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Ingegneria ed evoluzione - Engineering and evolution
Redazione - Staff  

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Ingegneria e Intelligent Design
Definizione di "bricolage" e ingegneria
Secondo Wikipedia: «Il termine "bricolage" si riferisce alla fabbricazione e riparazione di cose fatte per proprio conto piuttosto che al loro acquisto o al ricorso a professionisti. [...] Bricolage è spesso contrapposto ad ingegneria: ovvero costruzione per mezzo di tentativi ed errori piuttosto che in base alla teoria. [...] Costruzione usando quanto è disponibile allo scopo». Ma ovviamente il bricolage può funzionare solo per cose molto semplici e in ogni caso anch'esso è svolto da un agente intelligente e non è per niente un processo cieco e non guidato. Quando le cose si fanno complesse si entra inevitabilmente nel campo dell'ingegneria e della tecnologia, dove le cose sono fatte "secondo la teoria". Leonardo da Vinci (autore del disegno soprastante) affermava che "la pratica deve basarsi su una valida teoria".
 
«L'ingegneria è l'applicazione di conoscenze scientifiche e tecniche per risolvere problemi dell'uomo. Gli ingegneri usano l'immaginazione, il giudizio e la ragione per applicare la scienza, la tecnologia, la matematica e l'esperienza pratica. Il risultato è il progetto, la produzione e il funzionamento di sistemi o processi utili.» (Da Wikipedia, definizione di engineering). Notare in questa definizione la fondamentale necessità di una "conoscenza scientifica e tecnica". Inoltre l'ingegneria intende "risolvere problemi dell'uomo", quindi il suo intento è implicitamente teleologico, cioè orientato allo scopo.
Mente e materia
"Gli ingegneri usano l'immaginazione". Quando si deve costruire qualche complesso apparato, si comincia ad elaborare un'idea nella mente "in base alla teoria". Eventualmente si calcolano i valori delle variabili dell'apparato in base ad equazioni matematiche. Quindi si creano uno o più disegni o figure sulla carta. Solo dopo questo lavoro teorico si passa alla pratica. Infine si realizza l'idea costruendola fisicamente con dei materiali. Abbiamo quindi una sequenza di "stati" o "piani" che vanno dall'astratto al materiale (mente, carta, materia). Perché c'è quest'iter dalla mente alla materia? Perché l'iter è "immaginazione, giudizio e ragione" per creare il progetto e solo alla fine la produzione materiale? Perché non fabbricare subito le cose direttamente con i materiali? Una delle ragioni che tutti sanno è che i cambiamenti sono più facili da realizzare virtualmente (nella mente) o astrattamente (in un disegno) piuttosto che sulla materia. La materia è solida e dura, difficile da lavorare. La mente e l'immaginazione sono sottili e flessibili da usare. Immaginare è più facile che fare.
Lo spostamento verso la mente
La storia dell'ingegneria e della tecnologia c'insegna che sono stati e sono tuttora fatti enormi sforzi per spostare il lavoro degli ingegneri dalla materia alla mente, ovunque ciò sia possibile. Il motivo di questo spostamento, in un certo senso dalla pratica alla teoria, è che più i problemi sono intercettati al più alto livello (il piano mentale) meglio è. Per questa ragione sono stati concepiti i paradigmi del Computer Aided Engineering (CAE) e del Computer Aided Design (CAD), secondo i quali il progetto è introdotto preventivamente in un computer sotto forma di uno schema o modello astratto ben prima della fabbricazione. Per lo stesso motivo è stato concepito il paradigma della Computer Aided Simulation (CAS), secondo il quale il funzionamento di un sistema è provato in tutte le condizioni possibili su un modello residente in un computer prima della costruzione vera e propria, per mezzo di un software specializzato chiamato "simulatore". Gli spettacolari successi della moderna ingegneria sarebbero stati impossibili senza computer e senza simulatori. Entrambi questi strumenti spostano il lavoro dal piano materiale a quello astratto. Ogni campo dell'ingegneria usa proprie implementazioni di CAE, CAD e CAS.
Informatica, software e hardware
Come funzionano le cose nell'informatica? L'informatica è un ramo dell'ingegneria e come tale non costituisce affatto eccezione ai suoi principi. In informatica è fondamentale la distinzione tra i concetti di "hardware" e "software". Il software rappresenta i programmi e l'hardware la macchina fisica che "gira" i programmi, cioè il computer. Gli informatici sanno che è sempre meglio dover fare una variazione nel software piuttosto che nell'hardware. E' sempre meglio cambiare alcune linee di codice piuttosto che dover addirittura modificare il computer fisicamente. Naturalmente anche nelle applicazioni della "computer science" c'è la tendenza a lavorare a sempre più elevati livelli di astrazione. L'ingegneria del software sempre di più usa strumenti di modellazione a sofisticati ambienti di sviluppo - Integrated Development Environment (IDE) - dove complessi sistemi di information processing sono modellati ad alto livello prima ancora di programmarne il software.
