Purple Hearts
Main menu
Home
English
Scopo del sito
Mappa del sito
ID in pillole
Links
Ricerca
Libri stranieri
Libri italiani
Documenti
Contatto
Administrator
Login
Username

Password

Remember me
Forgotten your password?

RSS

L`errore dell`evoluzione teistica - The error of theistic evolution
Redazione - Staff  

English version

Riassunto
 

La teoria del disegno intelligente confuta le ipotesi dell'evoluzionismo Darwiniano circa il trasformismo globale delle specie per mezzo di un processo cieco di mutazioni casuali e selezione naturale. Il Darwinismo non prova né teoricamente né sperimentalmente le sue affermazioni. Può sembrare allora che una soluzione ai problemi dell'origine della vita e delle specie possa trovarsi nel compromesso dell'evoluzione teistica. Essa riconosce che un processo macroevolutivo richiede un agente intelligente trascendente la natura. Ma fondamentali principi ontologici e cosmologici riguardo al modo di operare dell'intelligenza e della causalità confutano anche l'evoluzione teistica. La macroevoluzione non può essere provata dalla moderna scienza positivista. Questo articolo intende mostrare come la teoria del'"antenato comune" e il trasformismo, anche considerati nel quadro dall'evoluzione teistica, costituiscono ipotesi erronee da un punto di vista concettuale.

Introduzione
 

Per spiegare l'origine delle specie animali e vegetali presenti nel nostro pianeta, nell'ambito dell'evoluzionismo è stata proposta l'ipotesi del cosiddetto "progenitore comune" ("common ancestry") o "discendenza comune" ("common descent"). Come lasciano supporre i termini stessi viene ipotizzata una sequenza di mutanti che, a partire da un organismo primordiale (supposto molto semplice), avrebbe dato luogo a tutte le forme attualmente viventi (nonché quelle estinte), fino ad arrivare all'"homo sapiens", la specie strutturalmente più complessa. In questo modo le specie si disporrebbero come le ramificazioni di un albero (il cosiddetto "albero della vita" di Darwin), la cui radice unica rappresenterebbe il progenitore comune.

 

La sequenza di mutanti comporterebbe una serie di graduali trasformazioni. Codeste avrebbero dovuto dar luogo ad innumerevoli forme intermedie. Queste forme intermedie non sono mai state trovate. Gli evoluzionisti assicurano che esse verranno trovate in futuro, ma questo è anche ciò che affermavano un secolo e mezzo fa. Tralasciamo qui questo non trascurabile particolare circa i dati sperimentali, in quanto preferiamo le questioni di principio. Infatti le questioni di principio sono proprio quelle che ci permettono - fra le altre cose - di essere certi che tali forme intermedie non saranno mai trovate.

 

Qualche volta i paleontologi dicono di aver scoperto degli "anelli mancanti". Per esempio il Tiktaalik, un supposto fossile di transizione tra il pesce e un tetrapode terrestre trovato recentemente su un'isola canadese. Questi ritrovamenti ed altri simili (come il vecchio Archaeopteryx) non possono comunque provare la macroevoluzione, allo stesso modo che tre (o più) foto non possono provare l'esistenza di un intero film (qui le tre "foto" sono: n.1 pesce; n.2 pesce simile a tetrapode; n.3 animale terrestre a quattro gambe). Tiktaalik e Archaeopteryx possono ben essere specie fisse e distinte e nient'affatto forme di transizione (come credono i Darwinisti). Gli antropologi potranno sempre e solo trovare "foto". Essi non saranno mai in grado di trovare ed esibire un "film" completo di una transizione. Possiamo quindi essere concettualmente sicuri che i fossili non saranno mai in grado di provare il trasformismo globale. Inoltre gli evoluzionisti non sono in grado di fornire alcun modello teorico delle loro ipotesi diverso dallo scenario della mutazione casuale più la selezione naturale. Sfortunatamente le mutazioni e selezione Darwiniane non possono generare l'informazione necessaria per far nascere tutta la ricchezza morfologica delle specie.

