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Non trovati i geni dell`evoluzione, Darwin aveva torto
Redazione  

 

Sul quotidiano il Corriere della Sera del 11 febbraio 2002 è comparso un articolo dal titolo: "Trovato il gene dell'evoluzione, Darwin aveva ragione": qui .

In esso l'autore - Edoardo Boncinelli - afferma che: «tutti gli esseri viventi derivano da uno stesso gruppo di organismi originari vissuti quasi 4 miliardi di anni fa [...] la prima cosa che colpisce chi osserva la natura è però l'enorme varietà degli organismi viventi, dai batteri ai funghi,         dai protozoi alle piante e agli animali più diversi. Come spiegare allora l'origine di tanta diversità? [...] per lunghi periodi gli organismi di una data specie restano simili a se stessi, ma ogni tanto compaiono individui diversi che possono poi dare luogo ad una nuova specie, che può finire per rimpiazzare la precedente o vivere a fianco a quella. Questi nuovi individui nascono perché si è verificata un'alterazione, che oggi chiamiamo mutazione, nel loro patrimonio genetico».

E` universalmente noto che si deve principalmente a Darwin l'ipotesi dell'origine di tutte le specie a partire da un antenato primordiale per mezzo di trasformazioni. Tale ipotesi viene chiamata "macro-evoluzione" ed è un'assunzione enormemente più forte della cosidetta "micro-evoluzione" (minimi adattamenti delle specie all'ambiente). Continua Boncinelli: « Darwin stesso però ammise che la sua spiegazione aveva un punto debole, che non lo faceva dormire. Come è possibile che piccole variazioni in un particolare gene diano risultati tanto rilevanti [...] Come si arriva, a forza di piccoli passi, alla formazione di organi meravigliosi e quasi perfetti come l'occhio? »

La risposta che l'articolista crede di aver trovato è che: « Sono stati scoperti nel moscerino della frutta, la famosa drosofila, alcuni geni, detti omeotici che controllano la forma del suo corpo. Se uno di questi geni muta, spontaneamente o in seguito ad un intervento di laboratorio, si può avere una mosca con due toraci, con 4 ali invece di due o con più zampe del dovuto».

Per incredibile che possa sembrare questo esperimento di laboratorio è considerato sufficiente per poter affermare apoditticamente che è stato "trovato il gene dell'evoluzione". Se per evoluzione si intende tutte le trasformazioni che secondo il neo-Darwinismo avrebbero dato luogo a tutte le specie viventi ed estinte allora è evidente la totale illogicità tra la premessa e la deduzione. Questo è uno dei tanti esempi di deduzioni false che compaiono nella divulgazione evoluzionistica. Sarebbe stato invece corretto dire soltanto: "trovati i geni che controllano il numero di toraci, ali e zampe del moscerino".

Prima di tutto bisogna notare che i toraci, le ali e le zampe che si producono in più sono toraci, ali e zampe di moscerino, non di un altro organismo. Al moscerino in laboratorio non è spuntata l'ala di una farfalla o la zampa di un coniglio. In natura c'è una varietà immensa di toraci, ali e zampe. Si può dire che ogni specie abbia la sua versione di questi apparati. Tutti questi sistemi biologici, anche quelli molto piccoli, sono estremamente complessi: per esempio la zampa di un moscerino e quella di un crostaceo differiscono sotto una quantità di aspetti, genetici, tissutali e morfologici. Diciamo questo perchè anche qualcun'altro è arrivato a dire che per trasformare un moscerino in un crostaceo basta aumentargli il numero delle gambe (vedi articolo "Dossier Specchio sull'evoluzione" in questo stesso sito: qui ).

Seconda cosa: queste mostruosità sono state prodotte in laboratorio tramite potenti agenti mutageni fisici e chimici. In natura, in habitat non contaminati da radiazioni o da inquinamento ambientale, è estremamente raro che incidenti di questo tipo succedano, perchè il progetto biologico degli organismi prevede una serie notevole di meccanismi genetici ed embriologici di verifica e protezione contro tali malformazioni. I meccanismi biologici degli organismi complessi fanno di tutto per evitare le mutazioni, perchè esse sono dannose o addirittura mortali. Quando ciò si verifica è quasi sempre a causa dell'inquinamento ambientale provocato dall'uomo.

