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Il Fine-Tuning progettuale del cosmo
Robin Collins (da Discovery Institute)  

Documento originale

I. INTRODUZIONE

L'evidenza del Fine-tuning

Supponiamo di andare in missione su Marte e di trovare una struttura a cupola nel quale ogni cosa è stata predisposta affinchè esista la vita. La temperatura, per esempio, è stata impostata a circa 70˚ F e l'umidità a 50%; inoltre, c'è un sistema di riciclaggio dell'ossigeno, un sistema di raccolta dell'energia, e un sistema completo per la produzione di cibo. Detto in breve, la struttura a cupola sembra essere una biosfera perfettamente funzionante. Che conclusione trarremmo dalla scoperta di tale struttura? Trarremmo la conclusione che essa si è formata per caso? Certamente no. Al contrario, concluderemmo unanimamente che essa è stata progettata da qualche essere intelligente. Perchè arriveremmo a questa conclusione? Perchè un progettista intelligente sembra essere l'unica spiegazione plausibile per l'esistenza di tale struttura. Cioè, la sola spiegazione alternativa a cui possiamo pensare - quella che la struttura sia stata formata da processi naturali - sembra estremamente improbabile. E` possibile che, per esempio, grazie a qualche eruzione vulcanica vari metalli e altri composti si siano formati, e poi si siano separati in modo preciso da produrre la "biosfera", ma un simile scenario ci appare straordinariamente improbabile, rendendo questa spiegazione alternativa non credibile.

L'universo, conformemente alle recenti scoperte in fisica, è analogo a tale "biosfera". Quasi ogni cosa nella struttura base dell'universo - per esempio, le leggi fondamentali e i parametri della fisica e la distribuzione iniziale della materia e dell'energia - è bilanciata sulla lama di un rasoio affinchè sorga la vita. Come fa notare l'eminente fisico di Princeton Freeman Dyson "Ci sono molti ... accidenti fortunati nella fisica. Senza tali accidenti, l'acqua non potrebbe esistere alla stato liquido, catene di atomi di carbonio non potrebbero formare le complesse molecole organiche, e gli atomi di idrogeno non potrebbero formare ponti interrompibili tra le molecole" (p. 251) - in breve, la vita come la conosciamo sarebbe impossibile.

Gli scienziati chiamano questo straordinario bilanciamento dei parametri della fisica e le condizioni iniziali dell'universo il "fine-tuning del cosmo". Esso è stato estensivamente discusso da filosofi, teologi e scienziati, specialmente dall'inizio degli anni '70, con centinaia di articoli e dozzine di libri che lo riguardano. Oggi è da molti considerato offrire una prova convincente dell'esistenza di Dio. Per esempio, il fisico teorico e divulgatore Paul Davies - i cui primi scritti non erano particolarmente inclini al teismo - afferma che, riguardo alla struttura base dell'universo,  "l'impressione di un progetto è schiacciante" (Davies, 1988, p. 203). Analogamente, in risposta al fine-tuning della risonanza nucleare responsabile della sintesi dell'ossigeno e del carbonio nelle stelle che ha permesso la vita, il famoso astrofisico Sir Fred Hoyle dechiara che:

«Non credo che uno scienziato che esaminasse l'evidenza potrebbe non giungere alla deduzione che le leggi della fisica nucleare siano state deliberatamente progettate con riguardo alle conseguenze che esse producono nelle stelle. Se è così allora queste bizzarrie apparentemente casuali sono parte di uno schema pensato in profondità. Se non è così siamo ricondotti ad un'incredibile sequenza di accidenti» [Fred Hoyle, in Religion and the Scientists, 1959; citato in Barrow e Tipler, p. 22].

Alcuni esempi di questo fine-tuning:

1. Se l'esplosione iniziale del big bang fosse stata diversa in potenza solo di una parte su 10^60 (10 elevato alla 60-esima potenza), l'universo sarebbe velocemente collassato su se stesso oppure si sarebbe espanso troppo rapidamente per riuscire a formare le stelle. In entrambi i casi la vita sarebbe stata impossibile. [See Davies, 1982, pp. 90-91] (Come John Jefferson Davis fa notare (p. 140), una precisione di una parte su 10^60 può essere equiparata a colpire con un proiettile un bersaglio largo 1 pollice posto dall'altra parte dell'universo osservabile, distante 20 miliardi di anni-luce.)

2. Calcoli indicano che se la forza nucleare forte, la forza che lega insieme protoni e neutroni in un atomo, fosse più forte o più debole anche solo del 5%, la vita sarebbe impossibile. (Leslie, 1989, pp. 4, 35; Barrow e Tipler, p. 322.)

3. Calcoli effettuati da Brandon Carter mostrano che se la gravità fosse stata più forte o più debole di una parte su 10^40, stelle sostenenti la vita, come il sole, non potrebbero esistere. Ciò nella stragrande maggioranza dei casi renderebbe la vita impossibile. (Davies, 1984, p. 242.)

4. Se il neutrone non fosse circa 1,001 volte la massa del protone, tutti i protoni decadrebbero in neutroni o tutti i neutroni decadrebbero in protoni, e quindi la vita sarebbe impossibile. (Leslie, 1989, pp. 39-40 )

 5. La forza elettromagnetica fosse leggermente più forte o debole, la vita sarebbe impossibile, per una quantità di differenti motivi. (Leslie, 1988, p. 299.)

Come paragone, si potrebbe immaginare ogni istanza di fine-tuning come la selezione di una frequenza radio: se tutte le cifre della selezione non sono esattamente giuste, la vita vita è impossibile. Oppure, si potrebbe immaginare le condizioni iniziali dell'universo e i parametri fondamentali della fisica come un tiro a segno grande come l'intera galassia, e le condizioni necessarie alla vita piccole come bersagli di 1 pollice: a meno che le freccie colpiscano tutti i bersagli, la vita vita è impossibile. Il fatto che le cifre siano perfettamente azzeccate o le freccie abbiano colpito il bersaglio, suggeriscono fortemente che qualcuno ha impostato le cifre o scagliato le freccie, perchè sembra estremamente improbabile che tali coincidenze abbiano potuto verificarsi per caso.

Sebbene i calcoli individuali di fine-tuning siano approssimati e possano contenere errori, il fatto che l'universo è finemente bilanciato per la vita è fuori questione a causa del gran numero di istanze indipendenti di apparente fine-tuning. Come ha notato il filosofo John Leslie "indizi sopra indizi possono costituire una pesante evidenza nonostante dubbi su qualche elemento nella pila" (1988, p. 300). Ciò che è controverso, comunque, è il grado in cui il fine-tuning fornisce evidenza dell'esistenza di Dio. Per quanto impressionanti le deduzioni di fine-tuning sembrino essere, gli atei hanno sollevato parecchie obiezioni al riguardo. Conseguentemente coloro che hanno saputo di queste obiezioni, o le hanno pensate in proprio, spesso trovano l'argomento non convincente. Questo non vale solo per gli atei ma anche per molti teisti. Ho conosciuto, per esempio, sia un produttore di film di Hollywood che un biochimico, entrambi cristiani, che non erano convinti a causa delle obiezioni di certi atei. Ciò è spiacevole soprattutto perchè il concetto di fine-tuning è probabilmente la prova più potente dell'esistenza di Dio. Il mio scopo in questo capitolo, quindi, è rendere il concetto di fine-tuning quanto più convincente possibile. Questo comporterà lo sviluppo dell'argomentazione nel modo più rigoroso ed oggettivo possibile, e quindi la risposta alle maggiori obiezioni dell'ateismo. Prima di procedere, comunque, bisogna fare una distinzione preliminare.

Una distinzione preliminare

Per sviluppare rigorosamente l'argomento del fine-tuning, sarà utile distinguere tra quella che chiamerò l'ipotesi atea del singolo universo e quella del multi-universo. Secondo l'ipotesi atea del singolo universo, c'è un solo universo e in definitiva è un fatto bruto inesplicabile che l'universo esista e sia finemente bilanciato [fine-tuned]. Molti atei, comunque, avanzano un'altra ipotesi, che tenta di spiegare come l'apparente improbabile fine-tuning dell'universo possa essere il risultato del caso. Questa ipotesi è conosciuta come l'ipotesi atea del multi-universo. Secondo questa ipotesi, esiste qualcosa che potrebbe essere pensato come un "generatore di universi" che produce un numero molto grande o infinito di universi, dove ogni universo ha un insieme casuale di condizioni iniziali e valori dei parametri della fisica. Siccome questo generatore produce così tanti universi, per caso esso può eventualmente produrne uno che sia finemente bilanciato per il prodursi della vita intelligente.

