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Perche` invochiamo Darwin?
Philip S. Skell (da The Scientist)  

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La teoria evolutiva contribuisce poco alla biologia sperimentale

La teoria dell'evoluzione di Darwin propone una suggestiva spiegazione della storia della vita, dai primi microscopici organismi miliardi di anni fa fino alle piante e agli animali che vediamo attorno a noi oggi. Molta dell'evidenza che può aver empiricamente fondato tale teoria, comunque, è persa nel lontano passato. Per esempio, Darwin sperava che avremmo scoperto i precursori transizionali delle forme animali che apparvero improvvisamente negli strati geologici del Cambriano. Da allora abbiamo trovato molti antichi fossili - anche creature evanescenti squisitamente conservate - ma neanche uno è un antenato credibile degli animali del Cambriano.

 Nonostante questa e altre difficoltà, la forma moderna della teoria di Darwin è stata innalzata al suo attuale alto rango perchè si dice che è la pietra angolare della moderna biologia sperimentale. Ma ciò è vero? «Mentre la gran maggioranza dei biologi sarebbe d'accordo con il motto di Theodosius Dabzhansky che "niente in biologia ha senso se non alla luce dell'avoluzione", la maggior parte conduce il suo lavoro piuttosto felicemente senza alcun riferimento alla idee evolutive. L'evoluzione sembra  essere l'indispensabile idea unificante, e nello stesso tempo un'idea perfettamente inutile», ha scritto nel 2000 A.S.Wilkins, direttore della rivista BioEssays[1]

Sono piuttosto d'accordo. Certamente, se guardo alle mie ricerche sugli antibiotici durante la seconda guerra mondiale, esse non furono per niente aiutate da considerazioni dell'evoluzione Darwiniana. Nè lo fu la scoperta di Alexander Fleming circa l'inibizione dei batteri per mezzo della penicillina. Recentemente ho chiesto a più di 70 eminenti ricercatori se avrebbero fatto il loro lavoro in modo differente se avessero pensato che la teoria di Darwin fosse errata. Le risposte sono state sempre le stesse: No.

 Ho anche esaminato le scoperte biologiche più importanti del secolo passato: la scoperta della doppia elica; la caratterizzazione del ribosoma; la mappatura dei genomi; ricerche sulle medicine e le reazioni ai farmaci; migliorie nella produzione alimentare e nella sanità; lo sviluppo di nuove chirurgie; e altre. Ho anche chiesto a biologi che lavorano in aree dove ci si aspetterebbe che il paradigma Darwiniano avesse fornito dei benefici alla ricerca, come la resistenza agli antibiotici e ai pesticidi. Anche qui, come dappertutto, ho trovato che la teoria di Darwin non ha fornito alcuna significativa guida, ma semplicemente è stata aggiunta, dopo il successo della ricerca, come un'interessante glossa narrativa. 

Nella letteratura recensita, la parola "evoluzione" spesso si trova come una specie di "coda" negli articoli accademici sulla biologia sperimentale. Allora questo termine è necessario o superfluo alla sostanza di questi articoli? Per saperlo, ho sostituito "evoluzione" con qualche altra parola - "Buddismo", "cosmologia Atzeca" o anche "creazionismo". Ho scoperto che la sostituzione non intaccava mai la sostanza dell'articolo. Ciò non mi ha sorpreso. Dalle mie conversazioni con i ricercatori più all'avanguardia era apparso chiaro che la moderna biologia sperimentale trae la sua forza dalla disponibilità di nuovi strumenti e metodologie, non dall'immersione nella biologia storica.

 Quando di recente ho suggerito pubblicamente questa disconnessione, sono stato fortemente sfidato. Uno ha ricordato la mia citazione di Wilkins dicendo che era incompleta. La supposta prova sarebbe il paragrafo successivo di Wilkins: 

«La marginalità della biologia evoluzionaria può cambiare. Sempre più argomenti in biologia, da diverse questioni circa la natura umana alla vulnerabilità degli ecosistemi, sono considerati riflettere eventi evolutivi. Una quantità di libri divulgativi sull'evoluzione testimonia questa crescita. Se dobbiamo capire pienamente questi argomenti, comunque, è necessario capire il processo dell'evoluzione, che in fondo sta dietro ad essi»

 In realtà questa citazione suffraga la mia tesi. Gli sforzi che menziona non sono biologia sperimentale; sono solo tentativi di spiegare fenomeni già autenticati in termini Darwiniani, cose come la natura umana per esempio. Inoltre, le spiegazioni Darwiniane di tali cose sono troppo spesso del tipo "va bene comunque": la selezione naturale rende gli uomini egoisti ed aggressivi - eccetto quando li fa altruisti e pacifici. O la selezione naturale produce uomini virili che dispensano generosamente il loro seme - eccetto quando essa preferisce uomini che sono più previdenti e parsimoniosi. Quando una spiegazione è così flessibile che può spiegare ogni comportamento, è difficile provarla sperimentalmente, e ancor meno servirsene come una cartina di tornasole per la ricerca scientifica.  

L'evoluzione Darwiniana - quali che siano le altre sue virtù - non fornisce un'utile euristica nella biologia sperimentale. Ciò diventa particolarmente evidente quando la confrontiamo con una cornice euristica come ad esempio il modello atomico, che invece ci ha aperto la porta della chimica strutturale e condotto alla sintesi di una quantità di nuove molecole con benefici pratici. Niente di ciò dimostra che il Darwinismo è falso. Comunque fa si che la pretesa che esso sia la pietra angolare della moderna biologia sperimentale sia accolta con scetticismo da un numero crescente di scienziati in campi dove le teorie sono effettivamente fondamentali nell'ottenere conquiste.


[1] A.S. Wilkins, "Evolutionary processes: a special issue," BioEssays, 22:1051-2, 2000.