Quindi in generale possiamo dire che è più conveniente lavorare a livello delle cause piuttosto che a livello degli effetti. Potremmo dire che le cause sono "soft", flessibili e gli effetti "hard", rigidi. E` meglio lavorare sul flessibile e malleabile piuttosto che sul rigido e solido.
Impossibilità della macroevoluzione artificiale fisica
C'è inoltre il problema dei cambiamenti e delle variazioni ai sistemi. Quando un ingegnere dimentica delle parti o scopre qualche errore concettuale nel suo progetto iniziale, può essere molto difficile (e spesso del tutto impossibile) inserirle dopo che il prototipo è stato costruito. Per esempio, supponiamo che un ingegnere dimentichi il cambio nel motore che ha progettato. Introdurre un cambio completo dentro un motore dopo la sua costruzione è un'impresa. (E certo ancor più difficile se migliaia di motori sono già stati fabbricati!) Invece se il progetto è ancora soltanto nella sua mente non ci sono problemi, o, se il progetto è solo sulla carta, problemi limitati.
Supponiamo che un'industria meccanica voglia costruire un modello di lavatrice. Essa progetterà e poi costruirà il prototipo della lavatrice. Quindi collauderà il suo prototipo in differenti condizioni di lavoro prima di produrne migliaia e venderli sul mercato. Ora supponete che la stessa fabbrica voglia costruire un aeroplano. Gli ingegneri non prenderanno il vecchio prototipo della lavatrice per modificarlo e trasformarlo fisicamente in un aeroplano, perché la lavatrice e l'aeroplano sono veramente troppo diversi. Essi sanno che la cosa migliore da fare è ritornare alla mente (cioè a livello delle idee) e progettare là l'aeroplano da zero. Dopo essi creeranno molti disegni delle parti dell'aeroplano e solo alla fine realizzeranno materialmente il prototipo dell'aeroplano. La fabbricazione vera e propria inizierà solo quando i disegni del suo progetto saranno completati e tutte i componenti descritti. Per lo stesso motivo l'aeroplano una volta fabbricato non sarà trasformabile fisicamente in un treno o in una centrale nucleare. A fronte di questi ragionamenti possiamo concludere dicendo che in generale nell'industria non c'è una "macroevoluzione artificiale fisica" dei prototipi e dei modelli.
Possibilità della microevoluzione artificiale fisica
L'impossibilità di una "macroevoluzione artificiale fisica" non vuol dire che qualche volta piccole e limitate varianti non possano essere fisicamente fatte sui prototipi. Per esempio, è impossibile trasformare fisicamente un'automobile in un impianto atomico ma è però possibile fare cambiamenti limitati o anche migliorie ad un'automobile, per esempio, aggiungerle un gancio traino. Un gancio traino è un optional che può essere inserito senza dover fare grosse modifiche all'automobile originale. Dopo questa piccola aggiunta continueremo ad avere un'automobile. O pensate ad un circuito elettronico: possiamo variare un potenziometro o cambiare il settaggio di un commutatore rotativo. Questi sono cambiamenti elettronici minori e possono addirittura essere fatti quando il circuito è acceso. Possiamo concludere che sono possibili tante forme di "microevoluzione artificiale fisica".
Ingegneria e Intelligent Design
La relazione fra ingegneria e Intelligent Design (ID) è diretta. L'ingegneria non fa che implementare continuamente e in ogni campo il paradigma dell'Intelligent Design. In un certo senso l'ingegneria e la sua applicazione - l'industria - portano l'ID nel mercato. Possiamo trovare nell'ingegneria le applicazioni di alcuni concetti della teoria dell'Intelligent Design (IDT). Secondo N.Wiener «Il contenuto di informazione di un sistema è una misura del suo grado di organizzazione»[1]. Ogni opera dell'ingegneria implica necessariamente organizzazione e quindi un non indifferente contenuto di informazione complessa. W.A.Dembski, un matematico del movimento ID, ha introdotto un criterio empirico per capire se una cosa è progettata, basato sulla complessità e la specificità dell'informazione che vi è contenuta:
 
«Informazione che è nello stesso tempo complessa e specificata è chiamata "Complex Specified Information" o in breve CSI. [...] La connessione tra progetto e la teoria dell'informazione è dunque diretta: dedurre il progetto per mezzo del criterio della complessità-specificità equivale ad individuare informazione complessa e specificata. [...] Ecco quindi la relazione tra progetto ed informazione. Progetto e CSI sono, come direbbero i matematici, isomorfi»[2].
 
Né leggi naturali né algoritmi né il caso possono generare CSI. Neppure qualsiasi loro combinazione può farlo. Solo l'intelligenza può generare della CSI. Un altro concetto della IDT è l'"irriducibile complessità" (IC). Ecco la definizione originale di M.Behe di un sistema irriducibilmente complesso:
 
«Un sistema è irriducibilmente complesso quando è composto di parecchie parti interagenti che contribuiscono ad un certo scopo o funzione, e la rimozione di qualsiasi di esse fa sí che il sistema cessi di funzionare»[3].
 
