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Intelligent Design non significa progetto ottimale
William A. Dembski (Discovery Institute) - Metaviews  

Documento originale

Sono stato recentemente ad un programma NPR a discutere dell'Intelligent Design con il critico Michael Shermer e il paleontologo Donald Prothero. Man mano che la discussione procedeva divenne chiaro che essi usavano la frase "intelligent design" in maniera differente da come la usa la nuova comunità dell'"intelligent design".
 
 L'equivoco si basava su cosa significa l'aggettivo "intelligent" nella frase "intelligent design". "intelligent", dopo tutto, può significare niente più che il risultato di un agente intelligente, anche uno che agisce stupidamente. Come d'altra parte può significare che l'agente intelligente agisce con maestria, capacità e brillantezza. Shermer e Prothero intendevano "intelligent" nel secondo significato, e quindi presumevano che "intelligent design" dovesse necessariamente significare progetto ottimale. La comunità dell'"intelligent design" invece intende il primo significato e quindi separe l'"intelligent design" da ogni questione di ottimalità.
 
Ma perchè mettere l'aggettivo "intelligent" davanti al sostantivo "design". Quest'ultimo non include già l'idea dell'azione intelligente, cosicchè unendoli si ha una ridondanza? Nient'affatto. Se deve distinguere "intelligent design" sia dal progetto apparente sia dal progetto ottimale. Un progetto apparente sembra progettato ma non lo è. Un progetto ottimale significa progetto perfetto e quindi non può esistere se non in un mondo ideale (qualche volta chiamato "cielo Platonico"). Sia l'uno che l'altro non hanno interesse dal nostro punto di vista.
Una strategia usuale degli oppositori del "progetto" in biologia (come Stephen Jay Gould, Richard Dawkins e Francisco Ayala) è di assimilare l'"intelligent design" ad una di queste categorie - disegno ottimale o apparente. Ma si tratta di una scappatoia per evitare di considerare il vero "intelligent design". Le automobili che escono dagli stabilimenti di Detroit sono progettate intelligentemente nel senso che intelligenze umane sono responsabili della loro origine. Nondimeno, anche se pensassimo che a Detroit fabbricano le migliori macchine del mondo, sarebbe ancora sbagliato dire esse sono progettate perfettamente. Ne è giusto dire che esse sono solo apparentemente progettate.

In biologia l'Intelligent Design afferma che una intelligenza progettuale è indispensabile per spiegare la complessità specificata dei sistemi viventi. Mentre un progetto ottimale richiederebbe un progettista perfezionista ed infallibile che sistema tutto in modo perfetto,  l'"intelligent design" va d'accordo con la nostra esperienza usuale dei progetti, che è sempre condizionata dalle situazioni al contorno e quindi non può raggiungere la perfezione assoluta e totale. Nessun progettista reale raggiunge l'ottimalità nel senso di ottenere un progetto perfetto. Invero non esiste al mondo un "progetto perfetto". I progettisti reali si sforzano di rggiungere un'ottimizzazione vincolata, che è una cosa del tutto diversa. Come Henry Petroski, un ingegnere e storico della Duke [University], giustamente nota in "Invenzioni per progetto": "Ogni progetto comporta obiettivi in conflitto e quindi compromessi, e i migliori progetti saranno sempre quelli che realizzano i migliori compromessi".[1] L'ottimizzazione vincolata è l'arte del compromesso tra obiettivi in conflitto. Un progetto non può essere che questo. Trovare difetti nei progetti biologici perchè non raggiungono un'ottimizzazione ideale, come Stephen Jay Gould fa, è quindi pretestuoso. Non conoscendo gli obiettivi del progettista, Gould non può sapere se il progettista ha sbagliato i compromessi fra questi obiettivi.[2]

Ciononostante, l'affermazione che i progetti biologici non sono ottimali ha avuto successo nelle discussioni circa il design. Notevole è che questo successo non deriva dall'analisi di una data struttura biologica e nel mostrare che l'ottimizzazione vincolata per costruirla avrebbe potuto essere migiorata. Ciò avrebbe costituito un legittimo esame scientifico sempre che le migliorie proposte possano essere concretamente implementate and non degenerino in un pio desiderio in cui uno immagina le migliorie senza avere alcuna idea di come realizzarlo o se possa portare a delle conseguenze negative da qualche altra parte. Solo per il fatto che possiamo sempre immaginare qualche miglioria nel progetto non significa che la struttura in oggetto non sia progettata, o che tale miglioria possa realizzarsi, o che tale miglioramento, anche se effettuabile, non comporterebbe qualche difetto altrove. Il successo dell'obiezione della subottimalità non viene affatto dalla scienza, ma dallo spostare la questione dalla scienza alla teologia. Al posto di "come una data struttura può migliorarsi?" la domanda diventa "che razza di Dio creerebbe una struttura come quella?".

