori ribadirono che materia ed energia da soli possono fare ben poco, e che certe cose possono "essere congegnate solo tramite ciò che Michael Polanyi chiamava ‘un profondo intervento di informazione'."[6]

Il libro fu scritto sotto gli auspici della Foundation for Thought and Ethics (FTE), e quando il libro era quasi finito, Thaxton e il presidente della FTE, Jon Buell, presero contatto con Dean Kenyon, ricercatore sul problema dell'origine della vita, autore di una importante monografia sull'argomento, Biochemical Predestination, e professore di biologia alla San Francisco State University. Essi avevano paura che Kenyon avrebbe smentito le loro argomentazioni. Invece, egli trovò il libro "una straordinaria nuova analisi di un vecchio problema" e si offrì per scrivere la prefazione. 

Infine il libro fu pubblicato dalla The Philosophical Library di New York, editore di molti premi Nobel, e divenne il miglior testo universitario sull'evoluzione chimica.[7] Le vendite furono incentivate sia da recensioni favorevoli in prestigiose riviste come Yale Journal of Biology and Medicine sia da giudizi positivi espressi da studiosi eminenti. Per esempio, esso ricevette plausi da Klaus Dose nel suo articolo di recensione sugli studi sull'rigine della vita, "The origin of life: più domande che risposte." 

Finì che Kenyon e i tre autori del libro condivisero un impegno ad investigare la possibilità di un progetto in natura che non partisse necessariamente da assunzioni religiose. 

"Il mio approccio è sempre stato quello di guardare al problema entro un cornice unicamente  scientifica", disse Kenyon in una recente intervista telefonica.[8] "Dopo tutto, iniziai a dissentire dal materialismo scientifico osservando gli esperimenti sull'origine della vita, inclusi i miei esperimenti. La mia transizione partì dalle scienze empiriche, attraverso un'analisi dei dati sperimentali della scienza delle origini, inclusa l'evidenza paleontologica. Divenne sempre più scomodo per me presentare ai miei studenti conclusioni che non erano suffragate da dati sperimentali." 

Kenyon disse che fu attratto da The mystery of Life's Origin per la cautela e il rigore con le quali muoveva dall'osservazione alle conclusioni senza concedersi asserzioni gratuite circa l'identità del progettista del primo organismo. Un passaggio chiave del suo epilogo illustra bene la qualità del libro: 

«Abbiamo oggi evidenze sperimentali che investigatori intelligenti possono (e devono) ammettere delle invenzioni per canalizzare l'energia attraverso vie chimiche non casuali per effettuare alcune complesse sintesi chimiche, fra cui la costruzione dei geni. Un principio di uniformità usato in vari campi non suggerisce che il DNA ha una causa intelligente alla sua origine?»[9] 

Il linguaggio usato è già il classico vocabolario dell'Intelligent Design. Troviamo cose simili nel libro del biologo molecolare Micheal Denton "Evolution: A theory in Crisis": «La conclusione dell'esistenza di un progetto è un'induzione a posteriori basata sulla coerente e spietata applicazione della logica dell'analogia. Questa conclusione può avere implicazioni religiose, ma non dipende da presupposti religiosi. »[10] 

Denton non si definisce come un teorico dell'Intelligent Design, ma la sua affermazione va al cuore della differenza tra creazionismo e teoria dell'Intelligent Design. La differenza essenziale non sta tanto nel fatto che si parli di "progetto intelligente del DNA" piuttosto che "creazione del DNA". La differenza è più di sostanza che di stile. Il creazionismo ingenuo si basa su una lettura letterale della Genesi [che è invece altamente simbolica], e di norma include la creazione della terra da parte del Dio biblico pochi migliaia di anni fa. La teoria dell'Intelligent Design non è basata su presupposti religiosi ma semplicemente deduce che una causa intelligente è la migliore spiegazione per certe caratteristiche del mondo naturale. A differenza del creazionismo nel processo Edwards-Aguillard, la teoria dell'Intelligent Design non prende in considerazione l'identità del progettista ne difende il racconto della Genesi (o qualsiasi altro sacro testo). Questo è il motivo per cui un ateo come il filosofo britannico Antony Flew, che rifiuta il dio giudaico-cristiano, può nondimeno abbracciare la tesi dell'Intelligent Design per l'origine della vita.[11] 