Gli ingegneri spesso sono di fronte al problema dell'irriducibile complessità. Un sistema è tale quando funziona solo se tutte le sue parti o componenti sono funzionanti e stanno al posto giusto sin dall'inizio. In questo caso neanche una "microevoluzione artificiale fisica" può essere considerata, perché tutte le parti devono essere corrette e funzionare fin dall'inizio. Ciò significa che l'ingegnere deve avere nella sua testa il sistema completo prima della costruzione. Quindi l'irriducibile complessità rinforza e avvalora ancor più il paradigma della "mente prima della materia". Per l'irriducibile complessità è essenziale il lavoro preventivo della mente. Gli ingegneri sono in grado di progettare sistemi irriducibilmente complessi perché dispongono di una pre-esistente conoscenza scientifico-tecnica riguardo tali sistemi e usano tale conoscenza per sviluppare l'intero sistema in astratto prima di fabbricarlo in concreto.
Sistemi complessi
Abbiamo visto come l'ingegneria progetta e costruisce sistemi complessi. Ma cosa è la complessità? La complessità è studiata in un campo chiamato "teoria della complessità" o "pensiero complesso". Non si tratta di una teoria matematica vera e propria con assiomi o teoremi. Bisogna quindi distinguerla dalla teoria matematica della complessità computazionale, che è una branca dell'informatica. Il "pensiero complesso" è un campo dove scienza e filosofia si intersecano, ricevendo contributi da matematici, informatici, cibernetici, fisici, biologi, filosofi, sociologi fin dagli anni '50. E` quindi un campo di ricerca interdisciplinare sulla complessità e i suoi fenomeni.
I sistemi complessi hanno tipicamente le seguenti caratteristiche:
(1)  Un elevato numero di componenti e sottosistemi (che a loro volta possono essere complessi). Possono essere hardware (sistemi naturali o artificiali) o software (strutture elaborative astratte).
(2)  Un elevato numero di interazioni tra i componenti, che si scambiano informazione analogica o digitale. L'eventuale presenza di loop ricorsivi (feedback) aumenta considerevolmente la complessità e la non linearità dell'intero sistema.
(3)  Interazione adattativa con l'ambiente. Più sono i fattori esterni che influenzano il sistema più ciò aumenta la complessità perché sono più numerosi i suoi input e i suoi ouput.
 
Possiamo distinguere due tipi di sistemi complessi. Quelli gerarchici dove esiste un "controllore" che gestisce tutti i sottosistemi. In questo caso lo studio di questa "unità di controllo" facilita la caratterizzazione dell'intero sistema. Quelli "ologrammatici" in cui ogni parte del sistema contiene l'informazione globale. Per esempio, gli organismi viventi sono ologrammatici perché in genere le loro cellule contengono il patrimonio informativo globale. Ciò spiega gli sforzi enormi per studiare cellule e geni.
 
Vengono distinti grosso modo tre differenti gradi di complessità:
(a)  Complessità bassa: sistemi naturali o artificiali semplici, macchine descrivibili tramite tabelle di input-output. Non hanno interazioni adattative con l'ambiente.
(b) Complessità media: macchine con stati interni, motori computazionali e computer, virus. Essi già esprimono un minimo di adattamento con l'ambiente. 
(c)  Complessità alta: presenti solo in campo biologico, dai batteri alle popolazioni umane. Sono adattativi per antonomasia. I sistemi neurologici sono i più complessi. Il sistema più complesso da ogni punto di vista è il corpo umano.
 
