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Il dibattito sull`evoluzione
Mark Ryland (Discovery Institute)  
Documento originale
Clichè, scienza, cultura ed educazione
Spesso i profondi conflitti culturali danno luogo a dei clichè. Certi argomenti di propaganda possono influenzare tanta parte della comunità che certe volte - qualche volta velocemente - una storia parziale o addirittura falsa è accettata come verità a riguardo di certi eventi storici.
Un processo che non è finito

Per esempio, il ruolo della gerarchia ecclesiastica nel medio evo dette luogo al clichè dell'"Inquisizione" (vedi Edward Peters, "Inquisition") e il conflitto tra lo scientismo "progressista" e la religione tradizionale nel XIX secolo produsse il clichè di una credenza medievale nella terra piatta (vedi Burton Russell, "Inventing the Flat Earth: Columbus and Modern Historians").

La vicenda del 1925 del "processo Scopes" - particolarmente come fù raccontata nel film del 1955 "Inherit the Wind" - è divenuta un potente e durevole clichè circa il supposto conflitto tra scienza e religione. Nel film, la spiegazione realistica di Darwin - impersonata dai progressisti, buoni e dalla mente aperta, trionfa sopra le vestigia della mitologia cristiana - rappresentata dai reazionari, cattivi, repressivi e dalla mente chiusa.

La vera storia del processo Scopes in tutta la sua ricchezza, sottigliezza ed ambiguità è stata di nuovo raccontata recentemente da Edward Larson nel suo bel libro: "Summer of the Gods". Ma il clichè sopravvive. Ogni tentativo di esaminare seriamente la questione della giustezza del neo-Darwinismo - la supposizione scientifica che la selezione naturale operante sulle variazioni casuali delle mutazioni genetiche spieghi tutto della complessità e diversità biologica - è scartata dalla'elite culturale come creazionismo camuffato e religiosità nostalgica.

Perchè quindi, a dispetto del potere repressivo di "Inherit the Wind" e una generazione cresciuta nella credenza nella teoria evoluzionaria assurta ad una specie di religione secolare, il conflitto sul Darwinismo continua più forte che mai?

Per incominciare a rispondere a questa domanda notiamo che anche coloro che accettano il "fatto" dell'evoluzione hanno dei dubbi sulle stravaganti e apparentemente non scientifiche enunciazioni basate su di esso. I Darwinisti ci hanno detto che l'evoluzione è l'"acido universale" che distrugge tutte le idee e i valori tradizionali, che l'uomo è solo una macchina senza anima fatta di carne, non diversa da qualsiasi animale Cartesiano, e quindi soggetto alla manipolazione e alla sperimentazione come ogni altra specie -  perlomeno quelli di noi incapaci di difendersi, come i malati, gli anziani e i non ancora nati.

"Sicuramente" dice il credente tipo dell'evoluzione "quegli stravaganti e non scientifici enunciati non derivano dalla semplice e scientifica idea base che le forme di vita complesse sono derivate gradualmente da quelle semplici. Io posso credere nell'evoluzione neo-Darwiniana senza necessariamente adottare una filosofia e una morale ripugnanti, vero?".

La risposta è no. La maggior parte della gente che pensa vagamente al Darwinismo non focalizza il fatto che tale ipotesi esclude completamente e assolutamente ogni scopo, intelligenza o significato nell'origine della vita. La natura umana è veramente solo un insieme casuale, non voluto e trascurabile di molecole, e - data la giusta configurazione del potere politico - potremmo venire trattati come tali. Certo si può credere nell'"evoluzione" nel senso di una cambiamento nel tempo, o anche di una comune discendenza, ma non si può credere nell'evoluzione neo-Darwiniana senza minare ogni possibilità di opporsi agli enunciati morali e filosofici che derivano dalla sua negazione di un progetto o scopo circa l'esistenza umana e la stessa realtà globale. Il frequente compromesso della cosiddetta "evoluzione teistica" - che Dio sia in qualche modo dietro il processo evolutivo - è in definitiva incompatibile sia con il neo-Darwinismo ortodosso (perchè Dio avrebbe fatto qualcosa di reale e osservabile) o senza significato (perchè egli non l'avrebbe fatto).

Le difficoltà di Darwin

Naturalmente, la preoccupazione delle implicazioni morali di un'ipotesi o teoria scientifica non la rende falsa. Se la scienza potesse dimostrare veramente che cause puramente materiali, agenti per mezzo delle variazioni casuali e della selezione naturale durante un lungo periodo di tempo, rendono pienamente conto della vita come la conosciamo, allora dovremmo accettare quella dimostrazione, e prendere atto delle spiacevoli conclusioni che ne possono derivare.

Ma tale dimostrazione non c'è stata. Supponiamo per assurdo che i Darwinisti possano accampare, per fare due esempi importanti: (a) una storia naturale della vita che mostri un lento e continuo sviluppo Darwinesco apparentemente coerente con la possibilità che la variazione casuale e la selezione naturale possano operare grandi cambiamenti nei sistemi biologici; (b) le evidenze del DNA mostrino somiglianze e dissomiglianze cruciali tra le specie tali da giustificare un alberatura di discendenza comune. Anche allora le grandi improbabilità di certi eventi e transizioni chiave (come, da una parte della linea temporale, l'origine della vita da materiali pre-biotici, e ultimamente l'emergenza di un'intelligenza auto-riflessiva e del linguaggio) conterebbero pesantemente contro la presunta "prova" che la biologia in generale e gli umani in particolare sono il risultato di un processo materiale non diretto. L'ipotesi Darwiniana potrebbe rimanere plausibile, ma ben lontana dall'essere dimostrata.

