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Chi e` il Progettista - Who is the Designer
Redazione - Staff  

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Introduzione
 
La nuova Teoria scientifica dell'Intelligent Design (IDT) sviluppa concetti logico-matematici, metodi e strumenti, che - applicati ai dati sperimentali - sono in grado di rilevare il progetto in natura. Lo scopo dell'IDT è stabilire l'evidenza scientifica dell'azione di un agente intelligente nei riguardi dei sistemi cosmologici e biologici. Non rientra negli scopi dell'IDT investigare l'identità e le proprietà del progettista.
 
Per colmare questa lacuna forniamo qui - per coloro che sono interessati alla questione - una trattazione elementare del problema del progettista. Verranno esaminate in generale le differenze logico-ontologiche esistenti tra il progettista e la cosa progettata (per brevità chiamata "progetto" o ID). In particolare, come applicazione cosmologica finale, si tratterà del cosiddetto "Progettista dell'universo" e dei suoi principali attributi.
 
Conformemente alla moderna tassonomia degli argomenti ontologici (G.Oppy[1]), questa prova potrebbe forse essere classificata come un nuovo moderno genere di prova ontologica (l'ottavo). L'originalità di questo lavoro consiste nel fatto che è basato sul potente concetto di limite, è in relazione ai risultati recenti dell'Intelligent Design Theory (IDT) e trae esempi dalla moderna Information Algorithmic Theory (AIT). E` noto che, per esempio, in matematica tutto il calcolo infinitesimale è basato sul concetto di limite. Per rendere la trattazione il più possibile chiara e semplice, il ragionamento è svolto in maniera modulare per mezzo di assiomi, definizioni, teoremi e corollari, tutti dotati di numerazione (anche se ovviamente non si pretende di dare una formalizzazione matematica vera e propria). Alcuni assiomi evidenti sono posti all'inizio della catena di deduzione. Inoltre si cerca di rispondere ad alcune possibili obiezioni.
 
Per chiarire i concetti esposti si ricorrerà spesso ad esempi tratti dalla matematica e dall'informatica (numeri, successioni, algoritmi, programmi, ecc.). Ma deve essere ben chiaro che quando si tratta di principi universali si è ben al di sopra e al di là della quantità e della meccanicità. Gli esempi tratti dalla matematica e dall'informatica possono essere usati solo come simboli di realtà superiori. Anche se prenderemo in considerazione più che altro esempi di limiti riguardanti il campo della quantità il concetto di limite può essere applicato analogicamente anche all'ordine qualitativo più elevato. E questo è eminentemente il caso del Progettista dell'universo, il quale è una immensa realtà, al cui cospetto ogni ragionamento è solo un pallido segno.
#1# Assioma (dell'Infinito)
Solo l'Infinito metafisico non ha limiti. Ogni cosa (diversa dall'Infinito) ha almeno un limite. Non ci sono due Infiniti perché altrimenti si limiterebbero a vicenda. L'Infinito comporta la Possibilità Totale. Al di fuori della Possibilità Totale c'è solo l'impossibilità, cioè il niente, l'assurdo. Tutto è contenuto nella Possibilità Totale. Ogni altra cosa invece è definita, specificata, determinata, limitata (cioè può sfuggire a certi limiti ma non sfugge a tutti i limiti).
Questo assioma è il primo di tutti. E` logicamente evidente, coerente e privo di qualsiasi contraddizione. Non necessita di alcuna prova. L'Infinito riguarda la metafisica. L'Infinito, l'Assoluto è superiore ad ogni esistenza e nello stesso tempo integra ogni cosa. Metafisicamente parlando il possibile coincide con il reale. Per cui la Possibilità Totale coincide con la Realtà Totale.
Domanda 1
La serie di tutti i numeri interi {1,2,3 ...} è la stessa cosa dell'Infinito?