Darwin, per esempio, pensava ci fosse "troppa miseria nel mondo" per accettare la tesi del progetto: "Non posso persuadermi che un Dio benevole ed onnipotente avrebbe creato gli Ichneumonidi con l'espressa intenzione che si cibassero con i bruchi vivi, o che un gatto potesse giocare con il topo". [3] Altri esempi suoi sono le "formiche che fanno schiavi" e il "giovane cucolo che estromette i suoi fratelli di nidiata".[4] Il problema del progetto subottimale viene quindi trasformato nel problema del male. Il problema del male consiste nel conciliare le seguenti tre proposizioni: (1) Dio è buono; (2) Dio è onnipotente; (3) il male esiste. Siccome l'esistenza del male è data per certa, il problema è conciliare il male con il fatto che Dio è buono ed onnipotente. Se Dio è onnipotente ma non buono non c'è problema nell'esistenza del male (in questo caso Dio è libero di essere cattivo). ALtrimenti, se Dio è buono ma non onnipotente, non c'e' problema nell'esistenza del male (Dio vuole il bene ma non gli riesce in pieno).

I critici che invocano il problema del male contro il progetto hanno lasciato il campo della scienza e sono entrati nella filosofia e nella teologia. Una camera di tortura con i suoi strumenti di tortura è progettata, e il male del suo progettista non inficia il progetto in se della stanza. L'esistenza del "design" è distinta dalla moralità, dall'estetica, dalla bontà, dall'ottimalità o perfezione del progetto. Ci sono chiari segni di progettazione che sono del tutto indipendenti da queste caratteristiche addizionali.
Alcuni scienziati, comunque, preferiscono riunire scienza e teologia (nonostante siano membri della NAtional Academy of Sciences e professino che codeste sono campi separati e mutuamente esclusivi). Considerate, per esempio, la seguente critica del "design" di Stephen Jay Gould: "Se Dio avesse disegnato una bella macchina per riflettere la sua saggezza e potenza, sicuramente non avrebbe usato un'insieme di parti adatte per altri scopi ... Strani assemblaggi e divertenti soluzioni sono prove di evoluzione - metodi che un Dio sensato non userebbe ma che un processo naturale, costretto dalla storia,segue per forza".[5] Gould qui critica ciè che egli chiama il "pollice del panda", un'appendice ossea che aiuta il panda a pelare il bambu dalla sua scorza esterna e che lo rende commestibile al panda.