 

Jonathan Wells, biologo americano, come altri sostenitori dell'Intelligent Design, a proposito delle ragioni su cui l'evoluzionismo cerca di far leva per giustificare l'ipotesi del "progenitore comune" dice:

 

«In "Icons of Evolution" ho messo in dubbio la supposta evidenza del progenitore comune a livello dei phyla animali. Le principali linee di evidenza sono i ritrovamenti fossili, l'omologia, l'embriologia e le comparazioni molecolari. Già una delle caratteristiche più evidenti dei fossili è l'esplosione del Cambriano, che non fornisce affatto supporto per il progenitore comune dei phyla animali. L'omologia rimane inspiegabile dalla biologia evolutiva, al punto che persino a livello delle classi dei vertebrati non può servire a distinguere fra progenitore comune e progetto comune. Le similarità embrionali che si supponevano dimostrare il progenitore comune dei vertebrati si sono rivelati inesistenti, mentre gli embrioni degli altri phyla sono ancor meno simili.

Anche l'evidenza data dalle comparazioni molecolari è problematica. Come il biologo Michael Lynch ha scritto nel 1999: "La chiarificazione delle relazioni filogenetiche [cioè, di discendenza] dei maggiori phyla animali è stato un problema elusivo, dove le analisi basate su geni differenti e anche differenti analisi fatte su geni uguali hanno generato diversi alberi filogenetici».

http://www.idthefuture.com/2005/12/icons_of_evolution_a_response_6.html

 

E` ovvio che l'ipotesi della discendenza comune deve poi abbinarsi a qualche altra ipotesi circa il "modo" in cui questa incredibile macro-evoluzione si sarebbe verificata. Per semplificare al massimo la trattazione prenderemo qui in considerazione solo le due principali ipotesi circa il "modo" evolutivo, cioè le modalità secondo le quali si cerca di spiegare queste supposte macrotrasformazioni. La prima ipotesi consiste nell'evoluzionismo neo-Darwiniano classico, il quale sostiene che la catena della discendenza comune si sia generata solo grazie alle mutazioni genetiche casuali e alla selezione naturale. Molti hanno contestato con successo il neo-Darwinismo (in particolare recentemente il movimento Intelligent Design) mostrando come le mutazioni genetiche casuali abbinate alla selezione naturale siano incapaci, da sole, di dare ragione delle enormi differenze genetiche, biologiche e morfologiche presenti nelle specie. In breve la complessità non è mai gratis.

 

Rimarrebbe in piedi solo più quella che chiameremo "seconda ipotesi", ovvero ciò che viene usualmente chiamato "evoluzionismo teista" (o "teismo evolutivo"). Qualcuno afferma che esso si può considerare una sorta di compromesso tra il teismo ed evoluzionismo. Secondo tale compromesso la sequenza evolutiva della discendenza comune sarebbe stata puntualmente "aiutata" dall'intervento di una causa intelligente. Questa causa intelligente avrebbe fornito all'occorrenza l'informazione necessaria alla trasformazione di una specie in un'altra (informazione che il meccanismo di mutazione più selezione non è in grado di fornire). La teoria dell'intelligent design abbinata alla biologia molecolare e alla genetica ci insegna che quanto più è complessa la novità morfologica di un organismo tanta più iniezione di informazione è richiesta. Quindi chi dubita di Darwin, crede nella IDT e nello stesso tempo credesse alla discendenza comune, dovrebbe necessariamente pensare ad un intervento diretto o indiretto del "designer" per provvedere informazione durante la storia delle specie sulla terra.  Visto che il compromesso del teismo evolutivo sembra dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, in quanto - mettendo insieme Dio ed evoluzione - accontenta nello stesso tempo teisti ed evoluzionisti, perché - vi chiederete - non accontentarsi anche noi e fermarsi a questa concezione? Perché - almeno per quanto ci riguarda - vogliamo tentare di conoscere tutta la verità (per quanto ciò sia umanamente possibile).

 

Proprio perché - come appena detto - riteniamo la verità una cosa troppo importante, lo scopo che ci prefiggiamo è di mostrare come l'ipotesi del progenitore comune (e quindi l'evoluzione teistica o teismo evolutivo) sia destituita di fondamento. Faremo vedere che l'evoluzione teistica è incompatibile con la cosmologia tradizionale in generale, e in particolare con la sua formulazione come la si può trovare nella Genesi. Inoltre spiegheremo le incongruenze logiche esistenti fra l'ipotesi della macroevoluzione e il concetto di progettazione del cosmo. Per fare ciò cercheremo di essere più semplici possibile e di usare una terminologia il più possibile vicina al modo di pensare e all'esperienza attuale dell'uomo modernizzato. Facendo questo apparirà chiaro che il "progenitore comune" è anche incompatibile con l'Intelligent Design, nonostante qualcuno pensi che fra le due concezioni possa esserci accordo.