Risposta 1
No, non lo è per nulla. Questo è un errore frequente e grave: cioè la confusione fra l'indefinità matematica e l'Infinito metafisico. Si può solo dire che tale serie - come molte altre - non ha un ultimo termine. Ma dire che non ha un ultimo termine non significa che essa non ha limiti.
La serie di tutti i numeri interi {1,2,3 ...} non è la stessa cosa dell'Infinito perché questa serie è specificata e ha limiti. Per esempio essa non contiene le figure geometriche, gli elefanti, le galassie, e infinite altre cose che sono al di fuori di essa.
#2# Assioma (nihil agit se ipsum)
Ogni essere o cosa non può agire su se stessa. A fortiori ogni essere o cosa non può creare o progettare se stesso.
#3# Definizione (dell'Essere)
L'Essere "è". L'Essere è il principio di tutto ciò che esiste, tutto ciò che cambia e varia, è il principio invariabile del "divenire" (il "motore immobile" di Aristotele). L'equivalente teologico dell'Essere normalmente è chiamato Dio (anche se molti teologi chiamano Dio l'Infinito stesso). L'Essere contiene tutte le possibilità dell'universo. L'Essere non è l'Infinito perché riguarda solo le possibilità di manifestazione e non la Possibilità Totale (per esempio ci sono cose che potrebbero esistere - cioè sono possibili - ma che non stanno ora nell'universo). Detto in altri termini l'affermazione ontologica fondamentale "l'Essere è", pur essendo la prima delle determinazioni, nondimeno è una determinazione. L'Essere riguarda l'ontologia (Dio riguarda la teologia).
Bisogna notare che parlare di "esistenza" del principio dell'esistenza è difettoso. Il principio di una cosa non è nella cosa. Metafisicamente invece ogni cosa è nel suo principio. Vedi il teorema #13# successivo.
#4# Definizione (dell'universo)
L'universo (esistenza universale, manifestazione, natura, cosmo, mondo) è tutto ciò che "esiste", tutto ciò che diviene e cambia, il "divenire". Esso si riferisce alla manifestazione dell'Essere che è il suo principio. Tutto ciò che appartiene alla natura è naturale per definizione. Per cui sono naturali tutti gli esseri viventi. In particolare gli esseri individuali e sovra-individuali sono naturali. Si definisce "essere contingente" ciò che non ha in se stesso la propria ragione sufficiente. Tale cosa non è nulla per se stessa. Essa non possiede nulla di ciò che è. L'insieme delle cose che sono in tale condizione di dipendenza (dal loro principio) costituisce l'universo. L'universo ha un inizio ed una fine perché non è il principio di se stesso e non contiene questo principio che gli è necessariamente trascendente (vedi il teorema #11# successivo).
L'universo è limitato. Infatti, contenendo solo ciò che esiste, lascia fuori di se, per esempio, tutto ciò che potrebbe esistere ma non esiste effettivamente.
Le fantasie moderne sui cosiddetti multi-universi non inficiano la definizione data qua, perché è sempre possibile effettuare l'unione insiemistica dei suddetti ipotetici multi-universi ed ottenere l'universo globale (che è quello di cui si tratta qui). In altre parole se questi cosiddetti multi-universi esistessero non sarebbero in ogni caso altro che "regioni" dell'esistenza universale.
#5# Definizione (di individuo)
Un individuo di una certa specie è un'istanza di quella specie. Nella relazione tra specie ed individui, la specie è dalla parte dell'"essenza" qualitativa, mentre gli individui sono dalla parte della "sostanza" quantitativa. Quindi dal punto di vista degli aspetti qualitativi della specie ogni individuo di tale specie è equivalente ad un altro.
#6# Definizione (di limite causante)
Nel suo significato più generale un limite causante di un insieme (o serie o sequenza) di un numero indefinito di entità {e1, e2, e3...} è un'altra entità L, non facente parte dell'insieme, che ha le seguenti proprietà.
E` un'entità fissa
L'insieme limitato rappresenta una variabilità. Il suo limite invece è fisso. Per esempio il rigoroso fondamento del calcolo infinitesimale è basato sulla differenza tra le quantità variabili e le quantità fisse che sono i loro limiti (potremmo chiamarlo un differente stato logico).