Piano del capitolo

Nel seguito useremo questa distinzione tra le ipotesi atee del singolo universo e del multi- universo per presentare due argomentazioni distinte teistiche basate sul fine-tuning: la prima sostiene che il fine-tuning fornisce solidi motivi per preferire il teismo rispetto all'ipotesi atea del singolo universo la seconda per preferirlo rispetto all'ipotesi atea del multi-universo. Svilupperemo la tesi contro l'ipotesi atea del singolo universo nella Sezione II, riferendoci ad essa come all'argomento centrale. Poi risponderemo alle obiezioni ad esso nella Sezione III, e finalmente svilupperemo l'argomentazione per preferire il teismo all'ipotesi atea del multi-universo nella Sezione IV. E` anche inclusa un'appendice che elabora e giustifica ulteriormente una delle premesse chiave dell'argomento centrale presentato nella Sezione III.

II. Rigorosa formulazione dell'argomento centrale

Principio generale di ragionamento usato

La spiegazione del principio di conferma

Formuleremo la tesi del fine-tuning contro l'ipotesi atea del singolo universo nei termini di ciò che chiamerò il primo principio di conferma. Il primo principio di conferma è un principio generale del ragionamento che ci dice quando un osservazione conta come evidenza in favore di un ipotesi piuttosto che un'altra. Detto semplicemente, il principio dice che quando si considerino due ipotesi rivali, un'osservazione conta come evidenza in favore dell'ipotesi sotto la quale l'osservazione ha la più alta probabilità (o è meno improbabile). (o detto in modo leggermente differente, il principio dice che se consideriamo due ipotesi rivali, H1 e H2, un'osservazione O, conta come evidenza in favore di H1 piuttosto che H2 se O è più probabile sotto H1 che sotto H2). Inoltre, il grado con il quale l'evidenza conta a favore di un'ipotesi sull'altra è proporzionale al grado in cui l'osservazione è più probabile sotto una certa ipotesi rispetto all'altra[1]. Per esempio, il fine-tuning è molto, molto più probabile sotto il teismo che sotto l'ipotesi atea del singolo universo, cosicchè contra come solida evidenza per il teismo rispetto all'ipotesi atea. Nella prossima sotto-sezione maggiore, presenteremo una versione più formale ed elaborata dell'argomentazione del fine-tuning in termini del primo principio. Per prima cosa però vediamo un paio di illustrazioni di tale principio e quindi presentiamo qualche supporto per esso.

Illustrazioni addizionali del principio di conferma

Come prima nostra illustrazione, supponete che vado a camminare in montagna, e trovi sotto una rupe un gruppo di pietre sistemate in una formazione che chiaramente forma la frase "Benvenuto in montagna Robin Collins". Una ipotesi è che, per caso, alle pietre sia capitato di essere sistemate così - in definitiva, forse, a causa di certe condizioni iniziali dell'universo. Supponete ora che l'unica sensata ipotesi alternativa sia che mio fratello, che è andato in montagna prima di me, ha sistemato le pietre in quel modo. La maggior parte di noi immediatamente considererebbe la sistemazione delle pietre come forte evidenza in favore dell'ipotesi "fratello" piuttosto che l'ipotesi "caso". Perchè? Perchè ci sembra estremamente improbabile che le pietre siano state sistemate così dal caso, ma nient'affatto improbabile che sia stato mio fratello a sistemarle in quel modo. Quindi, per il principio della conferma concluderemmo che la disposizione delle pietre avvalla fortemente l'ipotesi "fratello" piuttosto che l'ipotesi "caso".

Ora consideriamo un altro caso, quello delle impronte dell'imputato sull'arma del delitto. Normalmente, consideriamo tali ritrovamento una evidenza forte che l'imputato è colpevole. Perchè? Perchè giudichiamo improbabile che l'impronte siano sull'arma del delitto se l'imputato è innocente, ma non improbabile se l'imputato è colpevole. Cioè, faremmo lo stesso tipo di ragionamento che abbiamo fatto prima.

Supporto al principio di conferma

Parecchie cose si possono dire a favore del primo principio di conferma. Primo, molti filosofi pensano che questo principio può derivarsi da ciò che è conosciuto come il calcolo delle probabilità, l'insieme delle regole matematiche che sappiamo governare la probabilità. Secondo, non sembra che ci sia alcun caso di ragionamento valido che violi questo principio. In ultimo, il principio sembra avere un largo spettro di applicabilità, inglobante molti nostri ragionamenti nella scienza e nella vita quotidiana, come gli esempi citati sopra mostrano. Addirittura alcuni hanno affermato che una versione leggermente più generale di questo principio sottostà a tutto l'investigazione scientifica. Per tutti questi motivi a favore del principio, possiamo avere grande fiducia in esso.

Ulteriori sviluppi dell'argomento

Per sviluppare ulteriormente la versione base dell'argomento di fine-tuning, lo riassumeremo elencando esplicitamente le sue due premesse e la sua conclusione:

Premessa 1. Il fine-tuning non è improbabile sotto il teismo.

Premessa 2. Il fine-tuning è molto improbabile sotto l'ipotesi atea del singolo universo.

Conclusione: dalle premesse (1) e (2) e il primo principio di conferma, segue che i dati del fine-tuning forniscono grande evidenza in favore della ipotesi del progetto rispetto all'ipotesi atea del singolo universo.

A questo punto, dovremmo fermarci per notare due caratteristiche di questo argomento. Primo, l'argomento non dice che l'evidenza del fine-tuning prova che l'universo è stato progettato, o che è probabile che l'universo sia stato progettato. Per giustificare questi tipi di affermazioni, avremmo da esaminare tutta la gamma di evidenze pro e contro l'ipotesi del progetto, cosa che non facciamo in questo capitolo. L'argomento semplicemente afferma che il fine-tuning conferma fortemente il teismo sull'ipotesi atea del singolo universo.

In questo modo, l'evidenza dell'argomento di fine-tuning è molto simile alle impronte trovate sulla pistola: sebbene esse possano fornire una grande evidenza che l'imputato ha commesso il delitto, non si può concludere soltanto da esse che l'imputato è colpevole; si dovrebbero esaminare anche tutte le altre eventuali evidenze. Forse, per esempio, dieci testimoni affidabili hanno affermato di aver visto l'imputato ad un party all'ora del delitto. In questo caso, le impronte conterebbero ancora come evidenza significativa di colpevolezza, ma questa evidenza sarebbe controbilanciata dalla testimonianza dei testimoni. Analogamente l'evidenza del fine-tuning supporta fortemente il teismo rispetto all'ipotesi atea del singolo universo, sebbene di per se stesso esso non mostra che il teismo sia la più plausibile spiegazione del mondo. Nondimeno, come dimostro nella conclusione di questo capitolo, l'evidenza del fine-tuning fornisce un più forte e più obiettivo argomento a vantaggio del teismo (rispetto all'ipotesi atea del singolo universo) rispetto a quanto faccia il più forte degli argomenti ateistici contro il teismo.

La seconda caratteristica dell'argomento che notiamo è che, dato per buono il primo principio di conferma, la conclusione segue dalle premesse. Specificamente, se le premesse sono vere, allora è garantito che la conclusione lo è altrettanto: cioè, l'argomento è ciò che i filosofi definiscono valido. Quindi, dal momento che mostriamo essere vere le premesse, avremo mostrato che è vera la conclusione. Il nostro prossimo lavoro, quindi, è cercare di mostrare che le premesse sono vere, o almeno che abbiamo forti ragioni per crederlo.

Supporto alle premesse

Supporto alla premessa (1)

La premessa (1) è facile da sostenere e piuttosto incontrovertibile. L'argomentazione a supporto di essa può semplicemente delinearsi così: siccome Dio è il sommo bene, ed è bene che esistano esseri intelligenti e coscienti, non è sorprendente o improbabile che Dio abbia creato un mondo che consente la vita intelligente. Quindi, il fine-tuning non è improbabile nel teismo, come la premessa (1) afferma.

Supporto alla premessa (2)

Esaminando i dati, a molta gente sembra ovvio che il fine-tuning sia altamente improbabile sotto l'ipotesi atea del singolo universo. E` facile vedere perchè quando si pensi al fine-tuning nei termini delle analogie illustrate prima. Nell'analogia del tiro a segno, per esempio, le condizioni iniziali dell'universo e i parametri fondamentali della fisica sono pensati come un tiro a segno grande come l'intera galassia, e le condizioni necessarie alla vita piccole come bersagli di 1 pollice. Per cui da questa analogia sembra ovvio che sarebbe altamente improbabile che il fine-tuning avvenisse sotto l'ipotesi atea del singolo universo - cioè che le freccie colpiscano i bersagli per caso.