Incompatibilità fra evoluzionismo ateo e progettazione
 

La manifestazione dell'universo comporta una progettazione. L'evidenza della progettazione cosmica e schiacciante. In campo biologico poi l'evidenza della progettazione è addirittura spettacolare. Darwin pensava che la cellula fosse solo una goccia di gelatina. Le ultime scoperte nella biologia molecolare hanno rivelato che la cellula è un formidabile sistema di elaborazione di informazione, più complesso dei computer costruiti dall'uomo. Qui non si tratta di biochimica soltanto, peraltro molto complessa. Qui si tratta di trattamento e memorizzazione dell'informazione. L'evidenza sotto gli occhi di tutti indica che, tutte le volte che c'è creazione e trattamento dell'informazione, è sempre implicato un agente intelligente. Un esempio classico è costituito dall'informatica. Di norma i progetti biologici sono incredibilmente più complessi di quelli artificiali. Questo è logico se si pensa che gli organismi riescono a fare cose che i sistemi artificiali non possono fare: sopravvivere, autoriprodursi e autoripararsi. L'equivoco dell'evoluzionismo ha potuto sorgere al tempo di Darwin e perpetuarsi fino ad ora perché tipicamente chi si occupa di biologia o cosmologia non deve progettare e far funzionare sistemi e chi progetta sistemi non si occupa di biologia o cosmologia. Oggi che si cerca di realizzare un po' di interdisciplinarità in campo scientifico (anche grazie al movimento intelligent design che raccoglie specialisti nelle varie aree) le assurdità dell'evoluzionismo vengono allo scoperto. Partiamo dal presupposto che il cosmo è progettato. La teoria del disegno intelligente ha come scopo di dimostrarlo scientificamente. Dato questo per scontato mostreremo che il disegno è incompatibile con l'evoluzione teistica.

 

Visto che la progettazione in natura è una certezza evidente, vediamo di analizzare un po' in dettaglio in che cosa consiste. Qualsiasi progettazione completa è composta da almeno tre fasi principali: ideazione, sviluppo, realizzazione. Bisogna notare che - non a caso - lo stesso processo con il quale un uomo esprime delle idee si svolge nello stesso modo. Pensate ad un professore che insegna ad una scolaresca: egli prima deve concepire delle idee, successivamente deve esprimerle in un dato linguaggio nella sua mente, infine la sua bocca emette i suoni relativi. Abbiamo quindi una dopo l'altra la concezione, l'espressione e l'emissione vocale. In termini di facoltà si può parlare di intelletto, mente (o ragione) e voce. Inoltre, per il concetto stesso di progetto, si tratta di un processo dall'alto verso il basso (top-down). Infatti una qualsiasi progettazione parte da cosa si vuole realizzare, da un'idea - per dirla con un'unica parola. Quindi segue fondamentalmente dall'inizio alla fine un paradigma teleologico (cioè orientato ad uno scopo o fine). Ciò che si vuole realizzare è ben presente fin dall'inizio e non cambia durante l'iter progettuale. Ad esempio, se si vuole realizzare un computer non si parte con il fare un tostapane elettrico, per poi trasformarlo gradualmente in un computer. Questo è tanto più vero quanto più ciò che si vuole realizzare è complesso. Per essere tecnicamente più precisi possiamo dire che questo è sempre vero quando il progetto è irriducibilmente complesso. Notiamo che in natura i progetti più complessi si trovano proprio in campo biologico e sono gli esseri viventi. In quanto tali ad essi si applica eminentemente il principio teleologico suddetto: detto in breve, non si ottiene un organismo più complesso da uno più semplice, completamente diverso.

 

Qualcuno potrebbe obiettare che la progettazione umana sembra invece che vada dal più semplice al più complesso. Per prima cosa bisogna notare che l'"evoluzione" degli artifatti dal più semplice al più complesso durante la storia della tecnologia e delle invenzioni è sempre accompagnata dall'azione intelligente dell'uomo, che continuamente fornisce informazione. In seconda battuta si deve capire che un'evoluzione degli artifatti è pensabile solo per i sistemi che non sono irriducibilmente complessi. Per usare l'esempio famoso di M.Behe, l'invenzione della trappola per topi non ha avuto una vera e propria "evoluzione". O per meglio dire, tecnicamente Behe dice che la trappola per topi non ha precursori funzionanti. Per cui, al di sopra di una certa soglia di complessità (che corrisponde alla irriducibile complessità) anche nella progettazione umana si può affermare che nel flusso progettuale permane una fondamentale coerenza fra l'inizio e la fine, cioè tra l'idea e il prodotto.