E` irraggiungibile
Un limite è irraggiungibile dalla variazione che "converge" ad esso. Per quanto si avanzi nella serie il limite non verrà mai raggiunto. Ci si può avvicinare ad esso quanto si vuole ma non lo si può mai raggiungere. Ciò comporta una fondamentale discontinuità tra la sequenza e il suo limite. Per cui un limite è sempre al di fuori di ciò che limita.
Ha natura sintetica (rispetto alla serie)
Per esempio, nel calcolo infinitesimale un integrale non può mai essere calcolato perfettamente in modo analitico. Si ha bisogno di un'operazione sintetica - l'integrazione - per ottenerlo. (Si noti che mentre è sempre possibile ottenere la derivata simbolica di una funzione, non è sempre possibile - in generale - ottenerne l'integrale simbolico. Ciò è dovuto a profondi motivi in relazione al carattere sintetico dell'integrazione). Invece la variazione che tende al suo limite ha una natura analitica.
Ha una natura differente rispetto ciò che limita
Un limite di una serie, nel suo significato generale, deve necessariamente avere una natura differente rispetto alla serie. Esempio (a): cosa limita lo spazio non è più spaziale. Esempio (b): ciò che limita il tempo non è più temporale. Esempio (c): ciò che limita la sequenza dei poligoni regolari con n lati (per n indefinitamente crescente) è il cerchio; il cerchio ha natura differente rispetto a qualsiasi poligono.
Un limite non necessariamente perde tutte le caratteristiche degli elementi che convergono ad esso. Così un numero può limitare una sequenza di numeri. Una funzione può limitare una sequenza di funzioni. Un quadrato può limitare una sequenza di quadrati. Quindi in quale senso diciamo che ha una natura differente rispetto alla serie?
La natura differente di cui si tratta è effettiva ed è basata su tutte le caratteristiche che si stanno elencando. Queste caratteristiche sono peculiari soltanto del limite e non della serie.
E` causante
Un limite causante contiene dentro di se la potenzialità o virtualità di generare tutti gli elementi dell'insieme di cui è il limite. Per fornire esempi il più possibile semplici trattiamo qui solo di potenzialità generative tramite algoritmi. Però deve essere chiaro che la potenzialità causante è da considerarsi nel suo senso più generale, che esorbita di gran lunga il caso degli algoritmi. Consideriamo ad esempio la semplice serie dei numeri pari {2,4,8, ...}. Spesso si dice che essa "tende all'infinito" o che "il suo limite è l'infinito". Queste espressioni sono difettose. Sarebbe anche assurdo affermare che tale serie è limitata da un numero. Si può solo dire semplicemente che tale serie non ha un ultimo termine. La sequenza certamente è limitata da qualcosa (per l'assioma #1#). Ma questo limite è completamente differente da un numero. Infatti si può dire che questo limite è un algoritmo basato sulla formula "2n" (per esempio possiamo scrivere tale algoritmo in qualsiasi linguaggio di programmazione; in Perl[2]: $n=1;while(){print $n*2;$n++;}). Esso ha tutte le generiche proprietà di un limite causante. E` facile verificarlo. L'algoritmo è fisso. Esso contiene un'entità "n", che è qualcosa di completamente differente dagli elementi della serie, che sono numeri interi. Questo algoritmo è irraggiungibile: potete prendere 10, 100, 1000 elementi della sequenza ma non arriverete mai ad avere tutta la potenzialità dell'algoritmo, che contiene potenzialmente tutti i numeri pari. Questo algoritmo è sintetico: non si può esprimere tutta quella potenzialità con una espressione minore. Conformemente alla Algorithmic Information Theory (AIT) si può dire che tale algoritmo è quello minimo per ottenere tutta la serie. Esso ha quindi una natura diversa rispetto alla serie e può generare tutti i numeri pari. Qui è particolarmente evidente la differenza qualitativa tra la sintesi e l'analisi. L'algoritmo è gerarchicamente superiore alla serie generata. Qualsiasi serie di numeri pari, per quanto lunga, è incommensurabile rispetto al suo algoritmo di generazione. L'algoritmo è sintetico e la sequenza è analitica. Il concetto di limite causante è importante per noi perché - come vedremo - un progettista è un limite causante rispetto ai suoi progetti (vedi sotto il teorema #16#). Notiamo che solo un'infima parte dei limiti causanti è costituita da algoritmi. Qui usiamo gli algoritmi come esempi solo perché sono di facile comprensione. E` evidente che qui gli esempi tratti dalla quantità possono solo costituire dei simboli di realtà superiori.