In sistemi complessi adattativi sono sistemi dinamici non lineari con comportamenti asintotici difficili da predire o simulare matematicamente. Questo campo della ricerca scientifica si studia solo ora per due ragioni. Primo, i sistemi complessi adattativi sono formidabili processori di informazione. Quindi è stato necessario che la teoria dell'informazione si sviluppasse. Secondo, la simulazione al computer di tali sistemi richiede potenza elaborativa e memoria che solo i computer attuali possono in parte fornire.
In base a questa classificazione ci si chiede come i sistemi complessi naturali siano distribuiti in natura in relazione al loro grado di complessità. E` evidente una distribuzione asimmetrica in quanto ci sono molti più sistemi a bassa/media complessità che non sistemi ad alta complessità. Per esempio sulla terra ci sono molti più batteri che mammiferi. E` una constatazione ovvia che, dato un gruppo di individui, in qualsiasi campo, l'eccellenza è più rara della mediocrità. Questo senza disprezzare i batteri. I picchi di complessità sono eventi rari, eccezioni e non regole. La complessità più frequente in natura è vicina al margine sinistro dello spettro, vicino alla biosfera elementare. In altre parole le più rudimentali forme di vita sono sempre state e saranno quelle più diffuse in futuro. Ciò è anche in relazione ai principi dell'entropia termodinamica. Per concludere il "pensiero complesso" è in sostanziale disaccordo (più o meno conscio) con l'evoluzionismo, che ipotizza un progresso indefinitamente crescente e una tendenza automatica verso l'aumento della complessità.
Biologia e Darwinismo
Darwinismo come concezione troppo semplicistica
Abbiamo visto come stanno le cose nell'ingegneria, la tecnologia, l'industria, la ricerca e ogni altro campo dove agenti intelligenti progettano e costruiscono sistemi. E la biologia e quei sistemi biologici costituiti dagli organismi e dalle specie? Ci fu sulla terra quella "macroevoluzione fisico-biologica" delle specie ipotizzata da Darwin? Dove per "macroevoluzione" si intende "evoluzione su larga scala estendentesi su era geologiche e risultante nella formazione di tutti i gruppi tassonomici"[4]. Secondo Darwin tutte le specie di tutti i taxa sono derivate da un unico antenato comune "per mezzo di tentativi ed errori piuttosto che sulla teoria". Se ricordiamo le definizioni precedenti, potremmo dire che il Darwinismo è una concezione ancora più rudimentale del "bricolage". Invece la concezione "basata sulla teoria", cioè la concezione ingegneristica - basata sull'intelligenza - è quella sostenuta dai creazionisti e dai teorici dell'Intelligent Design.
Abbiamo detto sopra che un puro approccio basato su tentativi ed errori non funziona neanche quando ciò che si deve costruire è semplice. Figurarsi per gli organismi, che sono sistemi ad alta complessità, di gran lunga i più complessi dell'universo. Questo dovrebbe già bastare per farci concludere che la nascita delle specie è spiegata meglio dall'Intelligent Design che non dal Darwinismo. Come S.Meyer del Discovery Institute scrive:
«La costituzione gerarchica altamente specificata delle parti dei corpi degli animali ci suggerisce il progetto, in base alla nostra esperienza delle caratteristiche dei sistemi che gli ingegneri producono. Ad ogni livello della gerarchia biologica, gli organismi richiedono disposizioni specifiche altamente improbabili dei costituenti a più basso livello allo scopo di mantenere la loro forma e la loro funzione. I geni richiedono specifiche sequenze dei nucleotidi base; le proteine richiedono specifici assemblaggi degli aminoacidi; nuovi tipi di cellule richiedono specifiche installazioni di sistemi di proteine; i piani corporei richiedono specifiche disposizioni di tipi cellulari e di organi. Gli organismi non solo contengono componenti ricchi di informazione (come le proteine e i geni), ma comprendono insiemi ricchi di informazione di tali componenti e sistemi che contengono questi insiemi stessi. Noi sappiamo, in base alla nostra esperienza delle relazioni di causa ed effetto, che solo un progettista - possedendo un'intelligenza orientata allo scopo - può produrre gerarchie ricche di informazione nelle quali sia i singoli componenti sia insiemi di tali componenti esibiscono complessità e specificità»[5].
Impossibilità della macroevoluzione biologica
I teorici dell'Intelligent Design hanno provato che i meccanismi ciechi e non guidati dell'evoluzionismo Darwiniano da soli non sono in grado di produrre l'immensa novità morfologica del mondo vivente. Mutazioni casuali e selezione naturale non possono generare l'enorme quantità di informazione presente negli organismi. La conclusione è che l'intelligenza è necessaria. Come ha operato tale intelligenza? Ha preferito operare a livello della mente o a livello della materia? Ha operato sull'astratto o sul concreto? Ha preferito fare grandi cambiamenti in software o in hardware? La supposta macroevoluzione di tutte le specie a partire da un unico antenato comune (come intesa dagli evoluzionisti teistici) implicherebbe che questa intelligenza ha operato a livello della materia, producendo incalcolabili cambiamenti fisici direttamente mentre le specie vivono. In informatica ciò significa fare consistenti cambiamenti direttamente nell'hardware mentre il computer è acceso. In meccanica ciò significa fare consistenti cambiamenti direttamente nel motore mentre sta girando.
Ora faremo una considerazione che mostrerà quanto è più assurda ancora la macroevoluzione biologica rispetto ad ogni possibile macroevoluzione artificiale fisica dell'ingegneria. L'analogia infatti è fin troppo generosa verso la macroevoluzione biologica. Perché nell'ipotetica macroevoluzione fisica da una lavatrice ad un aeroplano, il "coso" mezzo-lavatrice-mezzo-aereo, durante i suoi molti stadi di modifica, non avrebbe da funzionare, non dovrebbe né lavare né volare. Mentre nell'ipotetica macroevoluzione fisica - per esempio - dal pesce ad un animale terrestre, il mutante avrebbe da vivere, cioè dovrebbe essere perfettamente capace di svolgere tutte le sue funzioni vitali. Ma c'é di più, secondo la teoria di Darwin della "sopravvivenza del più adatto" tale mutante dovrebbe essere addirittura più adatto e funzionare ancor meglio dei suoi antenati. Nel caso industriale è sicuro che il "coso" mezzo-lavatrice-mezzo-aereo non funzionerebbe né come uno né come l'altro. Mutatis mutandis la stessa cosa accadrebbe per il mutante biologico: non funzionerebbe né come la specie di partenza né come la specie di arrivo. I mutanti sarebbero del tutto incapaci di sopravvivere e morirebbero.
Gli evoluzionisti potrebbero replicare così: "Un dato organismo non dovrebbe necessariamente cambiare molto. Diciamo che un organismo richiede un "nucleo" per sopravvivere e piccoli cambiamenti riguarderebbero solo le parti esterne al nucleo. I cambiamenti potrebbero essere suddivisi su molti individui senza che uno solo abbia da sopportarli tutti. I mutanti sono condannati a morte per troppi cambiamenti in un singolo individuo o perché la singola variazione era troppo drastica o del tipo sbagliato".
L'idea dei "cambiamenti suddivisi su molti individui" per evitare variazioni troppo drastiche in un solo individuo non può funzionare (per macroevolvere nuove specie). Infatti la macroevoluzione ad una nuova specie richiede che un singolo individuo converga alla nuova specie in tutte le sue funzioni e organi. Se queste nuove funzioni e organi sono "distribuite" la convergenza non sarà mai raggiunta. La convergenza implica necessariamente che un singolo individuo almeno sia completamente macro-trasformato. Infatti se almeno un individuo non è completo come possiamo dire che una nuova specie è apparsa? Cosicché inevitabilmente molti cambiamenti devono succedere in un singolo individuo. Ma ciò significa la sua scomparsa. I macromutanti non possono esistere. (A dire la verità la questione è ancora ben più sfavorevole al Darwinismo perché le specie sessuate richiederebbero l'evoluzione parallela e sincronizzata di due individui: il maschio e la femmina.)
Possibilità della microevoluzione biologica
L'impossibilità della macroevoluzione biologica non significa che piccoli, limitati cambiamenti non possano accadere alle specie. Per esempio, è impossibile che una farfalla muti in una giraffa ma è possibile che la farfalla subisca variazioni minori a causa di fattori ambientali (per esempio il cambiamento di colore delle sue ali). La microvoluzione può spiegare anche la resistenza che alcuni germi sviluppano nei confronti degli antibiotici e altri fenomeni conosciuti da tempo. Possiamo quindi dire che ci sono molte forme possibili di "microevoluzione biologica". Nessuno la nega in quanto è supportata dall'evidenza scientifica. Anche da questo punto di vista l'analogia tra ingegneria e biologia regge.
 