La prima domanda da porsi al riguardo è se tale "pollice" mostra chiari segni di intelligenza. Il teorico dell'ID non da per scontato che ogni struttura biologica sia progettata. La mutazione e la selezione operano nella storia della natura per adattare li organismi al loro ambiente. Forse il "pollice del panda" è uno di questi adattamenti. Nondimeno, la mutazione e la selezione sono incapaci di generare le strutture altamente specifiche e ricche di informazione che sono dappertutto in biologia. Gli organismi evidenziano i segni di sistemi ad alta teconologia ingegnerizzati intelligentemente: capacità di memorizzazione e trasferimento di informazione; codifiche funzionanti; sistemi di ordinamento e spedizione; circuiti di autoregolazione e feedback; circuiti di trasduzione del segnale; e dappertutto, complessi e mutuamente interdipendenti reti di parti. Per questa ragione, il biologo molecolare James Shapiro della University of Chicago considera il Darwinismo quasi completamente inutile per spiegare i sistemi biologici e preferisce un modello di processo dell'informazione.[6]
I teorici dell'ID vanno un passo oltre, deducendo che i processi di elaborazione dell'informazione presuppongono un programmatore.
Una volta che l'"intelligent design" di una struttura è stato stabilito, è una questione separata se un dio saggio, potente e benevolo ha progettato una struttura ricca di informazione complessa in un modo o in un altro. Per completezza dell'argomento, diciamo che certe strutture non sono solo, come Gould dice, "strane" o "divertenti" ma addirittura crudeli. Allora? La teologia filosofica ha abbondanti risorse per spiegare il problema del male, fermo restando che Dio è onnipotente e benevole nonostante il male. Il male è sempre un parassita del bene. Davvero, tutte le nostre supposizioni dei male presuppongono un bene che è stato pervertito. L'impurità presuppone la purezza, l'ingiustizia presuppone la giustizia, la deviazione presuppone la via da cui ci siamo discostati, il peccato (il greco hamartia) presuppone uno scopo che è stato fallito, ecc. Boezio la mette in questo modo nella sua La Consolazione della Filosofia: "Se Dio esiste il male esiste; ma come esisterebbe il bene se Dio non esistesse?". [7]
Uno guarda ad una struttura biologica e dice: "ciò è sicuramente per il male". Ma come è iniziata la cosa? Era quella la sua funzione quando Dio l'ha creata? Oggetti inventati per scopi buoni sono regolarmente usati per scopi malvagi. Droghe che servono ad alleviare dolori diventano causa di afflizione. Coltelli per tagliare il pane diventano strumenti per uccidere. Poteri politici concepiti per mantenere ordine e legge diventano mezzi per schiavizzare i cittadini.

Questo è un mondo corrotto. Il bene che Dio aveva inizialmente inteso è offuscato. Molto si è pervertito. Disteleologia, la perversione del progetto nella natura, è una realtà. E` evidente attorno a noi. Ma come spiegarla? Il naturalismo scientifico la spiega con il fatto che il progetto in natura è solo apparente, che è sorto grazie alla mutazione e selezione (o qualche altro meccanismo naturale), e che l'imperfezione, la crudeltà e lo scarto sono ovvi per quei meccanismi. Ma simili meccanismi non possono spiegare le complesse strutture ricche di informazione della natura che evidenziano un progetto vero, non apparente, cioè un "intelligent design". Il progetto in natura è vero. Più spesso di quanto si voglia, tale progetto è stato pervertito. Ma la perversione del progetto - disteleologia - non è spiegata negando il progetto, ma accettandolo e affrontando di petto il problema del male. Tale problema è teologico. Forzarne la soluzione con il ridurre ogni disegno alla sola apparenza è solo una fuga. Esso evita sia la sfida scientifica posta dalla complessità specificata, ed evita un serio discernimento intellettuale, il cui scopo è di vedere la mano di un'Intelligenza nel creato a dispetto dell'esistenza del male.[8]



[1] Henry Petroski, Invention by Design: come gli ingegneri passano dall'idea alla cosa (Cambridge, Mass.:Harvard University Press, 1996), p.30. Petroski è un professore di ingegneria civile e anche professore di storia alla Duke University. 

[2] Per una critica delle obiezioni di Gould circa l'ottimalità vedi Paul Nelson, "The role of theology in current evolutionary reasoning", Biology and Philosophy 11, 1996:493-517. 

[3] Francis Darwin, ed., The Life and Letters Of Charles Darwin, vol. II (New York: D. Appleton and Co., 1888), p.105.  
 
[4] Charles Darwin, On the Origin of Species, facsimile 1st ed. . (Cambridge, Mass.: Hardvard University Press, 1964 [1859]), pp. 242-244.  

[5] Stephen Jay Gould, The Panda's Thumb (New York: Norton, 1980), pp.20-21. 

[6] Vedi la sua recensione del libro Darwin's Black Box di Michael Behe in James A. Shapiro, "In the Details ... What?" National Review, 19 Settembre 1996: 62-65. 

[7] Vedi Boezio, La Consolazione della Filosofia, in Loeb Classical Library (cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1973), p.153.  

[8] Vedere anche Diogenes Allen: Spiritual Theology (Cambridge, Mass.: Cowley Pubblications, 1997).  

Copyright 1999, 2000 by William Grassie. Credit: "This information was circulated on the Meta Lists in Science and Religion".