Domanda 1
La serie composta da un numero indefinito di numeri razionali del tipo 1/n {1, ½, 1/3, ...} converge a zero. Quale è il suo limite causante?
Risposta 1
E` l'algoritmo basato sulla formula "1/n" ($n=1;while(){print 1/$n;$n++;}).
Domanda 2
La sequenza indefinita dei numeri relativi {-1, 1, -1, 1,...} non converge ad alcun numero  perché "oscilla". Quale è il suo limite causante?
Risposta 2
E` l'algoritmo basato sulla formula -1**n (-1 elevato a n) ($n=1;while(){$a=(-1)**$n;print $a;$n++;}).
#7# Definizione (del limite causante del sottoinsieme)
Se un insieme S ha un limite causante L, allora L è un limite causante per ogni sottoinsieme di S. Infatti se L è fisso, irraggiungibile, sintetico, di natura diversa, causante rispetto l'insieme S, allora L è anche fisso, irraggiungibile, sintetico, di natura diversa, causante rispetto ad ogni sottoinsieme di S.
#8# Definizione (di progetto)
Progetto (o ID) è ciò che, soddisfacendo al "criterio di specificazione/complessità" della Intelligent Design Theory (vedi W.A.Dembski - "The Design Inference", Cambridge University Press), deve la sua esistenza all'intelligenza di un agente intelligente. Un progetto non può essere generato dal caso né da leggi né da una loro combinazione, ma solo dall'intelligenza.
#9# Definizione (del soprainsieme di progetto)
Ogni soprainsieme di un progetto è un progetto. Ogni aggiunta ad un progetto non può cancellare la sua proprietà di essere un progetto. Semplicemente esso trasforma un progetto irriducibile in un progetto riducibile (ovvero un progetto con qualche elemento non indispensabile). Per il concetto di "irriducibile complessità" vedi testi di IDT (per esempio M.J.Behe, "Darwin's Black Box", The Free Press). Esempio banale: se caricate su un'automobile del materiale, l'automobile rimane un progetto. Questo definizione ha una certa importanza. La sua applicazione all'universo è diretta: se trovassimo anche solo una cosa naturale progettata in esso tutto l'universo sarebbe progettato. Ovviamente ogni progettista è libero di aggiungere qualsiasi numero di parti (apparentemente estranee) al suo progetto senza che esso perda la caratteristica di essere progettato.
#10# Definizione (di riducibilità di progetto)
Ogni progetto riducibile contiene necessariamente un progetto irriducibile.
Un progetto riducibile è un progetto che contiene qualche cosa di inutile rispetto alle funzioni per le quali è stato progettato (le sue funzioni non sono compromesse se eliminiamo ciò che è inutile). Ma trattandosi di un progetto esso deve contenere un "nucleo" irriducibile. Altrimenti se esso fosse totalmente riducibile non sarebbe affatto un progetto.
#11# Teorema (della trascendenza)
Il limite causante della natura è trascendente.