Se è vero come è vero che c'è analogia tra la progettazione dei sistemi biologici e quella dei sistemi artificiali creati dall'uomo (al di sopra di una certa complessità) allora la domanda che ci siamo appena posti è stata: esiste nella progettazione artificiale qualcosa che assomigli almeno in parte ad una macroevoluzione come la ipotizzano i Darwinisti? Abbiamo visto che la risposta è negativa.

 

Nella cosmologia tradizionale al flusso ideazione, sviluppo, realizzazione corrispondono i tre piani fondamentali in cui è diviso il cosmo: il piano che trascende le forme (archetipico), quello animico (psichico) e quello corporeo. Anche un essere vivente incarna questa tripartizione. Questo è dovuto al principio secondo cui vi è analogia tra la struttura del macrocosmo e quella del microcosmo. Perché il microcosmo ha la stessa "stratificazione" del macrocosmo? Questo è dovuto al fatto che questa stratificazione è in verità una concatenazione di cause e non una mera giustapposizione di livelli staccati fra di loro. Ammettere che il microcosmo possa non avere la stessa stratificazione del macrocosmo significherebbe disconoscere la gerarchia causale. In breve vorrebbe dire che ci sono effetti senza causa e questo è logicamente assurdo. Quindi in un certo senso è vero che una porzione di universo è analoga all'intero universo. Si tratta di una conseguenza del suddetto principio cosmologico.

 

La discendenza comune, se fosse vera, comporterebbe che un essere vivente, ad un certo punto, verrebbe trasformato in un altro essere vivente diverso sotto tutti e tre gli aspetti della stratificazione. In particolare la teoria della discendenza comune ipotizza fra l'altro che l'uomo sia derivato da un ominide o antropoide (ovvero da un primate che fondamentalmente era di specie diversa dall'uomo). E` evidente che ciò va contro il principio teleologico della coerenza tra l'idea e il prodotto. Infatti questo principio teleologico è strettamente in relazione a quanto abbiamo detto circa la stratificazione del cosmo.

 

Per rendere il nostro discorso comprensibile al massimo non c'è di meglio che affrontare la questione dell'origine della specie umana, che - per gli evoluzionisti - si spiegherebbe con una transizione da una specie non umana a quella umana. Vediamo per l'appunto alcune controindicazioni alla incredibile trasformazione scimmia-uomo. Per esempio, anche un linguista come Chomsky ha ammesso che il "linguaggio umano è strutturale". Il linguaggio è solo uno strumento dell'intelletto che la scimmia non ha. Il cervello, da un punto di vista informatico, è composto di reti neurali. E' stato sperimentalmente dimostrato che allenando le reti neurali delle scimmie come fossero bambini, non si ottengono gli stessi risultati (uso dell'intelletto, linguaggio umano, ragionamento simbolico e logico e così via). Dire - come fa Chomsky - che il "linguaggio è strutturale" nell'uomo significa dire che il cervello scimmiesco è molto diverso da quello umano. Essi sono progettati per essere diversi ed eseguire compiti diversi. Se l'uomo fosse derivato veramente da antropoidi sostanziali modifiche cerebrali (e non solo cerebrali!) sarebbero dovute intervenire (questo ragionando anche solo a livello corporeo).

 

Però ragionare solo a livello corporeo è sbagliato, perché secondo la cosmologia tradizionale la manifestazione corporea deriva causalmente da quella incorporea o psichica. In particolare l'anima umana è la modalità incorporea o psichica dell'essere umano dalla quale il corpo umano deriva. La dottrina cattolica nega che l'anima umana possa essere stata iniettata in un corpo preesistente. Questo è molto simile al dire in generale che "la psiche è strutturale nell'uomo" (come Chomsky ammette in particolare per il linguaggio umano). San Tommaso, che in questo va quindi d'accordo con Chomsky, afferma: «L'anima è la forma del corpo, conferisce all'uomo il suo essere assoluto e non può essere unita al corpo da disposizioni accidentali » (Summa Teologica, 76). Per rendere ancora più chiaro il concetto si può ricorrere ad alcuni semplici termini matematici. In matematica il fatto che una variabile Y dipenda (o sia funzione F) di un altra variabile (detta "indipendente") si indica con la notazione Y = F (X). Usando tale terminologia potremmo esprimere l'enunciato materialistico sottinteso dall'evoluzionismo con la formula: anima = F (corpo), cioè l'anima è funzione del corpo. La dottrina Cattolica e in generale la cosmologia tradizionale affermano invece che è il corpo ad essere funzione dell'anima: corpo = F (anima).

