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La forza della selezione naturale
David Berlinski (Discovery Institute)  

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Si dice che - come l'inferno - la teoria dell'evoluzione di Darwin è protetta da muri che sono spessi sette miglia, in quanto essa non è solo vera, ma addirittura inattaccabile. E` quindi piuttosto ironico che alcune delle più convincenti critiche della teoria di Darwin siano il risultato di lavori svolti proprio da membri ortodossi dell'establishment biologico. Tali critiche vengono invariabilmente considerate come semplici incentivi a nuove ricerche. Ciò non toglie che esse siano delle critiche.

Uno studio recente di J.G. Kingsolver ed altri (nel seguito Kingsolver) intitolato ‘The Strength of Phenotypic Selection in Natural Populations, pubblicato nel numero di marzo 2001 del The American Naturalist ne è un interessante esempio. Si tratta di studi a riguardo della selezione naturale. Simili studi riguardano specie viventi nelle condizioni naturali, ed è piuttosto una sorpresa apprendere che, a dispetto delle affermazioni da lungo tempo fatte dai biologi evoluzionari di aver stabilito la forte vitalità della selezione naturale come forza biologica, la maggior parte di tali studi sono stati condotti solo negli ultimi quindici anni.

Lo studio di Kingsolver è del second'ordine: esso analizza e discute 63 studi che trattano 62 specie, studi apparsi nella letteratura dalla pubblicazione della famosa monografia di J.A. Endler, Natural Selection in the Wild, pubblicata nel 1986.

I metodi statistici usati da Kingsolver sono tanto semplici da essere banali. Da una parte ci sono una serie di tratti biologici quantitativi, principalmente di natura morfologica; dall'altra, certe misure quantitative di fitness. La lunghezza del becco dei fringuellin è un tipico tratto morfologico, e la sopravvivenza, il successo nell'accoppiamento o la fecondità sono tipiche misure di fitness. Usando la metodologia introdotto per primo da R. Lande e S. J. Arnold nel loro studio del 1983, ‘The Measurement of selection on correlated characteristics', pubblicato in Evolution, n.37, Kingsolver propose di definire la selezione nei termini della pendenza della regressione tra la caratteristica quantitativa che ci interessa e la specifica misura di fitness. Ciò fornisce una stima della forza della selezione.

La selezione naturale scompare come forza biologica e riappare come artificio statistico. Il cambiamento non è banale. Una cosa è dire che niente in biologia ha senso eccetto che alla luce dell'evoluzione; è tutta un'altra cosa dire che niente in biologia ha senso eccetto che alla luce di varie correlazioni di regressione tra caratteristiche quantitative. Appare ovvio che se la selezione naturale è semplicemente questione di correlazioni stabilite tra caratteristiche quantitative, allora la teoria di Darwin non ha un contenuto se non fenomenologico, e nel senso più ovvio, non è una teoria affatto. Sia come sia, il peso reale dello studio di Kingsolver è tutto nelle conclusioni quantitative a cui giunge. Due correlazioni sono da considerare. La prima è lineare e corrisponde a ciò che nella genetica delle popolazioni è chiamata selezione direzionale; la seconda è quadratica e corrisponde alla selezione stabilizzante o disgregativa. Queste sono le basi del moderno modello di molta della genetica delle popolazioni matematica. Kingsolver riporta un valore medio assoluto di 0.16 per la selezione lineare e un valore medio assoluto di 0.10 per la selezione quadratica. Quindi - per esempio - un incremento di una "standard deviation" nella lunghezza del becco del fringuello ci si potrebbe aspettare che cambi la fitness solo del 16% nel caso della selezione lineare e del 10% nel caso della selezione quadratica. Questi valori sono considerati comunemente rappresentare una correlazione molto debole. Infatti se la variazione di una "standard deviation" nella lunghezza del becco del fringuello spiega solo il 16% della variazione della fitness della populazione, l'84% del cambiamento non è affatto spiegato dalla selezione.

Questi risultati, sebbene siano in contrasto con quelli di Endler, non sono peraltro stupefacenti. E` quando le dimensioni statistiche superano i 1000 campioni che i risultati diventano molto difficili da sistemare, perchè, in questo caso - dice Kingsolver - sia la selezione lineare che quella quadratica sono virtualmente inesistenti.

Il significato di questi risultati è, ovviamente, non interamente chiaro. Kingsolver non va oltre all'osservare che "importanti questioni circa la selezione rimangono irrisolti". Considerando il ruolo fondamentale della selezione lineare e quadratica nella genetica delle popolazioni e nella valenza popolare della teoria di Darwin, uno di queste questioni "irrisolte" può ben essere se la selezione naturale esista in misura apprezzabile, e se è così, se essa giochi effettivamente un ruolo nel cambiamento biologico.

Considerazioni simili alle nostre possono assumere qualche importanza quando vediamo sostenere da molti la pretesa che la teoria di Darwin è ben fondata quanto le teorie fisiche delle relatività o della meccanica quantistica.