Dimostrazione
Ricordiamo che la natura deve avere almeno un limite (dall'assioma #1#). Dobbiamo considerare che nella natura niente è fisso. La natura è il regno della variabilità. Tutto nella natura è variabile perché la fissità è una proprietà dei principi soltanto e non delle loro conseguenze (la natura è una conseguenza dell'Essere - dalla definizione #4#). Il mutevole universo deriva da un principio fisso (il famoso "motore immobile" di Aristotele). La natura è l'insieme di tutte le contingenze. Se in generale un limite non perde tutte le proprietà degli elementi che limita, allora qui dimostriamo che la proprietà di essere "naturale" è effettivamente persa dal limite della natura. Se ogni cosa in natura è variabile allora il suo limite che deve essere fisso non può appartenere alla natura. In altre parole la proprietà di essere naturale è strettamente legata alla proprietà di essere variabile. Qui abbiamo la chiave della dimostrazione. Se la natura è pura variabilità, l'insieme di tutte le cose naturali ha un limite che - essendo fisso - non può appartenere alla variabilità stessa, cioè non può appartenere alla natura. Inoltre c'è discontinuità tra la natura e il suo limite. In natura tutte le cose sono legate da relazioni. Si potrebbe dire che la natura è una rete, un grafo di relazioni. Nell'universo non c'è niente che sia sconnesso dal resto (non ci sono ne "isole" ne il vuoto). Ma il limite della natura non è un nodo, componente, parte o elemento di questa rete. Esso è fuori della natura perché il limite è al di là della sequenza che converge ad esso. Se la natura contiene tutto ciò che è naturale, il suo limite, essendo fuori della natura, non è naturale, cioè è trascendente, soprannaturale.
Q.E.D.
Domanda 1
Sembra che in natura esistano delle cose fisse, per esempio certe costanti matematiche (il numero π, il numero "e"...) oppure le leggi matematiche e quelle fisico-chimiche.
Risposta 1
Tutte queste cose non fanno parte della natura. In questo possiamo seguire le concezioni Platonistiche circa le Idee sovrannaturali. La natura invece è un processo. A tale processo sono sovrimposte delle leggi e delle costanti dall'esterno. Il processo in se stesso è qualcosa che muta continuamente.
#12# Teorema (dell'unicità)
Il limite causante della natura è unico.
Dimostrazione
Supponiamo per assurdo che la natura abbia due limiti causanti L1 e L2 differenti. Ipotizziamo quindi che L2 abbia dentro di se qualcosa che L1 non ha. Un limite causante sintetizza ciò che limita, e L2 contiene la natura, quindi avremmo qualcosa in natura che esorbita da L1. Ma siccome un limite causante ingloba ed integra tutti gli elementi dell'insieme limitato, ciò contraddice l'assunto che L1 è un limite della natura. Ovviamente si potrebbe ipotizzare che "L1 abbia dentro di se qualcosa che L2 non ha" e si arriverebbe alla stessa conclusione di assurdità. Quindi L1 e L2 sono la stessa cosa.
Per facilitare la comprensione di questo teorema si pensi al cerchio come limite della serie di tutti i poligoni regolari da esso circoscritti al crescere del numero dei lati. Supponiamo per assurdo che tale serie abbia due cerchi-limite C1 e C2 differenti, ovvero di diametro diverso. E` ovvio che il cerchio di diametro maggiore - diciamo C2 - non può essere un limite per tale serie di poligoni perché la distanza fra i poligoni e il cerchio C2 non sarebbe diminuibile indefinitamente.
Q.E.D.
#13# Teorema (dell'Essere come limite causante)
L'Essere è il limite causante della natura.
Dimostrazione
Dalla definizione #4# sappiamo che la natura è limitata. Dobbiamo provare che questo limite è l'Essere. Per farlo occorre mostrare che l'Essere ha tutte le proprietà di un limite causante.
L'Essere è fisso
Mentre la natura "diviene" l'Essere "è". Mentre la natura, essendo ciò che "esiste", è il "divenire (tutto ciò che cambia continuamente), il suo principio essendo "ciò che è" è fisso.