Tipicamente, i sostenitori del fine-tuning sono soddisfatti della giustificazione della premessa (2), o qualcosa del genere, un base a questo tipo di analogia. Molti atei e teisti comunque, mettono in discussione questo tipo di analogia, e quindi trovano l'argomento non convincente. Per costoro, l'Appendice a questo capitolo offre una rigorosa e oggettiva giustificazione della premessa (2), usando i principi standard del ragionamento probabilistico. Tra l'altro, mentre giustifichiamo rigorosamente la premessa (2), rispondiamo effettivamente all'usuale obiezione del fine-tuning che, siccome l'universo è un unico eventi irripetibile, non si può significativamente assegnare una probabilità al suo essere finemente bilanciato.

III. ALCUNE OBIEZIONI ALLA VERSIONE BASE

Per quanto potente sia la versione base del fine-tuning parecchie obiezioni principali gli sono state sollevate sia dagli atei che dai teisti.

Obiezione 1: della legge più fondamentale

Una critica del fine-tuning è che, per quanto ne sappiamo, potrebbe esserci una legge più fondamentale secondo la quale i parametri della fisica debbano avere i valori che hanno. Quindi, data tale legge, non è improbabile che i parametri della fisica conosciuti cadano nel range che permette la vita.

Oltre ad essere del tutto speculativo, il problema del postulare una tale legge è che essa muove semplicemente di un livello più in alto l'improbabilità del fine-tuning, livello dove si situa appunto tale legge. Sotto questa ipotesi, cosa è improbabile è che, per quante concepibili fondamentali leggi fisiche ci possano essere, l'universo proprio ha scelto quella che ha i parametri della fisica che permettono la vita. Quindi, cercare di spiegare il fine-tuning postulando questa specie di legge fondamentale è come cercare di spiegare perchè c'è una configurazione di pietre sotto una parete che forma la frase "Benvenuto in montagna Robin Collins" ipotizzando che ci sia stato un terremoto e le pietre rotolando siano andate a disporsi così. Chiaramente questa spiegazione trasferisce più in alto di un livello l'improbabilità che, fra tutte le possibili configurazioni di pietre possibili, si sia formata quella con la frase "Benvenuto in montagna Robin Collins". Questa è la risposta che può essere data all'affermazione che il fine-tuning non è improbabile perchè è logicamente necessario che i parametri della fisica abbiano valori compatibili con la vita. Cioè, secondo questa affermazione, i parametri della fisica devono avere valori compatibili con la vita per lo stesso motivo che 2 + 2 deve essere uguale a 4, o la somma degli angoli interni di un triangolo deve essere 180 gradi nella geometria Euclidea. Come l'obiezione della "legge più fondamentale" di cui sopra, comunque, questa ipotesi semplicemente trasferisce più in alto di un livello l'improbabilità: di tutte le leggi e i parametri della fisica che possa essere stato logicamente necessario concepire, sembra altamente improbabile che siano usciti quelli che permettono la vita[2].

Obiezione 2: delle altre forme di vita

Un'altra obiezione che viene comunemente sollevata circa il fine-tuning è che, per quanto ne sappiamo, potrebbero esistere altre forme di vita anche se i parametri della fisica fossero differenti. Infatti, è obiettato, il fine-tuning in ultima analisi presuppone che tutte le forme di vita intelligente debbano essere come la nostra. La risposta a questa obiezione è che molti casi di fine-tuning non riposano su questa presupposizione. Considerate, per esempio, il caso del fine-tuning della forza nucleare forte. Se fosse leggeremente più grande o più piccola, nessun atomo potrebbe esistere oltre all'idrogeno. A differrenza di ciò che si potrebbe vedere in Star Trek, una vita intelligente non potrebbe essere composta solo di gas idrogeno: semplicemente non ci sarebbe sufficiente complessità stabile. Cosicchè in generale il fine-tuning presuppone semplicemente che la vita intelligente richiede un certo grado di complessità stabile, riproducibile e organizzata. Questa è certamente un'assunzione molto ragionevole.

Obiezione 3: del principio antropico

Secondo la versione debole del cosiddetto principio antropico, se le leggi della natura non fossero bilanciate perfettamente noi tutti non saremmo qui a discutere. Quindi alcuni ne hanno dedotto che il fine-tuning non è realmente improbabile o sorprendente sotto l'ateismo, ma semplicemente deriva dal fatto che esistiamo. La risposta a questa obiezione consiste semplicemente nel riformulare il principio nei termini della nostra esistenza: la nostra esistenza come esseri intelligenti corporei è estremamente imrpobabile sotto l'ipotesi atea del singolo universo (siccome la nostra esistenza richiede fine-tuning), ma non improbabile sotto il teismo. Quindi semplicemente applichiamo il primo principio di conferma per cincludere che la nostra esistenza conferma fortemente il teismo piuttosto che l'ipotesi atea del singolo universo.

Per illustrare questa risposta, consideriamo l'analogia del "plotone di esecuzione". Come John Leslie (1988, p. 304) nota, se 50 tiratori scelti mi hanno mancato, la risposta "se essi non mi avessero mancato io non sarei qui a commentare il fatto" non è adeguata. Invece, io concluderei naturalmente che ci sia stata qualche ragione per cui tutti mi hanno mancato, come per esempio il fatto che essi non volevano affatto uccidermi. Perchè concluderei così? Perchè la mia sussistenza sarebbe molto improbabile nell'ipotesi che mi abbiano mancato per caso, ma non improbabile nell'ipotesi che c'era una ragione ben precisa per mancarmi. Quindi, per il primo principio di conferma, la mia sussistenza conferma fortemente l'ultima ipotesi.

Obiezione 4: "Chi ha progettato Dio"?

Forse l'obiezione più comune che gli atei sollevano all'argomentazione del "progetto", del quale il fine-tuning è solo un'istanza, è che postulando l'esistenza di Dio non risolve il problema del progetto, ma ma lo trasferisce soltanto più in alto di un livello. L'ateo George Smith, per esempio, dice che:
«Se l'universo è meravigliosamente progettato, sicuramente Dio è ancora più meravigliosamente progettato. Egli deve quindi avere avuto un progettista ancor più abile di lui stesso. Se Dio non richiede un progettista, allora non c'è ragione per cui questa cosa relativamente meno meravigliosa che è l'universo ne abbia» (1980, p. 56.)

O, come il filosofo J. J. C. Smart esprime questa obiezione: «Se ipotizziamo Dio in aggiunta all'universo creato noi aumentiamo la complessità della nostra ipotesi. Abbiamo tutta la complessità dell'universo, e in aggiunta abbiamo la -almeno uguale - complessità Dio. (Il progettista di un artifatto deve avere almeno la complessità dell'artifatto progettato) ... Se il teista può mostrare all'ateo che postulare Dio riduce la complessità della nostra immagine del mondo totale, allora l'ateo dovrebbe essere un teista» (pp. 275-276).

La prima obiezione alla suddetta obiezione atea è notare che l'affermazione secondo la quale "il progettista di un artifatto deve avere almeno la complessità dell'artifatto progettato" non è ovvia. Ma io credo che abbia una plausibilità intuitiva: for esempio, nel mondo sperimentiamo che la complessità organizzata sembra essere prodotta soltanto da sistemi che già la posseggono, come il crevello o mente umana, una fabbrica o un aorganismo biologico genitore.

La seconda e migliore risposta è notare che, al massimo, l'obiezione potrebbe riguardare la versione dell'argomentazione del progetto che afferma che tutta la complessità organizzata necessita di una spiegazione, e che Dio è la miglior spiegazione della complessità organizzata presente nel mondo. La versione che io presento contro l'ipotesi atea del singolo universo, comunque, afferma solo che il fine-tuning sia più probabile sotto il teismo che sotto l'ipotesi atea del singolo universo. Ma questa affermazione è ancora soddisfatta anche se Dio ha una enorme complessità interna, di gran lunga superiore a quella dell'universo. Quindi, anche se concordiamo che "il progettista di un artifatto deve avere almeno la complessità dell'artifatto progettato" il fine-tuning ci fornirebbe valide ragioni per preferire il teismo piuttosto che l'ipotesi atea del singolo universo.