Micro e macro cambiamenti
La differenza tra microevoluzione e macroevoluzione è immensa e qualitativa. Mentre le variazioni microevolutive sono piccole le varianti morfologiche tra differenti phyla, classi, ordini, famiglie e generi sono enormi (in quanto la macroevoluzione deve coprire tutta  la complessità biologica che vediamo). Le prime avvengono e le seconde dovrebbero avvenire mentre gli organismi vivono. Se le variazioni sono minime (micro) gli organismi possono sopravvivere durante la trasformazione. Per esempio, la farfalla non ha problemi a sopravvivere mentre il colore delle sue ali muta. Se le varianti sono enormi (macro) gli organismi non possono sopravvivere durante la trasformazione. Per esemplificare: un pesce mutante in un tetrapode non può sopravvivere durante le innumerevoli trasformazioni coinvolte. Le differenze morfologiche sono infatti così vaste che impediscono la sopravvivenza. Detto in un altro modo: ci sono veramente troppe funzioni/organi che, nel cambiamento fra pesce e tetrapode passerebbero attraverso stadi nei quali non funzionerebbero né a vantaggio dell'uno né a vantaggio dell'altro. Questi stadi di "black-out", cioè di non funzionamento, sono quelli che condannano a morte i mutanti. Per questo fossili di mutanti non esistono. Non si tratta del problema di chi è il "progettista". E' una questione che concerne la realtà delle cose di per se stesse e prova l'impossibilità della macroevoluzione. Sia i sistemi artificiali che a fortiori quelli biologici soffrono i grossi cambiamenti. Nell'ingegneria i grossi cambiamenti durante il funzionamento sono quasi impossibili. Negli organismi i grossi cambiamenti durante la vita sono letali. Un programmatore non fa a "run-time" (come si dice in informatica) ciò che è necessario fare a computer spento. Ma lo "spegnimento" esclude l'evoluzione, perché l'evoluzione è essenzialmente un processo che avviene durante il funzionamento.
L'irriducibile complessità confuta la macroevoluzione
Ma c'è un altro insormontabile problema per la macroevoluzione biologica: è incompatibile con la complessità irriducibile. Secondo M.Behe un sistema irriducibilmente complesso (IC) funziona solo se tutte le sue parti sono corrette e posizionate al loro posto fin dall'inizio. Perciò non può essere ottenuto tramite un'evoluzione graduale. Siccome una macroevoluzione da una specie A ad una specie B comporta sempre un gran numero di sistemi (e sotto-sistemi) è molto probabile che molti (se non tutti) siano irriducibilmente complessi. Se un sistema di partenza (di A) è irriducibilmente complesso, quando cambia cessa subito di funzionare per definizione di complessità irriducibile. Se un sistema di arrivo (di B) è irriducibilmente complesso non può essere ottenuto per evoluzione di A per definizione di complessità irriducibile. Quindi se il sistema di partenza A smette di funzionare perché modificato o se il sistema di arrivo B non può evolvere (a fortiori se entrambe le condizioni sono verificate!) e considerando che ciò succede per un'infinità di sistemi coinvolti nella trasformazione, la macroevoluzione da A a B è praticamente impossibile. Notare che questo ragionamento vale sia per la macroevoluzione non guidata (Darwiniana) che per quella guidata (teistica). Infatti esso è basato sulla complessità irriducibile dei sistemi coinvolti nella trasformazione e la complessità irriducibile esclude l'evoluzione a priori. L'evoluzione di un sistema irriducibilmente complesso è un'impossibilità logica. Neanche Dio può fare sì che 2+2=5. Il concetto di complessità irriducibile di Behe è letale ad entrambi i tipi possibili di evoluzione (Darwiniana e teistica) perché attacca il cuore stesso del concetto di evoluzione: i cambiamenti graduali. La complessità irriducibile nega la possibilità del cambiamento tout court e un'evoluzione senza cambiamento non può esistere. Inoltre ciò è completamente indipendente dall'identità del progettista.
 