L'Essere è irraggiungibile
Niente nell'esistenza (la natura è l'esistenza universale) può raggiungere l'Essere. Per giungere ad avere almeno una proprietà dell'Essere una cosa naturale dovrebbe rimanere fissa, ma ciò è impossibile per la definizione #4#. Grazie alla sua irraggiungibilità l'Essere è al di là delle cose naturali che esso limita.
L'Essere ha una natura sintetica
L'Essere è la sintesi della natura perché, essendone il principio, esso integra tutto il contenuto dell'universo. L'affermazione Aristotelica "gli effetti sono nella loro causa" è relativa a questa sinteticità.
L'Essere ha una natura diversa rispetto all'universo
Se l'Essere fosse naturale esso starebbe dentro la natura. Ma questo è impossibile per ciò che è stato detto sopra.
L'Essere è causante
L'Essere è il principio della natura. Un principio è la causa di tutti i suoi effetti e conseguenze. L'Essere, essendo il principio della natura, può generare tutti gli effetti naturali che gli sono inerenti.
Q.E.D.
#14# Teorema (dell'Essere come Causa Prima)
L'Essere è la Causa Prima della natura.
Dimostrazione
La dimostrazione dell'esistenza del "motore" primo è - semplificando - espressa così:
«Ciò che è in moto deve essere mosso da qualcosa d'altro. Codesto a sua volta sarà mosso da un altro, e quest'altro da altro ancora. Ma questo non può proseguirsi senza limite [si ricordi quanto abbiamo detto più sopra che ogni serie di enti ha un limite] quindi è necessario arrivare ad un primo motore, non mosso da nient'altro ; codesto è da tutti riconosciuto essere Dio»[3].
La Causa Prima, contenendo tutte le cause (seconde) e gli effetti (della natura), è il limite causante della natura, cioè è l'Essere (per il teorema #13#). La Causa Prima è unica (per il teorema #12#).
Domanda 1
La concatenazione delle cause non potrebbe richiudersi su se stessa in modo circolare?
Risposta 1
No. La concatenazione delle cause non può richiudersi su se stessa in modo circolare, perché si avrebbe un causato che è nello stesso tempo all'origine della serie delle sue cause e quindi causante nei propri confronti, e ciò è in contraddizione con l'assioma del "nihil agit se ipsum".
#15# Definizione (di Progettista dell'universo)
I progetti sono effetti di una causa chiamata progettista. Siccome l'universo contiene progetti e ha una Causa Prima, possiamo parlare analogicamente di essa come del "Primo Progettista" o Progettista dell'universo. Qualsiasi altro progettista nell'universo (compreso l'uomo) è solo un progettista "secondario".
Inoltre, sappiamo per evidenza comune che l'uomo è un progettista naturale di molti progetti artificiali. Secondo Tommaso d'Acquino:
<>[4].
Ne deriva che la natura contenendo progettisti (che sono intelligenti) deve avere una causa intelligente superiore che in quanto tale può essere considerata simbolicamente il Progettista dell'universo.
Domanda 1
L'uomo potrebbe essere stato progettato da un progettista secondario (cioè appartenente alla natura)?
Risposta 1
No. Un progettista ha un rango gerarchico superiore rispetto al suo progetto. Infatti esso ha un grado ontologico superiore al suo progetto (come la causa è ontologicamente superiore ai suoi effetti). Consideriamo la seguente gerarchia: Causa Prima/Primo Progettista (trascendente) => uomo, progettista secondario (naturale) => artefatti, progetti (artificiali). E` una sequenza del tipo: trascendente - naturale - artificiale. Se ci fosse un progettista secondario dell'uomo esso sarebbe un progettista naturale. In questo caso avremmo una sequenza del tipo: trascendente - naturale - naturale - artificiale. Ma ciò è assurdo perché avremmo una relazione di progettazione naturale - naturale che è impossibile in quanto la superiorità ontologica è persa.
#16# Teorema (del Progettista dell'universo come limite causante)
Il Progettista dell'universo è il limite causante della natura.
Dimostrazione
Infatti il Progettista dell'universo ha tutte le proprietà di un limite causante rispetto alla natura (intesa come insieme dei suoi progetti).