Per illustrare la cosa, considerate l'esempio della "biosfera" di Marte di cui si parlava all'inizio. Come già detto, l'esistenza della biosfera sarebbe molto più probabile sotto l'ipotesi della presenza di una vita intelligente su Marte che sotto l'ipotesi del caso. Quindi, per il primo principio di conferma, l'esistenza di tale biosfera costituirebbe una solida evidenza che una vita intelligente extraterrestre fosse presente una volta su Marte, anche se questa vita aliena sarebbe probabilmente molto più complessa della biosfera stessa.

La risposta finale che i teisti possano dare a questa obiezione è di mostrare che una "super mente" come Dio non richiede un più alto grado di complessità organizzata non spiegata. Sebbene abbia presentato questa risposta altrove (manoscritto non pubblicato), presentarla qui è oltre lo scopo di questo articolo.

IV. L'IPOTESI DEL MULTI-UNIVERSO

L'ipotesi del multi-universo spiegata

In risposta alla spiegazione teistica del fine-tuning del cosmo, molti atei hanno offerto una spiegazione alternativa, che io chiamerò l'ipotesi atea dei multi universi. (In letteratura essa è più comunemente chiamata l'ipotesi dei molti mondi, sebbene io reputi che questa denominazione sia un po' equivoca.) Secondo questa ipotesi, c'è un numero molto grande - forse indefinito - di universi, con i fondamentali parametri della fisica che variano da un universo all'altro[3]. Naturalmente, nella gran parte di questi universi i parametri della fisica non avrebbero valori idonei alla vita. Nondimeno in un certo numero di universi essi li avrebbero e conseguentemente non sarebbe più improbabile che universi come il nostro esistessero e fossero bilanciati con precisione per permettere la vita.

I sostenitori di questa ipotesi offrono vari tipi di modelli per spiegare da dove questi universi deriverebbero. Presenteremo quelli che sono probabilmente i due più popolari e plausibili, i modelli della cosiddetta fluttuazione del vuoto e i modelli del Big-Bang oscillante. Secondo i modelli della fluttuazione del vuoto, il nostro universo, come pure gli altri, furono generati da fluttuazioni quantiche in un superspazio preesistente (e.g., vedi Quentin Smith, 1986, p. 82). Imaginativamente, si può pensare a questo superspazio preesistente come un oceano di liquidi saponato estendentesi indefinitivamente, e ogni universo derivato da esso come una bolla di sapone che si formi spontaneamente nell'oceano.

L'altro modello, il modello del Big-Bang oscillante, è una versione della teoria del Big Bang. Secondo la teoria del Big Bang l'universo si originò in un'esplosione avvenuta dai 10 ai 15 miliardi di anni fa. Secondo la teoria del Big Bang oscillante, il nostro universo potrebbe collassarsi (ciò che è chiamato "Big Crunch") e quindi un altro Big Bang potrebbe generare un nuovo universo, che a sua volta collasserebbe, e così via. Secondo coloro che usano questo modello per cercare di spiegare il fine-tuning, durante ogni ciclo, i parametri della fisica e le condizioni iniziali dell'universo sono reimpostate a caso. Siccome questo processo di esplosione, collasso, esplosione, collasso si ripeterebbe per tutta l'eternità, ogni tanto si produrrebbe un universo (forse molti) bilanciato perfettamente. Nella sezione seguente vedremo molte ragioni per scartare l'ipotesi atea dei multi universi.

Ragioni per scartare l'ipotesi atea dei multi universi

Prima ragione

La prima ragione per scartare l'ipotesi atea dei multi universi, e preferire l'ipotesi teistica, è la seguente regola generale: a parità di ogni altra cosa, dovremmo preferire ipotesi per le quali abbiamo evidenza indipendente o che sono logiche estrapolazioni di ciò che già sappiamo. Illustriamo e giustifichiamo prima questo principio, quindi lo applichiamo al caso del fine-tuning.

Molti di noi considerano l'esistenza delle ossa di dinosauro come un'evidenza che i dinosauri esistettero nel passato. Ma supponiamo che uno scettico dei dinosauri affermasse di poter spiegare le ossa postulando un "campo generatore di ossa di dinosauro" che semplicemente materializzasse le ossa dall'aria. Inoltre, supponiamo che, per evitare obiezioni sul fatto che non esistono leggi fisiche conosciute in grado di fare ciò, lo scettico dei dinosauri semplicemente dicesse che non abbiamo ancora scoperto tali leggi e trovato tali campi. Sicuramente nessuno di noi presterebbe fede a tali ipotesi al punto da disconoscere l'esistenza dei dinosauri. Perchè? Perchè sebbene nessuno ha direttamente osservato dinosauri, abbiamo esperienza di altri fossili animali, e quindi la spiegazione dei dinosauri è una logica estrapolazione dalla nostra comune esperienza. Invece, per spiegare le ossa di dinosauro, lo scettico dei dinosauri ha inventato un insieme di leggi fisiche, e un insieme di meccanismi che non sono una estrapolazione logica da ciò che sappiamo per esperienza.

Nel caso del fine-tuning, noi sappiamo che le menti spesso producono dispositivi calibrati con precisione, come gli orologi svizzeri. Postulare Dio - una supermente - come spiegazione del fine-tuning, quindi, è una estrapolazione logica da ciò che già osserviamo fare dalle menti. All'opposto, è difficile vedere come l'ipotesi atea dei multi universi potrebbe essere considerata una estrapolazione logica da ciò che osserviamo. Inoltre, a differenza della ipotesi atea dei multi universi, abbiamo qualche evidenza sperimentale per l'esistenza di Dio, cioè l'esperienza religiosa. Quindi, per il suddetto principio, dovremmo preferire la spiegazione teistica del fine-tuning piuttosto che la spiegazione  atea dei multi universi, a parità di ogni altra cosa.

Seconda ragione

Una seconda ragione per scartare l'ipotesi atea dei multi universi è che il "generatore dei multi universi" sembra che abbia necessità di essere progettato. Per esempio, in tutte le proposte elaborate circa quello che potrebbe essere questo "generatore di universi" - come il Big-Bang oscillante e i modelli della fluttuazione nel vuoto spiegati prima - il "generatore" stesso `e governato da un insieme complesso di leggi fisiche che gli permettono di produrre universi. C'è da pensare, quindi, che se queste leggi fossero leggermente diverse il generatore probabilmente non sarebbe in grado di produrre universi che possano sostenere la vita. Dopo tutto, persino la mia macchina per il pane ha da essere fatta opportunamente per lavorare bene, ed essa produce solo pane, non universi! Oppure pensate ad un dispositivo semplice come una trappola per topi: essa richiede che tutte le parti, come la molla e il martello, siano disposte opportunamente affinchè funzioni. E` dubbio quindi che la teoria dei multi universi possa completamente eliminare il problema del progetto che gli ateisti affrontano; piuttosto, almeno in partem essa sembra semplicemente spostare il problema del progetto di un livello verso l'alto[4].

Terza ragione

Una terza ragione per scartare l'ipotesi atea dei multi universi è che il generatore di universi non deve solo selezionare i parametri della fisica a caso, ma deve effettivamente creare a caso le stesse leggi della fisica. Ciò rende questa ipotesi ancor meno realizzabile perchè è difficile vedere quale possibile meccanismo potrebbe selezionare o creare leggi.

La ragione per cui il "generatore dei molti universi" deve selezionare le leggi della fisica è che, proprio come i valori corretti dei parametri della fisica sono necessari alla vita, anche il giusto insieme di leggi è necessario. Se, per esempio, certe leggi della fisica mancassero, la vita sarebbe impossibile. Per esempio, senza la legge di inerzia, che garantisce che le particelle non siano sparate via alle alte velocità, la vita probabilmente non sarebbe possibile (Leslie, Universes, p. 59). Un altro esempio è la legge di gravità: se le masse non si attraessero una con l'altra, non ci sarebbero pianeti e stelle, e una volta ancora sembra che la la vita sarebbe impossibile. Ancora un altro esempio è il principio di esclusione di Pauli, il principio della quantomeccanica secondo cui due fermioni - come gli elettroni o i protoni - non possono condividere lo stesso stato quantico. Come l'eminente fisico di Princeton Freeman Dyson fa notare [Disturbing the Universe, p. 251], senza questo principio tutti gli elettroni collasserebbero nel nucleo e quindi gli atomi sarebbero impossibili.

