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Il Cardinale e il Professore
Redazione  

 

Nel mese di luglio il Cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, ha pubblicato un editoriale sul New York Times ( edw/reden/0/articles/2005/07/08/a8795/ ) dal titolo "Scoprire un progetto nella natura" nel quale ha detto: «I difensori del dogma neo-Darwiniano hanno spesso invocato la supposta accettazione - o almeno acquiescienza - del Cattolicesimo Romano quando essi difendono la loro teoria come fosse compatibile con la fede Cristiana. Ma questo non è vero. La Chiesa Cattolica, mentre lascia alla scienza molti dettagli circa la storia della vita sulla terra, proclama che con la luce della ragione l'intelletto umano può chiaramente discernere uno scopo e un progetto nel mondo naturale e negli esseri viventi. [...] L'evoluzione nel senso neo-Darwiniano - un processo non guidato e non progettato di variazioni casuali e di selezione naturale è falsa. Qualsiasi sistema di pensiero che neghi o cerchi di negare la sovrabbondante evidenza progettuale nella biologia è soltanto ideologia, non scienza».

Si tratta di una chiara presa di posizione anti-evoluzionista da parte di un alto rappresentante della gerarchia cattolica. D'altra parte il Cardinale di Vienna non fa che seguire il pensiero del Papa Benedetto XVI, il quale nell'omelia della Messa di insediamento aveva detto: «Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio».

Considerato il ruolo di Schönborn, l'importanza del giornale e il clima che attualmente c'è negli USA a causa della nascita del movimento Intelligent Design, l'articolo del Cardinale non poteva non essere interpretato come una presa di posizione in favore di quest'ultimo. Ovviamente tutto ciò ha provocato un'alzata di scudi da parte dei Darwinisti di mezzo mondo e polemiche a non finire. Meno ovvio è il fatto che anche alcuni esponenti scientifici del Cattolicesimo si siano inalberati contro il Cardinale e in fondo contro l'insegnamento ortodosso della Chiesa Cattolica stessa.

Qui vogliamo in particolare citare alcuni pensieri che il Professor Nicola Cabibbo (presidente negli ultimi dodici anni della Pontificia Accademia delle Scienze) ha espresso in una sua intervista al National Catholic Reporter ( http://ncronline.org/mainpage/specialdocuments/cabibbo.htm ) alcuni giorni dopo l'articolo di Schönborn.

Alla domanda dell'intervistatore: «Quando il Cardinale Schönborn dice che lo scopo e il progetto sono chiaramente visibili nel mondo naturale, lei è d'accordo?» il Professor Cabibbo risponde: «Non scientificamente. Come scienziato non posso trarre questa conclusione. Posso solo dire: se il volere di Dio fù di creare l'uomo, egli certamente organizzò le cose in bel modo per farlo».

E` piuttosto buffo che Cabibbo usi una locuzione soltanto estetica come "bel modo". Questo modo di esprimersi sembrerebbe più adatto ad un artista che ad uno scienziato. Dal capo di un team di 78 eminenti scienziati ci si aspetterebbe qualcosa di più scientifico e tecnico!

Alla domanda: «La conoscenza scientifica di come la vita fu creata e di come si è evoluta comporta la credenza in un dio creatore?» il Professor Cabibbo risponde: «Direi di no. Scientificamente non lo sappiamo. Sappiamo  che l'universo è altamente complesso e non abbiamo alcuna ragione di credere che ci sia solo un universo».

Se 1 universo è altamente complesso, 2 universi sono 2 volte altamente complessi, ... N universi sono N volte altamente complessi. Cabibbo non riesce già a dirci da dove viene la complessità di 1 universo, figuriamoci la complessità di N universi!

Ma a parte le facili battute, qui si tratta di intendersi sulla terminologia e sulle definizioni. Se l'universo è "tutto ciò che esiste" allora esso è evidentemente unico. Se per universo si intende solo una porzione di "ciò che esiste" allora possono essercene quanti ne vogliamo. Ma ogni nostra ipotetica suddivisione, proprio perchè convenzionale, non ha molto senso. Comunque il problema è un altro: dato che - secondo Cabibbo - la conoscenza scientifica non comporta un Dio creatore e, nello stesso tempo, sa che l'universo è altamente complesso, allora il Professor Cabibbo che è un eminente rappresentante della scienza dovrebbe dirci qualcosa sull'origine di questo sistema "altamente complesso" che è l'universo. E invece niente.