 

Qualsiasi concezione di discendenza comune implicherebbe l'inserzione di un anima in un corpo preesistente. Secondo quanto detto ciò è impossibile perché secondo la cosmologia tradizionale ciò comporterebbe una vera e propria inversione di causalità.

Questa causalità fa si che l'uomo sia un tutto organico, integrato, sintetico e funzionale di spirito, anima e corpo. Qui il riduzionismo è del tutto inapplicabile. Lo spirito, l'anima e il corpo non sono opzioni aggiuntive ("plug-in") che si possono aggregare successivamente ad un essere qualsiasi per farne un uomo. Questa "aggiungibilità" vale addirittura solo in parte già per le costruzioni artificiali dell'uomo. Anche negli artifatti di una certa complessità l'"aggiungibilità" non è la regola ma piuttosto l'eccezione. A maggior ragione l'anima non si può aggiungere successivamente al corpo. Nel linguaggio della IDT potremmo dire che l'insieme "spirito-anima-corpo" è irriducibilmente complesso. In quanto tale se manca anche uno solo dei componenti non può funzionare. Per questa ragione in natura non c'è niente che sia veramente "inanimato", come non c'è niente che non derivi da un principio archetipale. Pensare diversamente vorrebbe dire ridurre la natura alla sola quantità tralasciando la qualità. Questo è ciò che fanno le filosofie naturalistiche, materialistiche e positivistiche, che costituiscono il substrato ideologico dell'evoluzionismo.

 

La catena della causalità è irreversibile: dagli archetipi informali si arriva alla modalità corporea attraverso uno sviluppo nel mondo delle forme animiche. Ciò non a caso è analogo al processo di progettazione usato dall'uomo: ideazione, sviluppo, realizzazione. Qualcuno potrebbe obiettare che l'analogia non è una prova. Ma come minimo l'analogia aiuta grandemente a capire. La manifestazione universale implica a livello macrocosmico la stessa gerarchia che si può trovare in un processo progettuale. Un ingegnere non può realizzare nulla senza prima idearlo e progettarlo. Credere nella discendenza comune significa in fondo credere che si possa aggiungere il progetto dopo la fabbricazione.

Un'obiezione potrebbe essere questa: non si potrebbe considerare una modifica alla fabbricazione come parte del processo progettuale? Una modifica alla fabbricazione non può in ogni caso costituire il progetto in toto, perché la fabbricazione non può neanche iniziare senza un progetto. Non si può trattare quindi che di piccole modifiche inessenziali. Specificatamente in biologia queste piccole modifiche alla fabbricazione costituiscono la microevoluzione (cioè variazioni, varietà e razze all'interno di una specie o sub-specie). La microevoluzione biologica non è contestata da nessuno. Infatti anche un non specialista capisce che il software biologico ha una certa flessibilità. Basta riflettere sul fatto che anche all'interno di una stessa specie o famiglia gli individui sono diversi sotto molti aspetti. La microevoluzione è semplicemente il passo successivo oltre la differenziazione fra gli individui.

 