Quarta ragione

La quarta ragione per scartare l'ipotesi atea dei multi universi è che essa non può spiegare altre caratteristiche dell'universo che sembrano mostrare l'apparenza di un progetto, caratteristiche spiegabili dal teismo. Per esempio, molti fisici, come Albert Einstein, hanno osservato che le leggi basilari della fisica mostrano uno straordinario grado di bellezza, eleganza, armonia ed ingegnosità. Il fisico premio Nobel Steven Weinberg, per esempio, dedica un intero capitolo del suo libro "Dreams of a Final Theory" (Capitolo 6, "Beautiful Theories") per spiegare come i criteri di bellezza ed eleganza siano comunemente usati dai fisici come guida per formulare le leggi corrette. Addirittura uno dei più eminenti fisici teorici del secolo, Paul Dirac, è arrivato al punto di dire che "è più importante che le proprie equazioni siano belle piuttosto che rispettino gli esperimenti" (1963, p. ??). Ora tale bellezza, eleganza ed ingegnosità hanno senso se l'universo è stato progettato da Dio. Sotto l'ipotesi atea dei multi universi invece non c'è ragione di aspettarsi che le leggi fondamentali siano belle o eleganti. Come il fisico teorico Paul Davies scrive:

«Che la natura sia così brava nel fare meccanismi che ci stupiscono per la loro ingegnosità, non rappresenta un'evidenza convincente dell'esistenza di un progetto intelligente dietro l'universo? Se le menti più eccelse del mondo possono scoprire solo con difficoltà la profonda opera della natura, come si può supporre che queste opere siano unicamente un accidente senza ragione, un prodotto del cieco caso?» (Superforce, pp. 235-36.)

Ragione finale

Questo ci conduce alla ragione finale per scartare l'ipotesi atea dei multi universi, che può essere la più difficile da afferrare: precisamente, ne l'ipotesi atea dei multi universi (ne l'ipotesi atea del singolo universo) possono al presente adeguatamente conciliare l'improbabile iniziale organizzazione della materia nell'universo con il secondo principio della termodinamica. Per rendersene conto, basta notare che, secondo la seconda legge della termodinamica, l'entropia dell'universo è in costante crescita. Il modo usuale di comprendere questo aumento di entropia è di dire che l'universo sta andando da uno stato di ordine ad uno di disordine. Osserviamo questo aumento di entropia continuamente intorno a noi: cose come la stanza dei bambini partono come organizzate e tendono a decadere e a disorganizzarsi a meno che qualcosa o qualcuno intervenga per fermare la cosa. A scopo illustrativo potremmo pensare all'universo come ad un cruciverba che parte inizialmente da uno stato altamente ordinato nel quale tutte le lettere sono sistemate per formare parole, ma che subisce dei rimescolamenti casuali. Lentamente il cruciverba, come l'universo, muove da uno stato di ordine ad uno di disordine. Il problema per l'ateismo è spiegare come l'universo abbia potuto partire da uno stato altamente ordinato, visto che è straordinariamente improbabile che uno stato simile si verifichi per caso[5]. Se, per esempio, si volesse gettare a caso delle lettere in un cruciverba, sarebbe molto difficile per molte di esse formare parole. Al massimo ci potremmo aspettare che qualche lettera formi una parola in qualche posto.

Ora la domanda è: potrebbe l'ipotesi atea dei multi universi spiegare l'iniziale alto grado di ordine del nostro universo dicendo che dati sufficienti universi, almeno uno dovrebbe sorgere ordinato e predisposto per la vita, cosicchè non dobbiamo sorprenderci di trovarci in un universo ordinato? Il problema con questa spiegazione è che è oltremodo più facile il formarsi di un po' di ordine locale che non tutto l'universo sia ordinato, proprio come è oltremodo più facile che qualche lettera formi una parola in qualche posto del nostro cruciverba piuttosto che tutte le lettere formino a caso delle parole. Quindi, la stragrande maggioranza degli universi dotati di vita avrebbero soltanto alcune are locali sufficientemente ordinate, mentre il resto dell'universo è disordinato. Conseguentemente, anche secondo l'ipotesi atea dei multi universi, sarebbe enormemente improbabile per degli esseri intelligenti trovarsi in un universo come il nostro che è altamente ordinato dappertutto. (Vedi Sklar, cap.8 per una recensione delle spiegazioni non-teistiche della organizzazione ordinata dell'universo e le grandi difficoltà che si trovano di fronte).

Conclusione

Anche se le critiche precedenti non scartano definitivamente l'ipotesi atea dei multi universi, esse mostrano che essa ha grossi svantaggi rispetto al teismo. Ciò significa che se gli atei adottano l'ipotesi dei multi universi per difendere le loro posizioni, l'ateismo diventa molto meno plausibile ancora. Parafrasando un'affermazione del filosofo Fred Dretske: i nostri sono tempi di inflazione e il costo dell'ateismo è diventato troppo alto.

V. CONCLUSIONE GENERALE

Nelle sezioni precedenti abbiamo mostrato di avere buone ed oggettive ragioni per affermare che il fine-tuning fornisce una chiara evidenza del teismo. Abbiamo per primo mostrato che il fine-tuning fornisce una chiara evidenza per preferire il teismo rispetto alla ipotesi atea del singolo universo, e poi abbiamo presentato una varietà di ragioni per scartare l'ipotesi atea dei multi universi come spiegazione del fine-tuning. Per aiutare ad apprezzare la forza delle argomentazioni presentate, vorrei finire confrontando la validità della versione base del fine-tuning rispetto a ciò che è largamente considerato la maggiore critica atea del teismo, il problema del male.

Tipicamente, la critica atea contro Dio basata sul male prende una forma simile alla critica della versione base del fine-tuning. Essenzialmente, l'ateismo dice che l'esistenza della forme del male che si vedono nel mondo è molto improbabile nel teismo, ma non altrettanto nell'ateismo. Quindi, per il primo principio della conferma, essi concludono che l'esistenza del male fornisce forti ragioni per preferire l'ateismo al teismo.

Cosa rende questa argomentazione debole è che, a differenza del fine-tuning, l'ateo non ha una significativa base oggettiva per affermare che l'esistenza della forme del male che si vedono nel mondo è molto improbabile nel teismo. Infatti il loro giudizio di improbabilità sembra largamente riposare su un errore di ragionamento. Per rendersene conto, notate che per mostrare questa improbabilità, gli atei dovrebbero mostrare che è difficile che le forme del male del mondo siano necessarie per qualche scopo moralmente buono o superiore, perchè se lo fossero, allora non è così difficile che un essere potente e buono creasse un mondo in cui certi mali possano succedere. Ma come potrebbero gli atei mostrare ciò prima di elencare tutti i possibile scopi moralmente buoni che un simile essere potrebbe avere, cosa che essi non hanno chiaramente fatto? Di conseguenza, sembra che al massimo l'ateo possa affermare che, siccome nessuno ha finora esibito un adeguato scopo, è improbabile che esso esista. Ciò comunque è molto debole, come mostrerò.

Il primo problema dell'argomentazione atea è che essa assume che le spiegazioni date per giustificare un Dio sommo bene che crea il male - come la teodicea del libero arbitrio - in ultimo falliscono. Ma anche se concediamo che tali teodicee falliscono esso è ancora molto debole. Per vederlo facciamo una similitudine. Supponiamoc che qualcuo mi dica che c'è un serpente nel mio giardino, e io esamini una porzione del giardino senza trovarlo. Potrei concludere che non c'è probabilmente il serpente se: 1) ho cercato almeno in metà giardino; 2) ho buone ragioni per pensare che se ci fosse stato, si sarebbe dovuto trovare nella parte di giardino esaminata. Se invece io avessi cercato solo in una zona limitata del giardino, non potrei concludere che non c'è. Analogamente se io fossi stato bendato e non avessi avuto idea della grandezza del giardino non potrei concludere che non c'è, anche se l'ho cercato per ore con il mio cane da serpenti. Perchè? Perchè non avrei idea della percentuale di giardino esaminata.

Come per l'esempio del giardino, noi non abbiamo idea di quanto sia grande la possibilità di uno scopo superiore del male che un essere onnipotente e buono può avere. Quindi non sappiamo quanta porzione di tale possibilità abbiamo esaminato. Veramente, considerata la finitezza delle nostre menti, abbiamo buone ragioni per credere che il nostro esame sia molto ridotto, e poche ragioni per credere che gli scopi che Dio possa avere nel male siano nella suddetta proporzione. Quindi, abbiamo poca base oggettiva per dire che l'esistenza della forme del male che si vedono nel mondo è molto improbabile nel teismo.

Dalla discussione precedente quindi è chiaro che le alte stime di probabilità nel caso del fine-tuning sono molto più sicure che quelle relative all'argomento ateistico circa il male, perchè a differenza di quest'ultimo, noi possiamo fornire una rigorosa base oggettiva basata sui calcoli dei valori e dei range dei parametri della fisica che permettono la vita.