Il fatto che l'Intelligent Design non identifichi la sorgente del progetto non è calcolo politico ma una questione di principio, nel senso di rifiutarsi di andare oltre ciò che l'evidenza scientifica ci dice. Prendiamo in considerazione la più famosa deduzione di progetto dell'Intelligent Design, il flagellum dei batteri. Michael Behe spiega che questo microscopico motore rotativo, come un motore di automobile, ha bisogno di tutto il suo macchinario a posto per funzionare. La migliore spiegazione per questa macchina con complessità irriducibile è il progetto intelligente, ma non c'è alcuna iscrizione sul cofano di questo piccolo motore che identifiche il progettista. Per scoprire l'identità del progettista bisogna andare oltre la scienza. 

Il termine "Intelligent Design" è stato usato per comunicare questo fatto. In una recente intervista telefonica, Charles Thaxton disse che, all'inizio della sua esplorazione sulla causalità intelligente nell'origine della vita, egli aveva usato qualche volta il termine "creare".[12] Il termine in se ha un significato perfettamente neutrale, ma egli disse che divenne sempre più conscio che questo termine era nello stesso tempo troppo largo e troppo specifico. Se si cerca con Google Scholar i riferimenti in biologia di "creazione" se ne trovano più di 50.000, spesso riferentesi a processi biologici che formano certe strutture. Creare significa semplicemente causare l'esistenza di qualcosa.[13] 

Più problematico era il fatto che molti dei lettori di Thaxton avrebbero collegato a qualsiasi significato del termine "creare" il racconto biblico della creazione. Siccome l'evidenza che lui e altri teorici dell'ID stavano presentando non diceva se la sorgente del progetto fosse il dio biblico, sempre più essi evitarono di usarlo. 

Nello stesso anno in cui uscì The Mystery of Life's Origin, Thaxton incontrò Stephen Meyer, un giovane geofisico e futuro direttore del Centro per la Scienza e la Cultura del Discovery Institute, il centro istituzionale per gli scienziati e gli studiosi della teoria dell'ID di tutto il mondo. Thaxton, Meyer ed altri a quel tempo (1984) già usavano termini come "intelligenza creativa, causa intelligente, artefice, artefice intelligente" quando si misero insieme per affrontare il problema del rilevamento del progetto in ambito scientifico. 

Come editor accademico della Foundation for Thought and Ethics, Thaxton fu il curatore di un libro di testo scientifico supplementare scritto con Kenyon, intitolato "Of Pandas and People: The Central Question delle origini biologiche". Vicino al completamento, Thaxton continuò a cercare un termine che fosse meno impegnativo e, allo stesso tempo, più generale, una denominazione che descrivesse una scienza aperta all'evidenza della causalità intelligente e libera da assunzioni religiose. Egli la trovò inuna frase che raccolse da uno scienziato della NASA. "E' proprio ciò di cui ho bisogno", Thaxton ricorda di aver pensato. "E' un buon termine ingegneristico ... Dopo averlo visto la prima volta, esso mi sembrò appropriato. Quando andavo ai simposi, notavo che tale frase si sentiva ogni tanto. Andai a sfogliare i miei vecchi unmeri della rivista Science e trovai che tale termine era usato occasionalmente." Presto fu incorporato nellinguaggio del libro. 