L'analogia con la progettazione umana ci fa capire come, in un certo senso si potrebbe dire che, mentre è possibile avere solo lo spirito o lo spirito e l'anima da soli, non può sussistere un corpo senza codesti. Ovviamente stiamo parlando di un corpo vivo, perché un corpo morto può essere staccato dall'anima (si tratta in questo caso semplicemente di un cadavere, cioè qualcosa che ha solo perso "qualità" rispetto ad un corpo vivente ed è destinato ad un'ineluttabile degradazione). Un corpo vivente senz'anima è una contraddizione in termini. Ciò contraddice la discendenza comune perché essa significherebbe invece considerare il corpo da solo. Inoltre pensare lo "spirito e l'anima da soli" spiega come le forme corporee abbiano potuto sorgere sulla terra in tempi differenti (per intenderci: prima l'ameba, poi tutti gli animali, e infine l'uomo). Semplicemente i corpi di tali esseri viventi successivi non si erano ancora manifestati, pur essendo potenzialmente inclusi nei loro embrioni animici. La cosmologia tradizionale è logica e coerente perché vera mentre la macroevoluzione Darwiniana è illogica e incoerente perché falsa. L'apparizione dilazionata degli esseri durante la storia ha prodotto l'illusione trasformista sfruttata dai Darwinisti per propagandare la loro teoria assurda. Per inciso faremo notare che i ritrovamenti fossili di frammenti di ossa di ominidi non possono dimostrare in alcun modo la tesi della discendenza comune. Infatti gli aspetti più qualitativi dell'uomo sono proprio quelli più distanti dalla materialità e quindi quelli che non lasciano traccia fossile.

 

L'analogia con la progettazione umana ci fa capire anche un'altra cosa. Qualsiasi progettista di sistemi cerca sempre di creare sistemi che funzionino in modo tale da non dover intervenire su di essi dopo la loro messa in opera. Un progettista è tanto più bravo quanto più riesce a fare sistemi che non necessitano di manutenzione. A maggior ragione Dio nel formare gli esseri viventi li ha formati in modo da non dover intervenire in corso d'opera. La discendenza comune, come intesa dal teismo evolutivo, significa proprio una serie continua di interventi divini addirittura per modifiche di progettazione sui sistemi viventi, un vero non-senso dal punto di vista progettativo!

 

C'è qualcosa di peggio nella teoria della discendenza comune: essa significherebbe che l'uomo deriva da un essere inferiore non umano. Addirittura la discendenza comune ci condurrebbe ad ipotizzare una lunga catena all'indietro a partire dall'uomo fino agli organismi unicellulari e da essi fino alle molecole sparse. Avremmo quindi un "più" che deriva da un "meno". Il problema principale della discendenza comune è che essa inverte l'ordine logico di causalità sotto più aspetti. Queste sono questioni di principio, non questioni di dettaglio. Non c'è niente di più emblematico di quanto scritto da Darwin - un vero assioma del materialismo -: "lo spirito è funzione della materia" (C.Darwin, Carnet N). Mutatis mutandis il materialismo afferma che il progetto deriva dalla fabbricazione, che la causa è funzione dei suoi effetti. Ciò significherebbe per un progettista avere l'idea di una cosa dopo averla realizzata. In ultimo vorrebbe dire "fare prima di pensare", l'azione prima della conoscenza.  Potremmo considerare la discendenza comune come una delle conseguenze dell'errato motto Cartesiano "cogito ergo sum", invece del corretto "sono quindi penso". Tutto ciò è assurdo, dal punto di vista della causalità, quanto mettere il carro davanti ai buoi.

 

Le modalità psichiche incorporee non sono concetti ideali e astratti della nostra mente. Esse sono "causative" rispetto alla modalità corporea. Le modalità psichiche sono in generale le "cause seconde" rispetto al nostro mondo. Potremmo considerarle, sotto un certo aspetto, come gli embrioni incorporei degli esseri viventi. Secondo le interpretazioni profonde della Genesi il corpo venne per ultimo nella formazione dell'uomo (è il "vestito" di Adamo ed Eva). Invece secondo la discendenza comune il corpo venne per primo. La discendenza comune inverte cause ed effetti. Si potrebbe dire che in natura ogni cosa partecipa della "vita" secondo un certo grado, perché la vita è una condizione della modalità corporea (con lo spazio, il tempo, la materia e la forma). La vita è una questione di gradazioni. Ma cosa dire della formazione del primo uomo? Ciò avvenne senza bisogno di genitori. L'uomo è stato progettato e realizzato fin dall'inizio come un tutto. Per l'uomo, inteso come microcosmo per eccellenza, vale eminentemente quanto detto sopra circa la stratificazione strutturale del macrocosmo.