La contro obiezione usuale è: "Funzioni potrebbero essere aggiunte senza necessariamente perdere quelle vecchie"; "parti aggiunte, come duplicati di qualcosa, potrebbero non impedire al sistema di funzionare". Tutto ciò è troppo semplicistico. Gli evoluzionisti affermano che le principali fasi della macroevoluzione sono state: pesci, anfibi, rettili e mammiferi. E` impossibile immaginare un mammifero ottenuto semplicemente aggiungendo funzioni e organi ad un pesce. Un organismo complesso è qualcosa di integrato, non è una costruzione Lego (e anche nel Lego significativi cambiamenti implicano sempre una totale o parziale ricostruzione delle strutture!) Inoltre in campo biologico l'"additività" non è sempre una cosa positiva, può comportare anche danni. Dopo tutto anche il cancro è una cosa "aggiunta", esso rappresenta un esempio di additività distruttiva. Se esaminiamo un organismo complesso come un mammifero, la perfezione dei suoi organi e delle relazioni (spaziali, funzionali, strutturali, morfologiche...) tra di loro, è impensabile che tale organismo possa ottenersi (mentre è vivo oltretutto!) come mera somma di pezzi a partire da un antenato meno complesso. Un artista aggiungerebbe che le specie sono veramente troppo belle e perfette per derivare da una specie di "bricolage". (Naturalmente un artista apprezzerebbe anche, per le stesse ragioni, i capolavori dell'ingegneria).
 
Un'altra contro-obiezione degli evoluzionisti teistici è: "Dio potrebbe sostenere un organismo durante i macro-cambiamenti. L'evoluzione teistica o guidata non è impossibile". L'equivalente della microevoluzione ingegneristica (possibile) è la microevoluzione biologica (possibile) che nessuno nega. L'equivalente della macroevoluzione ingegneristica (impossibile) è la macroevoluzione biologica di tutte le specie a partire da un LUCA (Last Universal Common Ancestor). E` questo che il Darwinismo afferma. Quindi esso deve dimostrare che, mentre la macroevoluzione ingegneristica è impossibile, la macroevoluzione biologica è possibile addirittura durante la vita degli organismi. Così facendo esso proverebbe che l'analogia tra ingegneria e biologia (che è sempre valida) fallisce quando i cambiamenti sono macro. I Darwinisti potrebbero dire che gli organismi possono macro-evolvere perché gli organismi sono sistemi ad alta complessità (mentre le macchine non lo possono perché sono solo sistemi di media complessità). Ma in questo modo si darebbero la zappa sui piedi. Perché sfortunatamente per loro la complessità è un'arma a doppio taglio: più il numero delle parti è grande maggiore è la probabilità di guasto! In altre parole proprio perché essi sono altamente complessi macro modifiche in vita sono ancor più dannose che nelle macchine. Bisogna anche considerare che le macro modifiche comportano sempre tutta la gerarchia dei livelli della realtà biologica (biochimico, genetico, citologico, tissutale, organi, apparati, architetturale).
 