Questa esagerazione dell'importanza dei geni omeotici fa il paio con un altro tipo di considerazioni genetiche esagerate, un esempio delle quali si trova in un libro dello stesso autore: «Spesso non è neppure necessario che un gene regolatore sia alterato nella sua struttura. Può bastare che cambi qualcosa nella sua regolazione. Supponiamo ad esempio che esista un gene regolatore che durante il periodo embrionale impartisca alle cellule del naso l'ordine di moltiplicarsi. A un certo momento questo gene deve smettere di agire altrimenti il naso continua a crescere senza limiti.Supponiamo adesso che in un dato individuo, a causa di una mutazione, questo gene smetta di funzionare leggermente più tardi del normale. Avremo allora un individuo con un naso più lungo. Se questo individuo lascia una discendenza, si potrà osservare la comparsa di una nuova categoria di animali con un naso molto più lungo di prima o con una vera e propria proboscide. Tutto quello che è cambiato è stato la durata del periodo in cui quel particolare gene regolatore è rimasto acceso durante il periodo embrionale»[1].

La proboscide è un organo estremamente diverso da un naso. Ci sono molti tipi diversi di proboscide in natura, con dimensioni e funzionalità loro proprie. Però se pensiamo a quella dell'elefante ci rendiamo conto che è un formidabile sistema muscolare flessibile capace di sollevare tronchi d'albero pesanti tonnellate e nello stesso tempo è così precisa e delicata da poter afferrare una farfalla senza farle del male. Dire che una proboscide si ottiene allungando un naso è come dire che allungando un ... sensore di fumo si ottiene una draga!

Eppure le "spiegazioni" neodarwiniste dell'evoluzione delle specie sono molto spesso di questo tenore: branchie che si trasformano in polmoni, pinne che si trasformano in mani, ecc. Eccone un esempio: «... [l'arto del fossile Acanthostega] è uno dei tanti progetti sperimentali di arto escogitati dai primi tetrapodi quando cominciarono ad arrancare nell'acqua bassa. Gradualmente, con l'aiuto di altri fossili simili, è emerso che la nostra mano è il curioso sviluppo di una pinna di pesce»[2].

Il tutto solo grazie a tanti piccoli cambiamenti genetici casuali! Bisogna far notare che occorrerebbe un enorme numero di variazioni genomiche concomitanti per passare dal DNA di una specie a quello di un'altra. Infatti alla lotteria del Darwinismo genetico non basta azzeccare un numero per vincere, bisogna azzeccarne miliardi. Non basta certo la variazione di un solo gene, fosse pure un gene omeotico, per trasformare una specie in un altra. Non è vero affatto dire che: « Può bastare una mutazione in un singolo gene quindi a far comparire un'intera nuova categoria di animali». Un moscerino con un paio di zampe aggiuntive sulla testa non è "una nuova categoria di animale", è semplicemente un moscerino mostro.

A fortiori è assurdo dire che, trovati i geni omeotici, si è spiegata la trasformazione di tutte le specie. Considerato che il codice genetico è una specie di software biologico, e volendo fare un paragone nel campo dell'informatica, si potrebbe dire che, il fortuito ritrovamento di una certa subroutine in un programma per computer, non implica affatto che tutti i software esistenti siano la trasformazione casuale di un unico semplice programma primordiale. Tanto sarebbe assurdo affermare questo quanto è assurdo affermare che i geni omeotici (o qualunque altro tipo di geni) sono la prova della macro-evoluzione darwiniana.

Tutto quanto stiamo dicendo senza tener conto ancora di un ulteriore difficoltà: in campo biologico non tutti i pareri sono concordi sul fatto che basti sostituire il DNA per avere una specie diversa. In altre parole non tutti i biologi sottoscrivono la semplicistica equazione DNA = specie. Ci sono varie correnti di pensiero in embriologia e biologia che non sono convinte che la genetica molecolare possa spiegare da sola tutta la novità morfologica. Vedi per esempio le posizioni strutturaliste di G.Sermonti (un suo libro è recensito da noi stessi qui ).

In conclusione si può dire che gli esperimenti sui geni omeotici non cambiano di una virgola quello che è il vero problema della macro-evoluzione, la sua impossibilità. Ciò vale anche per tutti gli altri tipi di geni sui quali verranno fatti esperimenti in futuro. Tanto è vero che avremmo potuto benissimo intitolare il nostro articolo "Non verranno mai trovati i geni dell'evoluzione ...".


 

[1] E. Boncinelli, Prima lezione di biologia, cap.VII.

[2] M. Ridley, Genoma - Autobiografia di una specie in 23 capitoli, cap.12.