 

Qualcuno potrebbe sollevare un'obiezione simile a questa: ammettiamo pure che ogni essere vivente abbia un'anima e che esistano i vari piani cosmici. Consideriamo un antropoide con il suo corpo e la sua anima. Poi consideriamo un uomo con il suo corpo e la sua anima. Perché non possiamo considerare un intervento intelligente superiore (Dio) che trasforma l'antropoide in uomo, trasformando nello stesso tempo sia le anime che i corpi? Dio si comporterebbe come un progettista umano che, per risparmiare tempo, parte da un modello precedente per ottenerne uno successivo migliore. Ma ciò sarebbe antropomorfismo nei riguardi di Dio perché gli attribuirebbe i limiti umani. Inoltre ciò sarebbe contrario a ciò che Tommaso d'Acquino chiama "la perfezione della produzione primitiva degli esseri". Ciò rassomiglierebbe a qualcosa come un "errore" o "dimenticanza" di Dio. Dire che Dio non ha i limiti umani non contraddice certo il concetto espresso prima dell'analogia fra progettazione divina e progettazione umana. Metafisicamente parlando, quando la manifestazione procede, le trasformazioni delle specie non hanno senso, perché tutte le cose e le forme viventi sono virtualmente presenti nell'Essere fin dall'inizio (anzi "prima" dell'inizio). La realtà metafisica non ha alcuna evoluzione perché essa ha a che fare con ciò che sono state chiamate le "immutabili essenze". L'obiezione possibile è che l'assenza di evoluzione nella realtà metafisica non è incompatibile con l'evoluzione nel mondo materiale. Lo stesso Platone afferma che l'immutabilità delle Idee non preclude la possibilità del cambiamento nel mondo della materia. Ma i cambiamenti nel mondo della materia, che nessuno nega, non possono essere cambiamenti di progetto perché i cambiamenti di progetto necessitano di informazione ed intelligenza, cioè - in linguaggio Platonico - essi implicano le "Idee". Nella terminologia della IDT essi richiedono informazione complessa specificata (CSI). Quindi l'evoluzione biologica nel mondo materiale può solo essere microevoluzione (variabilità dei valori parametrici). Invece la supposta discendenza comune sarebbe qualcosa di infinitamente più complesso, cioè la macroevoluzione (cambiamenti radicali nei progetti).

 

La maggior parte dei sostenitori della discendenza comune sono Darwinisti materialisti. Ci sono però dei sostenitori dell'evoluzione teistica o teismo evolutivo che non sono materialisti perché credono alle realtà incorporee. Si può trattare anche di cattolici che non si rendono conto dell'incompatibilità della loro dottrina con l'evoluzionismo. Ma, paradossalmente, considerando anche il piano incorporeo o psichico la discendenza comune diventa ancor più problematica. Ecco il perché: supponiamo un antropoide con un corpo non umano e un'anima non umana. Per trasformarlo in uomo occorrerebbe trasformare sia il corpo che l'anima. Ciò è ancor più difficile che trasformare solo il corpo. Se trasformare il corpo richiede già informazione e intelligenza, trasformare l'anima richiede ancor più informazione e intelligenza, perché l'anima è più complessa e ricca del corpo (essendone la causa). Consideriamo ciò dal punto di vista metafisico: nell'Essere esistono gli archetipi (le Forme o Idee platoniche) sia dell'uomo che di tutti gli altri esseri. Secondo l'evoluzione teistica l'Essere avrebbe dovuto dar luogo alla manifestazione di un antropoide ma non dell'uomo. Ad un certo punto della storia (a "run-time", ovvero durante l'esecuzione del processo, se vogliano usare la terminologia informatica) l'Essere avrebbe trasformato l'antropoide secondo la Forma dell'uomo. Perché non usare la Forma dell'uomo già sin dall'inizio? Ciò contraddice il principio di ragion sufficiente. Inoltre ciò contraddice anche il rasoio di Occam (come principio del minimo lavoro). Infatti immaginiamo un architetto. Egli ha due progetti nel suo ufficio: il progetto di una casa e quello di una cattedrale. Egli sa di dover costruire entrambi. Ma il suo comportamento è questo: egli costruisce la casa, dopodiché - a partire dalla casa - egli vuole costruire la cattedrale. Egli ha da studiare una "variante" di progetto molto complessa (le modifiche dalla casa alla cattedrale). Indi egli ha da realizzare questa incredibile (anzi impossibile) trasformazione. Più progetto, più lavoro, più fabbricazione. Tutto ciò non è assurdo? Per esprimere la cosa teologicamente si potrebbe dire che: Dio impresse una "forma" (essenza) nella materia (sostanza) per formare gli esseri viventi. Ma questa materia non era un altro essere vivente preesistente.  Perché infatti dovremmo limitare Dio ad aver bisogno di esseri preesistenti per crearne altri? Qui sta uno dei tanti motivi di assurdità logica della discendenza comune.