(Vedi la seguente Appendice a questo capitolo per una rigorosa derivazione della probabilità del fine-tuning sotto l'ipotesi atea del singolo universo.) Quindi concludo che l'argomento base per preferire il teismo rispetto all'ipotesi atea del singolo universo è più solido dell'argomento ateo circa il male.

APPENDICE

In questa Appendice offriamo una solida base alla premessa (2) della nostra principale argomentazione: cioè, il fatto che il fine-tuning è molto improbabile nell'ipotesi atea del singolo universo. Le nostre ragioni per la premessa (2) comportano tre sottosezioni principali. La nostra prima sottosezione sarà dedicata a spiegare il fine-tuning della gravità visto che lo useremo spesso per illustrare i nostri argomenti. Quindi, nella nostra seconda sottosezione, mostreremo come l'improbabilità del fine-tuning sotto l'ipotesi atea del singolo universo possa derivarsi da un principio oggettivo standard del ragionamento probabilistico chiamato principio di indifferenza. Infine, nella nostra terza sottosezione, spiegheremo cosa potrebbe significare dire che il fine-tuning è improbabile dato che l'universo è un evento unico ed irripetibile secondo l'ipotesi atea del singolo universo. L'appendice risponderà alla usuale obiezione atea che i teisti non possono ne giustificare che il fine-tuning è improbabile secondo l'ipotesi atea del singolo universo, ne fornire supporto su cosa potrebbe significare dire che il fine-tuning è improbabile.

i. L'esempio della gravità

La forza di gravità è determinata dalla legge di Newton F = G*m1*m2 / r^2, dove G è la costante gravitazionale, cioè un numero che determina la forza di gravità in ogni circostanza. Per esempio, l'attrazione gravitazionale tra la luna e la terra è ottenuta moltiplicando la massa della luna (m1) per la massa della terra (m2) e dividendo per la loro distanza elevata al quadrato (r^2). Infine si moltiplica il risultato per il numero G e si ottiene la forza totale. Chiaramente la forza è direttamente proporzionale a G: per esempio, se G fosse il doppio, la forza di attrazione tra la luna e la terra raddoppierebbe.

Più sopra abbiamo detto che alcuni calcoli indicano che la forza di gravità deve essere calibrata con la precisione di una parte su 10^40 per permettere la vita. Cosa significa tale fine-tuning? Per capirlo, immaginate una frequenza radio da 0 a 2*G0, dove G0 rappresenta il valore usuale della costante gravitazionale. Supponiamo tale frequenza divisa in 10^40 - cioè 10.000 miliardi, di miliardi, di miliardi, di miliardi - segmenti equispaziati. Affermare che la forza di gravità deve essere calibrata con la precisione di uno su 10^40 significa che, per esistere la vita, la costante di gravità non può variare neanche di un segmento rispetto al suo valore usuale G0.

ii. Il principio di indifferenza

Nelle seguenti sottosezioni useremo il principio di indifferenza per giustificare che il fine-tuning è altamente improbabile sotto l'ipotesi atea del singolo universo.

A. Definizione del principio di indifferenza

Applicato ai casi in cui c'è un numero finito di alternative, il principio di indifferenza può essere formulato dicendo che dovremmo assegnare la stessa probabilità alle alternative equipossibili, dove dicendo alternative equipossibili si intende che non c'è alcuna ragione di preferire certe alternative piuttosto che altre. (In altre versioni del principio, alternative che sono spiccatamente simmetriche sono considerate equipossibili e quindi viene loro assegnata uguale probabilità.) Per esempio, nel caso del lancio di una comune moneta, non abbiamo ragione di discriminare una faccia piuttosto che l'altra, cosicchè assegnamo loro la stessa probabilità. Siccome la probabilità totale ha valore 1, "testa" avrà probabilità 0,5 come "croce".  Analogamente, nel caso del lancio di un dado a sei facce, non abbiamo ragione di discriminare una faccia (diciamo il 6) piuttosto che un'altra (diciamo il 4). Quindi il principio di indifferenza ci dice di assegnare ad ogni faccia un uguale probabilità di 1/6.

La suddetta interpretazione del principio si applica solo quando c'è un numero finito di alternative, per esempio le sai facce di un dado. Nel caso del fine-tuning invece le alternative non sono in numero finito ma formano una moltitudine continua. Il valore di G, per esempio, potrebbe essere stato qualsiasi numero tra 0 ed infinito. Ora le moltitudini continue sono usualmente pensate in termini di range, aree o volumi in funzione del fatto che si consideri una, due, tre o più dimensioni. Per esempio la quantità d'acqua in un barile di 8 litri potrebbe essere nel range tra 0 e 8, per esempio 6.012345645 litri. Oppure l'esatta posizione in cui una freccia colpisce un bersaglio potrebbe cadere in qualsiasi punto dell'area del bersaglio. Con alcune precisazioni che discuteremo dopo, il principio di indifferenza nel caso continuo diventa il che, in mancanza di ragioni per preferire un valore di un parametro piutosto che un altro, dovremmo assegnare uguali probabilità a uguali range, areee o volumi.

Supponiamo per esempio di tirare una freccia a caso dentro un bersaglio. Dato per scontato che il dardo colpisca il bersaglio, quale è la probabilità che esso colpisca esattamente il centro? Siccome la freccia è stata scagliata a caso non c'è motivo per cui debba colpire una parte piuttosto che un'altra. Il principio di indifferenza quindi ci dice che la probabilità di colpire il centro è identica a quella di colpire qualsiasi altra parte di uguale area del tiro a segno. Ciò significa che la probabilità di colpire il centro è semplicemente il rapporto fra area del centro e l'area totale. Quindi se, per esempio, il centro costituisce solo il 5% dell'area totale, allora la probabilità di colpirlo è 5%.

b. Applicazione al Fine-Tuning

Nel caso del fine-tuning, non abbiamo motivo di pensare che i parametri della fisica cadano entro il range di possibilità di vita piuttosto che qualsiasi altro range, data l'ipotesi atea del singolo universo. Quindi secondo il principio di indifferenza, a range uguali di questi parametri dovrebbero essere assegnate uguali probabilità. Come nel caso del tiro a segno di cui sopra, questo significa che la probabilità che i parametri della fisica cadano nel range di possibilità di vita nell'ipotesi atea del singolo universo è semplicemente il rapporto tra il range di possibilità di vita (l'area del "centro bersaglio") e il range totale dei possibili valori (l'intera area del tiro a segno).

I fisici possono calcolare approssimativamente il range dei valori idonei alla vita dei parametri della fisica, come discusso prima - per esempio - nel caso della gravità. Ma qual'è "il range totale dei possibili valori"? A prima vista si potrebbe pensare che questo range sia infinito, siccome i valori dei parametri potrebbero essere qualsiasi. Questo però non è giusto perchè, sebbene il possibile range dei valori potrebbe esssere infinito, per molti di essi non abbiamo modo di sapere se consentono la vita o no. Non sappiamo per esempio cosa accadrebbe se la gravità fosse 1000 volte più grande del suo valore attuale: per quanto ne sappiamo potrebbe nascere una nuova forma di materia che potrebbe consentire la vita. Per quanto ne sappiamo ci potrebbero essere altri range pro-vita molto distanti dai valori che i parametri hanno ora. Conseguentemente tutto ciò che possiamo dire è che il range pro-vita è molto, molto piccolo rispetto al range seppur limitato dei valori per i quali possiamo eseguire delle stime, un range che nel seguito chiameremo range "illuminato".