L'intervistatore per essere sicuro di aver capito bene reitera la domanda: «Alcuni creazionisti deducono, sulla base dell'esame di fatti scientifici che si possa concludere che debba esserci un creatore». La risposta è che «Nessun scienziato serio crede a ciò. Potete certo pensare a come è bella la creazione, come è abile, ma questi sono concetti estetici, non concetti scientifici». E` proprio quello che dicevamo noi prima: Cabibbo ha dell'universo un concetto unicamente estetico. Questo senza contare il notevole numero di scienziati (alcuni dei quali sono i fondatori della scienza moderna) che, essendo credenti, per Cabibbo non sono seri.

Altra domanda simile: «Sulla base delle informazioni disponibili, non può giungere ad un parere scientifico favorevole all'intelligent design? » Risposta: «No. Si può dire che, se c'è un progetto, esso riesce molto bene». Il "no" iniziale sembra stranamente contraddetto dalla frase dubitativa successiva ...

Riguardo all'ipotetica evoluzione l'intervistatore chiede: «E` giusto chiamare questo processo "non guidato"?» Cabibbo precisa: «Piuttosto di dire che l'evoluzione è non guidata, direi che essa guida se stessa». Qui si può configurare un grave errore logico, quello che già i logici medioevali esprimevano con il detto "Nihil agit se ipsum" (niente agisce su se stesso).

Cabibbo ci dice che nel 1996 nella Pontificia Accademia delle Scienze fu affrontato il problema della cosidetta evoluzione primordiale della vita: «Studiammo l'origine della vita e della sua evoluzione iniziale, cioè dalle molecole ai batteri. Prendemmo in considerazione l'evoluzione molecolare, la vera prima evoluzione, quasi "prebiotica"». Egli ammette che "C'è un abisso fra lo stadio dell'evoluzione molecolare agli organismi unicellulari. Non si sa come successe". Nel complesso si capisce che l'indirizzo che lui ha dato agli studi dell'Accademia è stato nella direzione di un'origine spontanea della vita dalla materia inorganica. In due frasi contigue usa ben quattro volte la parola "evoluzione": è la sua idea fissa. Purtroppo per lui, ci sono molte ragioni scientifiche di vario tipo per credere che l'origine spontanea della vita da atomi sparsi sia una pura e semplice impossibilità.

Cabibbo inoltre rimarca che Pio XII era anti-Darwinista perchè 50 anni fa, prima della scoperta del DNA, si era sostanzialmente al punto in cui era Darwin, cioè non vi erano state ancora grandi scoperte scientifiche: "E` stata la biologia molecolare a darci la teoria dell'evoluzione come la conosciamo ora". Il fatto è che la biologia molecolare, lungi dal confermare la teoria evolutiva, ha aperto invece gli occhi ad un mucchio di scienziati seri sulla complessità incredibile della cellula vivente. Una complessità del genere non può essere sorta per caso, come sostengono gli evoluzionisti. Ecco perchè proprio alla fine del XX secolo è nato il movimento Intelligent Design. Per quanto riguarda Pio XII scommettiamo qualsiasi cosa che egli sarebbe ora - dopo il DNA - ancora più anti-Darwinista di allora!

Sulla fine Cabibbo, che abbiamo capito essere uno scientista convinto, ammette onestamente che: «La scienza è incapace di fornire risposte alle questioni fondamentali circa l'esistenza delle cose e la loro ragione d'essere». Cabibbo, essendo anche un frequentatore degli ambienti Pontifici, avrebbe almeno dovuto sentir parlare dell'esistenza della teologia, la quale, se rettamente edificata, è in grado di dare una mano alla scienza riguardo alla ricerca di tali ragioni ultime.

In conclusione, riguardo alla penosa controversia tra due cattolici - il Cardinale Schönborn e il Professor Cabibbo - si può dire che in fondo, mentre il primo rende un buon servizio sia alla teologia che alla scienza, cercando in entrambe le migliori risposte che possono dare nel loro campo e impostando una coerente visione del mondo, il secondo, negando la teologia e l'Intelligent Design e puntando tutto sulla scienza positivista - che per sua stessa sincera ammissione "è incapace di fornire risposte" - in fondo punta tutto su di un cavallo zoppo e fornisce il misero spettacolo di una contradditoria visione del mondo e della vita.