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I critici di Darwin non sono bigotti, come certi Darwinisti
Giuseppe Sermonti (da Discovery Institute)  

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Rimuovete dalle scienze naturali il mistero della bellezza, dello scopo e del significato e vi rimarrà l'evoluzionismo. Esso non è ne un'ipotesi ne un fatto; è solo un metodo, una disciplina. L'esistenza, ha proclamato Richard Dawkins, "non è più un mistero", l'indovinello è stato risolto da Darwin e Wallace. Tuttavia l'indovinello rimane.

Lo scorso maggio visitai gli Stati Uniti, dove fui coinvolto in discussioni sull'insegnamento del Darwinismo, a Seattle e in Kansas. C'è una strana battaglia combattuta, da un parte, da quelli che vogliono tenere la religione fuori dalle lezioni scientifiche (in accordo al primo comma della Costituzione) e, dall'altra, dai promotori dell'Intelligent Design (DI, con base in Seattle), che sostiene che la religione non c'entra per niente in quanto si tratta di presentare il Darwinismo criticamente, comparandolo con altre ipotesi.
 
Per i Darwinisti, che in Kansas hanno disertato il campo, chiunque si oppone a Darwin è un malcelato fondamentalista religioso. In Italia la tesi religiosa non è mai entrata nel dibattito perchè un dibattito neanche esiste; i Darwinisti, essendo arciconvinti di possedere la verità, non vogliono affatto perdere tempo nel discutere la cosa.
 
G.L. Schroeder, nel suo libro "Genesis and the Big Bang" (1991), documenta come il libro della Genesi non è una cosmogonia mitologica o una fiaba per bambini, come la definiscono i Darwinisti, ma piuttosto un simbolismo con un significato anche scientifico, da confrontare con la moderna cosmologia. "Riflettono la stessa realtà, descrivendola con differenti terminologie". Basta confrontare questa visione con il mito Enuma Elish della creazione Assiro-Babilonese del secondo millennio AC, popolato di draghi mostruosi nati dall'accoppiamento nel Chaos di Apsu e Tiamat. C'è anche la teogonia epica di Esiodo, con Urano castrato, i Titani, i Ciclopi e i giganti. Nella Genesi non ci sono Marduk e Bel che tagliano in due il corpo del mostro Tiamat, come le due valve di una vongola, per formare il firmamento e la terra. Ne c'è il pluriarmato Briareus. Essa descrive l'origine dell'universo ex nihilo: il Fiat Lux, seguito da un periodo di riassetto astrofisico, quindi l'apparizione della vita vegetale e animale - nel mare e sulla terraferma. Il coronamento dell'opera fu la creazione dell'uomo, che doveva sottomettere la terra. E' una teoria dell'evoluzione ante litteram. Dal Big Bang dell'astrofisica contemporanea all'origine della vita, le varie specie animali, e l'umanità, lo scenario moderno sostanzialmente segue il modello biblico. I maggiori gruppi viventi appaiono in successive ondate, con l'uomo che appare per ultimo, il più perfetto degli esseri.

La Genesi e la Selezione Naturale
Una differenza fra le due concezioni merita attenzione: nella Bibbia le grandi classi di creature appaiono successivamente ed autonomamente; nella teoria dell'evoluzione, ognuna deriva  gradualmente dalla trasformazione della precedente: dai pesci gli anfibi; dagli anfibi ai rettili; dai rettili i mammiferi. Il processo della trasformazione delle classi è per Darwin una necessità logica, per evitare il ricorso a ripetuti interventi del Creatore. In due parole, la teoria dell'evoluzione è una revisione della Genesi, o, in termini religiosi, un'eresia biblica. La Genesi proclama: "Dio disse: ‘sia la luce ... sia il firmamento ... siano le acque ... che la terra produca l'erba ... ci sia luce nel firmamento ... ci sia acqua in abbondanza ... che la terra produca creature di ogni specie ... facciamo l'uomo ...'". Darwin conclude il suo "Origin of Species" con un inno alla Vita: " ... con i suoi numerosi poteri, essendo originariamente animata dal Creatore in poche forme o una sola ...". L'ateismo è un'aggiunta posteriore e non un'inevitabile conseguenza del Darwinismo.
 
Nel campo della scienza, ci furono prima della nascita dell'Intelligent Design, due principali scuole di pensiero: la "scuola inglese" (delle forze esterne), che propose un'evoluzione dei gruppi viventi per addizione adattativa e divisione degli organi o funzioni; la "scuola francese" (delle forze interne), sostenente all'opposto, che, preso un gruppo un certo percorso, esso non può divergere: un rettile specifico non può dar luogo ad un mammifero. La scuola inglese esclude il "progetto"; la scuola francese richiede varie cose per l'apparizione di ogni nuovo gruppo.
 
Per Pierre-Paul Grassé (1973) la nascita dei gruppi viventi emerge da una linea di forme arcaiche, la linea delle loro forme genitrici, da cui le linee specializzate si sono differenziate ("le fragole da un rizoma, dai cui nodi ogni tanto escono piccoli germogli").
La scuola inglese presuppone "forme intermedie" tra un gruppo e l'altro; la scuola francese (Grassé, autore di un trattato di zoologia in 28 volumi) le nega. La disputa tra le due scuole scientifiche è degenerata in un miscuglio di conflitti politici-religiosi e in schermaglie accademiche, fino ad arrivare a chiedersi se Dio c'entri qualcosa o se possiamo farne a meno. Una cosa esclude l'altra. Per me, Dio, al sommo di tutti i misteri, dovrebbe essere lasciato fuori dalla controversia, distante dalle polemiche sui fossili e le molecole. L'evoluzione dovrebbe essere un argomento serio, discutibile ed irrisolto, distante dalle favole urbane, dalle cellule politiche, dalle sacrestie. Non meno della Genesi, la teoria della selezione naturale dovrebbe essere messa al giusto posto nella storia della scienza, antica e moderna. Nella nostra piccola Italia, quando alcuni anni fa [Letizia Brichetto Arnaboldi] Moratti [ministro dell'istruzione] tentò di proporre un cambiamento nell'insegnamento dell'evoluzione, ci fù un sollevamento popolare ed accademico, una commissione di rispettabili cittadini fù nominata, e fù deciso che l' insegnamento della spiegazione scientifica (ergo Darwiniana) dovesse impartirsi prima possibile e dovesse essere monoculturale, come una specie di bibbia secolare, un catechismo per bambini.
 
C'è una cosa che continua ad offendermi: che scienziati della statura di [Georges] Cuvier, [Karl Ernst] von Baer, [Hans] Driesch, [Daniele] Rosa, D'Arcy Thompson, Conrad Hal] Waddington, [René Fréderic] Thom, [Adolf] Portmann, [S.] Loevtrup, [Kinji] Imanishi, [Antonio] Lima-de-Faria, [Francisco J.] Varela, [Colin] Paterson, [Atsuhiro] Shibatani, per citarne solo alcuni, debbano essere pregiudizialmente accantonati dagli alti sacerdoti del Darwinismo come fondamentalisti religiosi sempliciotti. Ho partecipato alle riunioni degli Strutturalisti ad Osaka negli anni '80 e '90 e quest'anno a quelle dei proponenti dell'Intelligent Design. Di religione, io non ho sentito neanche una parola.