Dal suo uso nelle conferenze e nelle riviste di Science, Thaxton vide che "Intelligent Design" era già un termine scientifico usato, bastava estenderlo al processo di rilevamento di "disegno" nelle strutture naturali. "Sapevo da Polanyi che le leggi della chimica e della fisica non giustificavano la sequenza dei nucleotidi [nel DNA]", disse Thaxton, "ma non sapevo come collegare ciò all'intelligenza finchè lessi l'articolo di Hubert Yockey del 1981 che c'è un'identità strutturale tra la sequenza dei nucleotidi del DNA e la sequenza delle lettere delle frasi in un libro."[14] 

Yockey scrisse: «E' importante capire che non stiamo ragionando per analogia. L'ipotesi della sequenza [che l'ordine esatto dei simboli memorizza l'informazione] si applica direttamente alla proteina e al testo genetico altrettanto bene che al linguaggio scritto e quindi il trattamento è matematicamente identico.»[15] Yockey non è un proponente dell'"Intelligent Design", ma il suo rilievo fu determinante per Thaxton: «Capii immediatamente che non era un'analogia ma uno stesso modello matematico e dissi, bene se il trattamento è matematicamente identico e io so che l'intelligenza è responsabile della sequenza delle lettere delle frasi in un libro, allora vado sul sicuro nel dire che  l'intelligenza è  anche responsabile della sequenza dei nucleotidi.»[16] 

La teoria dell'"Intelligent Design in biologia emerse, in gran parte, da questi tentativi di spiegare la rivoluzione dell'informazione in biologia degli anni '60 e '70. Nella sua critica del 1985 della moderna teoria dell'evoluzione, Michael Denton commentò: «E' soltanto da una ventina d'anni con la rivoluzione della biologia molecolare e con l'avanzamento della cibernetica della teconologia dei computer che la critica del filosofo David Hume [all'idea di progetto] è stata finalmente sconfitta e l'analogia tra gli organismi e le macchine è diventata convincente.»[17] 

La teoria dell'"Intelligent Design" è una questione ben più grande che il semplice processo Edwards-Aguillard. E' addirittura più grande della biologia stessa  - un punto normalmente disconosciuto dai giornalisti desiderosi di ridurre tutto alla arrugginita polemica del processo Scopes Monkey a alla sua caricatura Hollywoodiana, il film Inherit the Wind. Il XX secolo ha portato nuova evidenza di progetto non solo in microbiologia ma anche in chimica, fisica e cosmologia. 

Se l'universo fosse eterno, come era ritenuto dal sapere scientifico dell'inizio del XX secolo, la sua origine non richiedeva spiegazione: esso non aveva origine. Ma se esso avesse avuto origine, allora c'era qualche spiegazione da dare. Chi o cosa la diede? Nel 1920, Edwin Hubble scoprì che la luce proveniente dalle galassie distanti si sposta [verso il rosso], suggerendo che l'universo si sta espandendo. Questo, sommato alla scoperta della radiazione di fondo a microonde nel 1960, convinse la maggior parte degli scienziati che l'universo non era eterno ma che inizio in un finito passato. 

Incominciando con la scoperta all'inizio degli anni '50 di Fred Hoyle[18] della risonanza del carbonio-12, i fisici incominciarono a scoprire il gran numero di modi in cui le costanti universali della fisica e della chimica (gravità, le forze nucleari deboli e forti, ecc.) sono accuratamente tarate per consentire la vita complessa. Ricordando questi sviluppi nel 1982, l'eminente fisico teorico Paul Davies descrisse la taratura precisa ("fine-tuning") dell'universo come "l'evidenza più convincente della presenza di un progetto cosmico".[19] 

Hoyle, un eminente fisico teorico agnostico, continuò con The Intelligent Universe (1983), contenenti capitoli come "The information rich Universe" e "What is intelligence Up To?". Hoyle, pur non essendo amico della Cristianità o del creazionismo biblico, nondimeno asserì che "Qualcosa manca evidentemente negli studi cosmologici. L'origine dell'universo, come la soluzione del cubo di Rubik, richiede un'intelligenza."[20] 

Come Hoyle disse altrove: «Un'interpretazione di buon senso dei fatti suggerisce che un intelletto superiore ha spadroneggiato con la fisica, altrettanto come con la chimica e la biologia, e che non ci sono forze cieche a ben vedere nella natura.»[21] 