Fortunatamente comunque questa limitazione non inficia il ragionamento nel suo insieme. La ragione è che, in base al principio di indifferenza, possiamo ancora dire che è molto improbabile che i valori dei parametri della fisica cadano nel range che consente la vita invece che qualche altra parte del range "illuminato" [6]. E questa improbabilità è tutto ciò che serve affinchè la nostra argomentazione funzioni. Per vederlo ricorriamo ad un'nalogia. Supponiamo che una freccia cada esattamente nel centro di un grande tiro a segno. Inoltre, supponiamo che questo centro sia circondato da un'area libera molto grande. Anche se ci fossero molti altri centri nel tiro a segno, considereremmo la freccia finita nel centro invece che nella grande area vuota come una forte evidenza che la freccia è stata scagliata di proposito nel centro. Perchè? Perchè ragioneremmo che sarebbe molto improbabile comunque colpire il centro per caso ma non improbabile se fosse intenzionale. Quindi, per il primo principio di conferma, concluderemmo che la freccia nel centro conferma fortemente l'ipotesi della sua intenzionalità rispetto all'ipotesi del caso.

c. L'idoneità del principio di indifferenza

Coloro che hanno dimestichezza con il principio di indifferenza e la matematica si renderanno conto che una importante precisazione deve essere fatta a ciò che abbiamo detto prima sull'applicazione del principio di indifferenza. (Chi non è ferrato in matematica volendo potrebbe saltare questo e il prossimo paragrafo.) Per capire la precisazione, bisogna notare che il rapporto dei range usati per calcolare la probabilità dipende da come si parametrizzano o scrivono le leggi fisiche. Per esempio supponiamo che il range dei valori idonei alla vita della constante gravitazionale sia da 0 fino a G0, e che il range "illuminato" dei possibili valori per G sia da 0 a 2G0. Allora il rapporto del range dei valori pro-vita rispetto al range "illuminato" per la constante gravitazionale sarà 1/2. Supponiamo di scrivere la legge di gravità nella forma matematica equivalente F = radicequadrata(U)*m1*m2/r^2 invece di F = G*m1*m2/r^2, dove U = G^2. (In questo nuovo modo di scrivere la legge di Newton U diventa la nuova constante gravitazionale.) Ciò significa che U0 = G0^2, dove U0, come G0, rappresenta il valore attuale di U nel nostro universo. Quindi, il rnge dei valori pro-vita sarebbe da 0 a U0, e il range "illuminato" sarebbe da 0 a 4U0 nella scala U (che è equivalente al range da 0 a 2G0 nella scala G). Quindi, calcolare il rapporto dei valori pro-vita usando la scala U invece della scala G fornisce un rapporto di 1/4 invece che 1/2. Per quasi tutti i rapporti che uno scelga - come quello nel quale il range pro-vita è circa lo stesso del range "illuminato" - esistono forme matematiche equivalenti della legge di Newton che producono tale rapporto. Perchè quindi scegliere la forma standard della legge di Newton per calcolare il rapporto invece di una nella quale il fine-tuning non è improbabile affatto?

La risposta a questa domanda è richiedere che la proporzione usata nel calcolare la probabilità sia tra range fisici reali (o aree o volumi), non mere rappresentazioni matematiche di essi. Cioè, la proporzione data dalla scala usata nella rappresentazione deve direttamente corrispondere alle proporzioni veramente esistenti nella realtà fisica. Come esempio vediamo come si potrebbe calcolare la probabilità che un meteorite cada su New York invece che da qualche altra parte della zona limitrofa. Un modo di farlo è prendere una mappa della zona limitrofa, misurare l'area di New York (diciamo 2 pollici quadrati) e dividerla per l'area della mappa (diciamo 30 pollici quadrati). Se lo facessimo, otterremo approssimativamente la risposta corretta perchè le proporzioni sulla mappa corrispondono alle vere proporzioni del territorio. Diversamente supponiamo di avere una mappa della costa Est nella quale, a causa della scala usata, la costa Est occupa metà della mappa. Se usassimo le proporzioni delle aree rappresentate da questa mappa otterremo una risposta errata perchè le scale usate non corrisponderebbero alle reali proporzioni del territorio. Applicato al fine-tuning, ciò significa che i nostri calcoli di queste proporzioni devono essere fatti usando parametri che corrispondono direttamente alle quantità fisiche, se vogliamo ottenere valide probabilità. Nel caso della gravità, per esempio, la constante gravitazionale G corrisponde direttamente alla forza tra due masse unitarie poste ad una distanza unitaria, mentre U no (U corrisponde al quadrato della forza). Quindi G è il parametro corretto per calcolare la probabilità[7].

d. Giustificazione del principio di indifferenza

Infine, sebbene il principio di indifferenza sia stato criticato in vari modi, parecchie notevoli ragioni sono state avanzate per la sua validità, se esso è ridotto nel modo illustrato nell'ultima sottosezione. Per prima cosa, esso ha un enormemente grande campo di impiego. Come Roy Weatherford nota nel suo libro "Philosophical Foundations of Probability Theory", "un prodigioso numero di problemi estremamente complessi nella teoria della probabilità sono stati utilmente risolti, da calcoli basati interamente sull'assunzione delle alternative equiprobabili [cioè il principio di indifferenza]" (p. 35).

Secondo, il principio di indifferenza ha anche una solida giustificazione teorica nella teoria dell'informazione, essendo derivabile dall'importante e nota misura dell'informazione secondo Shannon, ovvero entropia negativa (Sklar, p. 191; van Fraassen, p. 345). Infine, nella quotidianità il principio di indifferenza sembra essere l'unica giustificazione per assegnare delle probabilità. Per illustrarlo, supponiamo che negli ultimi 10 minuti una fabbrica abbia prodotto il primo dado a 50 facce mai costruito. Inoltre supponiamo che ogni lato del dado sia (macroscopicamente) perfettamente simmetrico rispetto agli altri, eccetto per il numero stampigliato sopra. (Il dado in oggetto è come un dado a 6 facce eccetto che ne ha 50 invece di 6). Ora, sappiamo fin da subito che la probabilità di un certo numero ad ogni lancio sarà 1/50. Non sappiamo ciò per esperienza diretta con dadi di 50 lati, perchè per ipotesi nessuno finora ha lanciato tali dadi per determinare le frequenze relative di uscita di ogni lato. Piuttosto ci sembra che l'unica giustificazione per sapere la probabilità sia il principio di indifferenza: cioè, dato che ogni lato del dado è macroscopicamente simmetrico rispetto agli altri, non abbiamo alcun motivo per credere che un lato sarà privilegiato rispetto agli altri, e quindi assegnamo a tutti la stessa probabilità di 1/50[8].

iii. Il significato della probabilità

Nell'ultima sessione abbiamo usato il principio di indifferenza per giustificare rigorosamente l'affermazione che il fine-tuning è altamente improbabile nell'ipotesi atea del singolo universo. Non abbiamo spiegato cosa significhi dire che è improbabile, visto che l'universo è un unico irripetibile evento. Per farlo dovremo ora mostrare che la probabilità invocata nel fine-tuning può essere intesa sia come "probabilità classica" che come "probabilità epistemica".

Probabilità classica

Il concetto classico di probabilità la definisce come il quoziente tra i casi favorevoli e il numero totale dei casi possibili (vedi Weatherford, cap. 2). Quindi, per esempio, dire che la probabilità di avere "4" con un dado è 1/6 significa che il numero di modi in cui un dado da "4" è 1/6 del numero dei modi equipossibili. Estendendo questa definizione al caso del continuo, la probabilità classica può essere definita come quoziente di range, arre o volumi sui quali il principio di indifferenza si applica. Quindi, sotto questa definizione estesa, dire che la probabilità che i parametri della fisica cadano nei valori pro-vita è molto improbabile significa che il quoziente tra i valori pro-vita e tutti i valori possibili è molto, molto piccolo. Infine, si noti che questa definizione di probabilità implica il principio di indifferenza, e quindi possiamo essere certi che il principio di indifferenza vale per la probabilità classica.

Probabilità epistemica

La probabilità epistemica è una tipo di probabilità largamente riconosciuto che si applica ad affermazioni, enunciati ed ipotesi - ovvero a ciò che i filosofi chiamano proposizioni[9]. Approssimativamente la probabilità epistemica può essere pensata come il grado di sicurezza - cioè il grado di confidenza o credenza - che possiamo avere razionalmente nella proposizione. Detto in modo diverso, la probabilità epistemica è una misura del nostro grado di credo razionale rispetto ad una  condizione di ignoranza circa la verità di una proposizione. Per esempio, quando diciamo che la teoria della relatività speciale è probabilmente vera, facciamo un'affermazione di probabilità epistemica. Dopotutto la teoria o è vera o è falsa. Ma non lo sappiamo con certezza, cosicchè diciamo che è probabilmente vera per indicare che possiamo avere più confidenza nella sua verità piuttosto che la sua falsità. E` anche comune dire che un lancio di moneta è ben spiegato dalla probabilità epistemica. Siccome il lato su cui cadrà è determinato dalle leggi della fisica, se ne deduce che la nostra stima di probabilità è semplicemente una misura della nostra aspettativa razionale riguardo al lato su cui cadrà.