Il Progettista dell'universo è fisso
Mentre i suoi progetti possono variare in quantità e qualità ed essere aggiornati molte volte un qualsiasi progettista rimane invariabile nella sua funzione rispetto ai suoi progetti. Un progettista sovrasta tutta la variabilità dei suoi progetti.
Il Progettista dell'universo ha una natura sintetica
Il progettista è la sintesi di tutti i suoi progetti, come un limite causante sintetizza tutta la sequenza che converge ad esso. La sintesi non può raggiungersi con l'analisi. C'è fra di loro una fondamentale discontinuità. Il progettista integra tutta la variabilità dei suoi progetti.
Il Progettista dell'universo ha una natura differente rispetto ai suoi progetti
Per esempio, i progettisti naturali umani progettano oggetti artificiali (artefatti). Un oggetto artificiale è un insieme di materiali naturali che non si trova spontaneamente in natura. Nel senso che un artefatto non deriva da leggi naturali o dal caso ma deriva da un agente intelligente naturale. Un oggetto artificiale ha quindi una caratteristica, l'artificiosità, che lo distingue dal suo progettista umano. L'uomo, a differenza degli artefatti, si trova spontaneamente in natura e deriva dal Progettista dell'universo.
Il Progettista dell'universo è causante
Per definizione, un progettista contiene potenzialmente tutti i suoi progetti.
Il Progettista dell'universo è irraggiungibile
Facciamo un esempio artificiale: qualsiasi robot (per quanto perfezionato) non raggiungerà mai il rango del suo creatore, l'uomo.
Immaginiamo una sequenza di un numero indefinito di progetti {id1, id2, id3, ...} di complessità e perfezionamento crescenti. Potrebbe tale sequenza raggiungere esattamente il suo progettista? Non può perché avremmo qualcosa che disegna se stesso. L'autoprogettazione è logicamente assurda (contraddice l'assioma #2# - "nihil agit se ipsum"). Vedi la domanda 1 qui sotto per una spiegazione approfondita. Ciò farà capire perché la proprietà di irraggiungibilità è stata posta dopo quella causante. C'è sempre una discontinuità tra un progettista e i suoi progetti. Un progettista è al di là dei progetti che egli limita.
Dai cinque punti precedenti si deduce che un progettista è un limite causante dei suoi progetti.
Q.E.D.
Domanda 1
Riguarda l'irraggiungibilità. Il progettista potrebbe progettare un individuo che - pur non essendo esattamente se stesso - gli sia equivalente (per esempio, se il progettista è un uomo potrebbe progettare un altro uomo). Questo compromette l'irraggiungibilità perché non sembra andare contro l'assioma #2# - "nihil agit se ipsum".
Risposta 1
No, l'irraggiungibilità è effettiva. Dalla definizione #5# l'individuo di una specie è equivalente a tutti gli individui della stessa specie. "Equivalente" significa "con gli stessi aspetti qualitativi". Per controbattere l'obiezione della domanda 1 è sufficiente ricordare che un progettista è anche causante. Per semplificare la dimostrazione prendiamo in considerazione un algoritmo generante tutti i suoi output. Questo algoritmo contiene un insieme di keyword (cioè aspetti qualitativi) che non possono essere presenti negli output con lo stesso significato. Anche se un algoritmo "padre" generasse il sorgente di un altro algoritmo "figlio" contenente al suo interno lo stesso insieme di keyword del suo generatore, il significato di queste keyword "figlie" sarebbe differente. In altre parole la differenza tra l'algoritmo ed un suo risultato è dello stesso ordine della differenza tra linguaggio e metalinguaggio, che è fondamentale nella logica matematica. Mutatis mutandis, questa differenza semantica è analoga alla differenza ontologica tra il progettista e i suoi progetti. Per cui questo ragionamento, che vale per gli algoritmi, vale a fortiori anche nel caso superiore più generale di un progettista. Ciò prova tra l'altro che un progettista secondario non può progettare l'uomo (ritroviamo quindi il risultato ottenuto nella risposta 1 della definizione #15#). Tantomeno l'uomo non può progettare l'uomo.