L'affermazione di Hoyle, quindi, si estendeva anche oltre il regno della biologia. «Siamo vicini alla questione che sembra essere presente nella mente di un Darwiniano entusiasta, che sembra dare per scontato che l'ambiente è intelligente, un'idea che in parte sottoscriverei, ma che è piuttosto contraria alla teoria Darwiniana.» Hoyle scrisse nello stesso libro del 1983: «Una conoscenza appropriata dell'evoluzione richiede che l'ambiente, o le variazioni sulle quali opera, o entrambi, siano controllati intelligentemente.»[22]

 

Per ora questo breve racconto ha portato certi fatti sotto il riflettore. Sebbene le sue radici affondano sino a Platone, il moderno movimento dell'Intelligent Design scaturisce da recenti scoperte in astronomia, fisica, chimica e biologia. E' più vecchio dei processi anti-creazionistici e molto più rilevante delle attuali battaglie sulla educazione scientifica. 

Alcuni oppositori dell'Intelligent Design, invece, non sono interessati a discutere sull'evidenza. Essi pretendono che il lavoro intellettuale di scienziati come Dean Kenyon giri attorno ai processi in tribunale. La teoria dell'Intelligent Design deve molto alla legge, ma le leggi di cui si occupa sono le leggi di natura. La seconda metà del XX secolo ha rivelato che esse sono tarate con estrema precisione per permettere la vita. Essa ha anche rivelato che la vita, oltre a richiedere un insieme di costanti fisiche perfettamente calcolate, essa apparentemente richiede anche qualcosa che solo l'intelligenza può fornire - l'informazione. I critici dell'Intelligent Design ne avrebbero bisogno di più.


 

[1] 482 U.S. 578 (1987).

[2] Vedi Xenophon, Memorabilia of Socrates, Book I, chapter 4; Plato, The Laws, Book X.

[3] F.C.S.Schiller, "Darwinism and Design Argument", in Schiller, Humanism: Philosophical Essays (New York: The Macmillan Co., 1903), 141. L'articolo fu pubblicato la prima volta nella Contemporary Review nel giugno 1897.

[4] Larry Witham, By Design (San Francisco: Encounter Books, 2003).

[5] Michael Polanyi, "Life transcending physics and chemistry", Chemical and Engineering News, 45(35), 21 agosto 1967, pp.54-66.

[6] Charles Thaxton, Walter Bradley, e Roger Olsen, The Mystery of Life's Origin, (Dallas: Lewis and Stanley, 1984), 185.

[7] Intervista con Jon Buell dell'autore, 21 settembre 2005. La recensione di Klaus apparve in Interdisciplinary Science Reviews, 13.4, 1988.

[8] Intervista con Dean Kenyon dell'autore, 18 agosto 2005.

[9] The Mystery of Life's Origins, 211.

[10] Michael Denton, Evolution: A theory in Crisis, (Great Britain: Burnett Books, 1985), 341.

[11] Antony Flew, intervista di Gary Habermas, Philosophia Christi, inverno 2005. 

[12] Intervista con Charles Thaxton dell'autore, 16 agosto 2005.

[13] Intervista con Jon Buell dell'autore, 21 settembre 2005.

[14] Intervista con Charles Thaxton dell'autore, 16 agosto 2005.

[15] Hubert P. Yockey, 1981. "Self Organization Origin of Life Scenarios and Information Theory", Journal of Theoretical Biology, 91, 13.

[16] Intervista con Charles Thaxton dell'autore, 16 agosto 2005.

[17] Denton, 340.

[18] Fred Hoyle, "On Nuclear Reactions Occurring in Very Hot Stars. I. The synthesis of Elements from Carbon to NIckel", AStrophysical Journal Supplement 1 (1954): 121-146.

[19] Paul Davies, The Accidental Universe, (Cambridge: Cambridge UP, 1982), 189.

[20] Fred Hoyle, The Intelligent Universe, (New York: Holt, Rinehart and Winston, 1983), 189.

[21] Hoyle è citato in Davies, The Accidental Universe, 118.

[22] The Intelligent Universe, 244.