Altra tesi dell'evoluzione teistica: "Il trasformismo guidato è logicamente possibile. Un agente intelligente può creare un sistema irriducibilmente complesso in modo graduale, un pezzo alla volta". Il significato della precedente argomentazione "l'irriducibile complessità nega la macroevoluzione" è che neanche un agente intelligente può creare un sistema irriducibilmente complesso" in modo graduale, un pezzo alla volta, per evoluzione. O meglio, lo può fare ma non durante il funzionamento (se è una macchina) o durante la vita (se è un organismo). E questo per la semplice ragione che un sistema irriducibilmente complesso non inizia nemmeno a funzionare se tutte le sue parti non sono corrette e al loro posto fin dall'inizio. Per esempio, se un sistema irriducibilmente complesso ha 2518 parti e l'agente ne ha procurate finora solo 37, il sistema non funziona, indipendentemente dal fatto che l'agente sia stupido (un robot), intelligente (un uomo) o super-intelligente (Dio). Siccome un macro cambiamento comporta un gran numero di sistemi irriducibilmente complessi (a tutti i livelli della gerarchia biologica!) la macroevoluzione è impossibile durante la vita degli organismi. Questo ragionamento è solo una diretta applicazione alla macroevoluzione della teoria di Behe sull'irriducibile complessità della trappola per topi, il flagellum dei batteri, la sequenza della coagulazione del sangue, ecc. [6] Sia nell'ingegneria che in biologia vale che i sistemi irriducibilmente complessi non funzionano finché non sono perfettamente e completamente assemblati.
Artificiale e naturale
Quando analogie con l'ingegneria sono messe sul tavolo, tipicamente i biologi Darwinisti e anti ID scuotono il capo e affermano che tali analogie sono infondate, perché - dicono - la biologia è un campo speciale, dove si applicano leggi speciali. Essi affermano che gli organismi sono fondamentalmente differenti dai sistemi artificiali. Questo è vero da alcuni punti di vista ma sfortunatamente per loro nessuno di essi aiuta i Darwinisti nel provare le loro ipotesi. Organismi e macchine devono sottostare alle stesse leggi fisiche. Le leggi della meccanica, della termodinamica e dell'ottica e di ogni campo della fisica e della chimica si applicano agli organismi come alle macchine. Come qualcuno ha detto: "sia gli orologi che le cellule obbediscono alle stesse leggi: le leggi che riducono un orologio ad un rottame son quelle stesse che cercano di distruggere una cellula". Le leggi fisico-chimiche sono di base. Potremmo dire che costituiscono lo "strato-software" al più basso livello nella gerarchia della realtà fisica del cosmo. Tutti gli strati superiori non possono smentire il livello base. Intuitivamente, se un uomo cade dalla cima di una montagna le conseguenze della legge di gravità sul suo corpo non sono meno severe perché lui è un essere spirituale animato. Se un uomo sta ad una temperatura molto bassa le conseguenze del freddo non sono meno gravi perché ha uno spirito ed un'anima. Gli esseri viventi hanno un'anima e le macchine no però nel mondo fisico i corpi e le macchine devono affrontare le leggi fisiche ugualmente. Gli atomi dei corpi sono gli stessi delle macchine. Questo non è positivismo o meccanicismo ma semplicemente la constatazione che il cosmo, su tutti i suoi piani, funziona con coerenza e logica.  Inoltre i Darwinisti materialisti (che, credendo solo alla materia, negano l'anima) sono veramente gli ultimi a poter negare che gli organismi e le macchine sottostanno alle stesse leggi materiali.
Disteleologia
Quando le evidenze di progetto nel regno biologico sono così chiare che è impossibile negarle tipicamente i biologi Darwiniani e anti-ID ricorrono a critiche circa supposti progetti non ottimali o scadenti in natura, le molte malattie e problemi degli esseri viventi, la presenza e le azioni del male nel mondo e così via. Ecco un esempio di critiche minori: "Alitosi, scoreggie, perdite vaginali, riflussi, russare, reumatismi, verruche, odori ascellari, vene varicose, menopausa ... non sono segni di un progettista al suo meglio"[7].
W.A Dembsky replica:
«La disteleologia si riferisce a un progetto inferiore - tipicamente un progetto cattivo o incompetente. La disteleologia esclude la progettazione dalle scienze naturali in base a un cattivo progetto che si dice la natura esibisca. [...] La disteleologia è principalmente un problema teologico. Escludere il disegno dalla biologia solo perché non tutti gli esempi di disegno biologico non soddisfano le nostre aspettative su quello che un progettista avrebbe fatto o avrebbe dovuto fare è eludere la questione. Il problema del disegno in biologia è reale e convincente, e deve essere affrontato e non scartato solo perché le nostre supposizioni al riguardo tendono a scartare i progetti imperfetti»[8].
 