Ma si da il fatto che le cose non stanno così bene per gli evoluzionisti. Negli ultimi 15 anni abbiamo imparato da un gruppo crescente di scienziati che anche le supposizioni scientifiche più modeste del neo-Darwinismo non sono solide. In un libro dietro l'altro scienziati, matematici e filosofi hanno mostrato che un'indagine onesta sull'evidenza scopre problemi per il neo-Darwinismo. Dai problematici salti e stasi nel rilevamento dei fossili, ai dati contradditori delle "ipotesi molecolari", alle varie forme di "complessità irriducibile" sia nel grande (apparizione della riproduzione sessuata, evoluzione dell'anatomia degli uccelli) che nel piccolo (le stupefacenti "macchine molecolari" descritte da Michael Behe in "Darwin's Black Box"), troviamo seri motivi per giustificare il titolo del libro del 1980 di Michael Denton "Evolution: A Theory in Crisis". In appena due anni, si sono registrati più di duecento scienziati soltanto negli Stati Uniti, che - nonostante un notevole rischio per la propria carriera in professioni dominate dal pensiero Darwiniano - hanno messo in dubbio l'ipotesi di Darwin e sostenuto la necessità di aumentare gli sforzi nell'investigare la sua giustezza [alla data odierna - ottobre 2005 - il numero è più che raddoppiato].

Parallelamente alla crisi si è verificato un aumento dell'interesse per l'intelligent design, come causa della complessità in biologia. Riformulata e rafforzata con moderni strumenti matematici (vedi William Dembski, "The Design Inference"), la teoria dell'intelligent design ("ID") vede una nuova rinascita. Contrariamente a quanto affermano molti Darwinisti, l'ID non è religione più o meno camuffata. Nè esso è un "nuovo creazionismo", come lo chiamano i suoi oppositori per legarlo alle teorie delle origini biologiche basate sulla Bibbia. Piuttosto, conformemente alla vera essenza della scienza, l'ID è l'applicazione della ragione umana nel trarre le deduzioni migliori dai fatti conosciuti, e quindi perfettamente in regola nel dibattito pubblico ed educativo. Proprio come il neo-Darwinismo come ipotesi scientifica  non deve essere esclusa solo perchè ha implicazioni atee e materialistiche, così l'ID come disciplina scientifica non deve essere messa sotto silenzio per i motivi contrari.

Darwinismo ed educazione scolastica

Data questa cruciale controversia scientifica, con le sue notevoli implicazioni culturali, è importante che i giovani imparino tutti i fatti riguardanti la teoria dell'evoluzione di Darwin: quelli che la provano e quelli che la smentiscono. Dovremmo insegnare di più ai nostri studenti riguardo a concetti così fondamentali in un'area così critica della scienza, insegnarli apertamente e criticamente piuttosto che in modo ristretto e dogmatico.

Il Discovery Institute conduce questa battaglia per il ritorno della vera scienza - cioè, deduzione razionale della spiegazione migliore a partire dai fatti conosciuti - nelle classi di biologia delle scuole pubbliche degli Stati Uniti. Stato dopo stato, con l'aiuto dei membri del Discovery, i genitori e i consigli scolastici stanno combattendo per includere l'informazione scientifica più aggiornata circa la teoria di Darwin nei libri di testo e nelle lezioni delle scuole superiori.

Lo scopo del Discovery e dei suoi alleati non è di insegnare di meno circa l'evoluzione, o di insegnarlo di malavoglia, ma piuttosto di insegnare la teoria di Darwin più in dettaglio mostrando le migliori e più accurate evidenze a supporto insieme con le più sfidanti evidenze contrarie. Ricerche hanno mostrato che agli studenti piace l'approccio "dibatti la controversia" e riescono meglio dei loro compagni indottrinati nel capire e ricordare i concetti chiave del loro studio dell'evoluzione.

Nonostante ciò la resistenza a questo approccio di buon senso da parte dell'establishment culturale e scientifico è sorprendentemente forte. Invece di essere i campioni del libero esame che ci saremmo aspettati, l'establishment ha decretato che il Darwinismo è un dogma della modernità che non deve essere messo in discussione - almeno non di fronte alla nostra gioventù suggestionabile! La semplice indagine razionale circa il fatto che un'entità o sistema biologico  sia meglio spiegato dalla variazione casuale/selezione naturale oppure da qualche sorta di intelligenza progettuale è dipinta come teologia sottilmente camuffata, quindi come un'imposizione incostituzionale della religione! Chi sa quali orrori possono succedere se gli studenti capiscono che la scienza non ha ancora provato che essi sono il risultato casuale di un processo puramente materiale, meccanico e accidentale?

Se il neo-Darwinismo fosse razionalmente ben fondato, i suoi proponenti non avrebbero assolutamente nulla da temere da un'indagine e discussione aperte nelle scuole. Se  invece è scientificamente discutibile, allora i nostri studenti non dovrebbero essere indottrinati soltanto con l'evidenza a favore, e tenuti all'oscuro dei dati contrari. Diversamente, la nostra nazione beneficerà di una nuova generazione di cittadini che si rendono conto come semplici idee filosofiche spesso sono contrabbandate come fossero "scienza" onnisciente. L'uomo moderno può ancora essere afflitto da clichè e abbiamo ancora bisogno della verità che ci renda liberi.