Oltre alla probabilità epistemica semplice, i filosofi parlano anche di probabilità epistemica condizionata di una proposizione rispetto ad un'altra. (Una proposizione è qualsiasi affermazione, asserzione, enunciato o ipotesi circa il mondo). La probabilità epistemica condizionata di una proposizione R su un'altra S - scritto P(R/S) - può essere definita come il grado secondo cui la proposizione S deve condurci razionalmente a pensare che R sia vera. Per esempio, c'è un alta probabilità condizionata che oggi piova nell'ipotesi che il meteorologo abbia predetto al 100% pioggia, mentre c'è una bassa probabilità condizionata che oggi piova nell'ipotesi che il meteorologo abbia predetto pioggia solo al 2%. Cioè, l'ipotesi che il meteorologo abbia predetto al 100% pioggia dovrebbe farci aspettare pioggia, mentre l'ipotesi che il meteorologo abbia predetto pioggia solo al 2% non dovrebbe farci aspettare pioggia. Nella concezione della probabilità epistemica, quindi, l'affermazione che il fine-tuning el Cosmo è molto improbabile nell'ipotesi atea del singolo universo è molto sensata: deve interpretarsi come un'affermazione circa il grado in cui l'ipotesi atea del singolo universo dovrebbe sostenere razionalmente il fine-tuning cosmico[10].

Conclusione

Quanto detto sopra ci indica due modi di intendere l'improbabilità circa il nostro principale argomento: come probabilità classica o come probabilità epistemica. Ciò annulla l'usuale obiezione dell'ateismo che non ha significato parlare di probabilità del fine-tuning nell'ipotesi atea del singolo universo perchè secondo questa ipotesi l'universo non è un evento ripetibile. Nell'Appendice abbiamo mostrato che l'affermazione che il fine-tuning è molto improbabile nell'ipotesi atea del singolo universo può essere sostenuta rigorosamente.

Referenze

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____________. The Cosmic Blueprint: New Discoveries in Nature's Creative Ability to Order the Universe. New York, Simon and Schuster, 1988.

Davis, John Jefferson. "The Design Argument, Cosmic "Fine-tuning," and the

Anthropic Principle." The International Journal of Philosophy of Religion.

Dirac, P. A. M. "The evolution of the physicist's picture of nature." Scientific American, May 1963.

Hacking, Ian. The Emergence of Probability: A Philosophical Study of Early Ideas

About Probability, Induction and Statistical Inference. Cambridge: Cambridge University Press, 1975.

Leslie, John. "How to Draw Conclusions From a Fine-Tuned Cosmos." In Robert Russell, et. al., eds., Physics, Philosophy and Theology: A Common Quest for Understanding. Vatican City State: Vatican Observatory Press, pp. 297-312, 1988.

____________. Universes. New York: Routledge, 1989.

Plantinga, Alvin. Warrant and Proper Function. Oxford: Oxford University Press, 1993.

Sklar, Lawrence. Physics and Chance: Philosophical Issues in the Foundation of Statistical Mechanics. Cambridge: Cambridge University Press, 1993.

Smart, J. J. C. "Laws of Nature and Cosmic Coincidence", The Philosophical Quarterly, Vol. 35, No. 140.

Smith, George. "Atheism: The Case Against God." Reprinted in An Anthology of Atheism and Rationalism, edited by Gordon Stein, Prometheus Press, 1980.

Smith, Quentin. "World Ensemble Explanations." Pacific Philosophical Quarterly 67, 1986.

Swinburne, Richard. An Introduction to Confirmation Theory. London: Methuen and Co. Ltd, 1973.

Van Fraassen, Bas. Laws and Symmetry. Oxford: Oxford University Press, 1989.

Weatherford, Roy. Foundations of Probability Theory. Boston, MA: Routledge and Kegan Paul, 1982.


 

[1] Per chi ha dimestichezza con il calcolo delle probabilità, una corretta definizione del grado di evidenza di un'ipotesi rispetto ad un'altra può essere data nei termini del teorema di Bayes: P(H1/E)/P(H2/E) = [P(H1)/P(H2)] * [P(E/H1)P(E/H2)]. La versione generale del principio che trattiamo non richiede comunque l'applicazione del teorema di Bayes.

[2] Chi ha dimestichezza con il calcolo delle probabilità riconoscerà che il genere di probabilità usata qui è quella che i filosofi chiamano probabilità epistemica, che è una misura del grado di confidenza razionale che possiamo avere di una proposizione (vedi Appendice, sottosezione III.). Siccome  il nostro grado di confidenza in una data verità può essere minore di 1, possiamo sensatamente dire che è improbabile che una data legge di natura esista. Per esempio, possiamo dire che una ipotesi matematica non provata - come la congettura di Goldbach che ogni numero maggiore di 6 è la somma di 2 primi dispari - possa essere probabilmente vera o probabilmente falsa data l'attuale conoscenza, sebbene tutte le ipotesi matematiche siano necessariamente vere o false.            

[3] Si definisce "universo" una regione dello spazio-tempo sconnessa dalle altre in modo tale che i parametri della fisica in quella regione possano differire da quelli di altre regioni.

[4] Inoltre i sostenitori dell'ipotesi atea del multi-universo non possono evitare questo problema ipotizzando che i molti universi sono sempre esistiti come "fatto bruto" senza essere prodotti da un generatore di universi. Questo non farebbe altro che complicare il problema: non solo lascerebbe inspiegato il fine-tuning del nostro universo, ma lascerebbe inspiegato l'esistenza di tutti gli altri.

[5] A questa connessione tra ordine, probabilità e in generale la seconda legge della termodinamica è data una precisa formulazione in una branca della fisica di base chiamata meccanica statistica, secondo la quale uno stato di ordine elevato rappresenta uno stato molto improbabile, e uno stato di disordine rappresenta uno stato molto probabile.

[6] Nel linguaggio della teoria della probabilità questo genere di probabilità è conosciuto come probabilità condizionata. Nel caso di G, calcoli indicano che questa probabilità condizionata del fine-tuning sarebbe meno di 1/10^40 perchè il range pro-vita è meno di 1/10^40 del range da 0 a 2G0, quest'ultimo essendo sicuramente minore del range "illuminato" totale per G.

[7] Questa soluzione non funzionerebbe sempre, perchè come il famoso paradosso di Bertrand mostra (e.g., vedi Weatherford, p. 56), qualche volta ci sono due parametri validi in conflitto che corrispondono ad una quantità fisica e ai quali si applica il principio di indifferenza. In questi casi possiamo dire che la probabilità sta nel mezzo dei due parametri in conflitto. Questo problema comunque non sorge nella maggior parte dei casi di fine-tuning. Bisogna anche notare che il principio di indifferenza si applica bene alla probabilità classica ed epistemica, non ad altri generi di probabilità, come le frequenze relative (vedi sottosezione iii più avanti).

[8] Naturalmente si potrebbe dire che la nostra esperienza con monete e dadi ci insegna che allorquando due alternative sono macroscopicamente simmetriche, dovremmo assegnare loro una uguale probabilità, a meno di avere particolari ragioni per non farlo. Tutto ciò significa che abbiamo una giustificazione sperimentale del principio di indifferenza, che ci consolida nella nostra opinione che nelle situazioni pratiche possiamo appoggiarci al principio di indifferenza per giustificare la nostra stima di probabilità.

[9] Per approfondire la probabilità epistemica, vedi Swinburne (1973), Hacking, (1975), e Plantinga (1993), cap. 8 e 9.

[10] Bisogna notare che questo grado di aspettativa non deve essere confuso con il grado con il quale ci si aspetterebbe che i parametri della fisica cadano entro il range pro-vita se uno credesse all'ipotesi atea del singolo universo. Perchè anche coloro che credono all'ipotesi atea del singolo universo devono riconoscere che i parametri della fisica consentono la vita perchè siamo vivi. Piuttosto la probabilità epistemica condizionata in questo caso è il grado in cui l'ipotesi atea del singolo universo di per se stessa dovrebbe farci aspettare parametri della fisica che consentano la vita. Ciò significa che stimando la probabilità epistemica condizionata in questo ed altri casi, si deve escludere contributi derivanti da altre informazione che abbiamo, come quella che siamo vivi. Nel caso in oggetto un modo di farlo è per mezzo del seguente esperimento ideale. Immaginiamo un essere incorporeo con capacità mentali e conoscenze fisiche comparabili a quelle dei maggiori fisici attuali, eccetto che egli non sa se i parametri della fisica consentono la vita. Inoltre supponiamo che questo essere incorporeo creda all'ipotesi atea del singolo universo. Allora, il grado in cui tale essere dovrebbe razionalmente credere che i parametri della fisica consentono la vita sarà uguale alla nostra probabilità epistemica condizionata, in quanto la sua aspettativa riposa unicamente nel credere all'ipotesi atea del singolo universo, non su altri fattori come la coscienza della propria esistenza.