Di fronte alle critiche disteleologiche pensiamo che potrebbe essere opportuno aggiungere qualche considerazione elementare tratta dall'ingegneria. Il buon senso stesso capisce che più un sistema è complesso tanto maggiore è il numero dei guasti possibile. Più grande è il numero delle parti più grande è la probabilità di malfunzionamento. In particolare siccome il corpo umano è l'organismo più complesso in natura è inevitabile che possa soffrire del massimo numero di malattie. Per esempio delle circa 5000 malattie genetiche oggi conosciute un quarto di esse colpisce il sistema nervoso, che è il più complesso apparato del corpo. Invece un ameba non soffre di malattie del sistema nervoso... Cosicché, in un certo senso, un elevato numero di possibilità di guasto dovrebbe condurci ad una più facile deduzione di disegno. Quando in un sistema complesso accade un guasto, esso può essere gestito per ripararlo o no dal sistema stesso. Allo scopo però il progettista deve eventualmente aver progettato un sistema di controllo. Per gestire un guasto nel sistema di controllo sarebbe necessario un controllore ancora superiore e così via. Ovviamente ogni progettista decide a quale livello fermarsi. Siccome il progettista dell'uomo non voleva creare un essere immortale anch'egli si è fermato ad un certo (elevato) livello. Comunque è facile capire che ci sono pro e contro in questa gerarchia e che sopprimere totalmente i guasti è impossibile. Alla fine dobbiamo rassegnarci ad ammettere che ... solo quello che non esiste non si guasta e non si rompe mai. Più un sistema è complesso maggiore è il numero dei suoi effetti, manifestazioni e problemi, ma anche maggiore sarà la probabilità che a qualcuno non piacciano certi effetti (come per esempio quelli elencati sopra da R.Williams). Cosicché, in un certo senso, un elevato numero di effetti dovrebbe condurci ad una più facile deduzione di disegno. Per riassumere, sembra che tutti quanti i pretesti che uno scettico dell'ID può trovare per scartare l'ID sortiscono l'effetto opposto, cioè provano l'ID e l'ingegneria nella biologia.
L'elaborazione incorporea delle forme
Abbiamo visto che in ingegneria il lavoro principale è fatto in fase di progettazione, a livello "soft" e non a livello materiale, il livello "hard". Analogamente abbiamo visto che in biologia il lavoro principale non può essere fatto a livello materiale: la macroevoluzione è impossibile durante la vita corporea. Abbiamo fornito almeno due argomenti di confutazione della bio macroevoluzione. Quindi la conclusione è obbligata: anche nel campo biologico l'elaborazione delle forme deve essere fatta (e fu fatta) non a livello corporeo. Le cosmologie tradizionali di tutti i popoli da sempre hanno detto esattamente questo. Abbiamo visto che la stessa scienza moderna (la teoria dell'intelligent design e l'ingegneria) conferma questa conclusione. I materialisti dicono che nel mondo c'è solo la materia. Ma una delle prove che il cosmo ha un piano incorporeo (psichico o animico) è la nostra mente stessa. Il nostro pensiero non è una semplice secrezione del nostro cervello. La nostra mente (o anima) è incorporea. A questa modalità incorporea dell'uomo corrisponde un intero piano incorporeo nel cosmo, grazie all'analogia fra microcosmo e macrocosmo. Come la mente/anima è meno limitata del corpo, così il piano incorporeo del cosmo è molto più vasto del mondo corporeo che vediamo con i nostri sensi fisici. In quello stato incorporeo avvenne l'elaborazione delle forme e così tutti gli insormontabili problemi delle trasformazioni corporee che abbiamo illustrato furono perfettamente superati.
 
Per concludere l'analogia tra ingegneria e biologia è pienamente valida. Ciò dipende dal fatto che entrambi riguardano sistemi complessi. E` sufficiente escludere l'assurdità del Darwinismo e mutatis mutandis l'analogia tra ingegneria e biologia, per quanto riguarda le possibilità di micro e macro evoluzione, è piuttosto stretta (come la logica e la coerenza richiedono), cioè in entrambi i campi la microevoluzione è possibile, mentre la macroevoluzione è impossibile. Contiamo di aver spiegato sufficientemente l'assurdità della macroevoluzione Darwiniana di tutte le specie a partire da un unico antenato comune, un processo che è in completo disaccordo con i principi dell'ingegneria e dell'intelligent design.
 


[1] Norbert Wiener, Cybernetics, Introduction.

[2] William A.Dembski, Intelligent Design, cap.6.

[3] Michael Behe, Darwin's Black Box [1996], p. 39.

[5] Stephen C. Meyer, "Intelligent Design: The Origin of Biological Information and the Higher Taxonomic Categories", Proceedings of the Biological Society of Washington November 30, 200, original document .

[6] Michael Behe, Darwin's Black Box [1996], Part I and II.

[7] Robyn William, "Unintelligent Design - Why God isn't as smart as she thinks she is", Allen & Unwin, 2006.

[8] William A.Dembski, No free lunch, Preface.