#17# Teorema (del Progettista dell'universo unico e trascendente)
Il Progettista dell'universo è unico e trascendente.
Dimostrazione
Il Progettista dell'universo è il limite causante della natura (dal teorema #16#). Dal teorema #12# il limite causante della natura è unico. Quindi il Progettista dell'universo è unico. Dal teorema #11# il limite della natura è trascendente. Quindi il Progettista dell'universo è trascendente.
Q.E.D.
Domanda 1
Non si può escludere una gerarchia di progettisti. Ecco un esempio: io sono un progettista. Ma ho genitori.
Risposta 1
I genitori generano un figlio, ma non "progettano" un figlio. Una valanga genera dei danni, ma non "progetta" danni.
Domanda 2
Io sono il progettista di tutti i miei progetti, ma Dio mi ha progettato. Quindi c'è una gerarchia di progettisti (io e Dio sopra di me). Forse c'è un progettista sopra Dio e così via?
Risposta 2
No, non c'è alcun progettista sopra Dio. In questa gerarchia c'è un unico Progettista trascendente (Dio) perché tu sei un progettista naturale. Quindi bisogna dimostrare che il Progettista trascendente (Dio) non è stato progettato e la gerarchia si ferma a lui. Il progettista deve sempre avere una natura diversa rispetto ai suoi progetti. Il motivo è che il progettista deve essere un limite causante, e un limite causante ha una natura differente rispetto a ciò che limita (dalla definizione #6#). Le cose naturali sono progettate da Dio, che è trascendente (dal teorema #11#). Il prossimo teorema dimostrerà che non c'è alcuna gerarchia di Progettisti trascendenti.
#18# Teorema (della gerarchia)
Una gerarchia di Progettisti trascendenti è impossibile.
Dimostrazione
E`possibile concepire l'insieme di tutte le cose naturali. Quindi immaginiamo l'insieme di tutte le cose naturali - il cosmo o universo U - limitate dal loro limite L trascendente (dal teorema #11#) e unico (dal teorema #12#): U => L (trascendente). Dal teorema #16# il Progettista dell'universo è il suo limite. Ora supponiamo per assurdo che un altro Progettista L2 abbia progettato L:
U => L (trascendente) => L2 (?)
Domanda: L2 è naturale o non naturale?
L2 deve limitare L, quindi deve avere una diversa natura rispetto ad esso (dalla definizione #6#). Siccome L è non naturale L2 deve essere naturale. Non c'è una terza possibilità, perché la dicotomia "naturale/non naturale" è la stessa della dicotomia "esistere/non esistere". E` il principio logico del "tertium non datur". Ma ciò comporta contraddizione: tutte le cose naturali stanno nell'insieme U. Avremmo quindi un L2 che limita se stesso e ciò è impossibile ("nihil agit se ipsum"). Così è necessariamente errata la premessa "un altro progettista L2 ha progettato L". Quindi L non è stato progettato: il Progettista dell'universo è non progettato. Per induzione, una gerarchia di Progettisti trascendenti è assurda.
Q.E.D.
#19# Corollario (delle proprietà del Progettista dell'universo)
Il Progettista dell'universo è unico, trascendente e non progettato da un altro progettista (dai teoremi #12#, #17#, #18#). Il Progettista dell'universo con la sua conoscenza integra in un'unica sintesi tutta la natura, che è piena dei suoi progetti. Il Progettista dell'universo è l'Essere (Dio) (dai teoremi #12#, #13#, #16#, #17#).


[1] G.Oppy, Ontological arguments and belief in God, New York, Cambridge University Press, 1995.

[2] L.Wall, Programming Perl.

[3] S.Tommaso d'Aquino, Summa Theologica, I, 2, 3.

[4] S.Tommaso d'Aquino, Summa Contra Gentiles, I, 44.