 

Alcuni affermano che la dottrina Cattolica non parla specificatamente della discendenza comune, per cui non la nega. La dottrina Cattolica non parla esplicitamente della discendenza comune perché questa è un errore moderno, ma i principi stessi della dottrina Cattolica e del Tomismo sono contrari all'evoluzionismo in generale e alla discendenza comune in particolare. Basta leggere passi come questo dedotto dall'enciclica Humani generis di Pio XII: «Alcuni imprudentemente affermano che l'evoluzione, che non è stata provata neanche nel dominio delle scienze naturali, spiega l'origine di tutto, ed audacemente sostengono l'opinione panteistica che il mondo è in continua evoluzione. [...] Tali fittizie idee di evoluzione, che ripudiano tutto ciò che è assoluto, fisso ed immutabile, hanno spianato la strada alla nuova erronea filosofia, che, rivaleggiando l'idealismo, l'immanentismo e il pragmatismo, ha assunto il nome di esistenzialismo, il quale sostiene l'esistenza delle sole cose individuali e scarta qualsiasi considerazione delle loro immutabili essenze».  Oppure si pensi solo alle importanti e non certo casuali parole della Genesi "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza" (Genesi, 1:26). Esse smentiscono qualsiasi derivazione dell'uomo da antropoidi o altri animali. Considerate questa similitudine: se volesse farsi fare un ritratto da un pittore oltre oceano, un Darwinista gli manderebbe forse una lettera del tipo: "per ora vi invio questa foto di una scimmia, tanto per cominciare il mio ritratto, in seguito vi manderò una mia fotografia per completarlo"? ... Certamente no. Allo stesso modo Dio non ha iniziato con il fare la scimmia per poi modificarla per ottenere l'uomo "sua immagine". Lo scenario della Genesi è chiaro: descrive la formazione del macrocosmo e del microcosmo a partire da archetipi sovraformali per mezzo dei due principi cosmologici complementari dell'essenza e della sostanza: "In principio Dio creò il Cielo (essenza) e la Terra (sostanza)", Genesi, 1:1. La Genesi descrive una quasi contemporanea formazione sul piano embrionico di tutte le specie viventi terrestri: pesci, uccelli, animali terrestri, l'uomo. Ogni embrione di specie deriva direttamente dal suo archetipo sovraformale. Ogni specie non ha bisogno di derivare da un'altra preesistente. Non c'è alcun bisogno di evoluzione in questa concezione cosmologica. Se ogni specie deriva direttamente dal suo principio formatore, non si vede perché proprio l'uomo, l'essere terrestre più perfetto e simile a Dio, dovrebbe derivare da un essere preesistente. Ciò è del tutto assurdo e per questa ragione la discendenza comune è in completo disaccordo con il racconto simbolico della Genesi. Quest'ultima descrive un processo di formazione fondamentalmente parallelo, mentre l'evoluzione è concettualmente un processo di trasformazione seriale.

 

I fautori della discendenza comune pensano che una delle prove più sicure della loro ipotesi siano le similarità e le omologie tra la specie umana e le altre specie animali. Tali somiglianze esistono effettivamente a tutti i livelli, da quello biochimico a quello genetico, da quello organico a quello corporeo. Ma, lungi dal dimostrare la discendenza comune, sono invece indice di un comune progettista. La specie umana in particolare, essendo la sintesi degli esseri terrestri, sintetizza in se stessa tutta la variabilità presente nelle altre specie. La cosmologia tradizionale va ancora più in là: non solo l'uomo è il centro del mondo terrestre, ma addirittura rappresenta un microcosmo analogo al macrocosmo nella sua interezza (cioè all'intero universo).

 

Si può considerare le cose in quest'altro modo. La cosmologia tradizionale spiega l'apparizione delle forme viventi secondo un paradigma "verticale". Invece l'evoluzionismo propone un paradigma "orizzontale". Il paradigma "verticale" è più complesso e completo in quanto è caratterizzato dal fatto che la manifestazione di un essere vivente percorre i tre piani gerarchici del cosmo, i quali sono pensabili sovrapposti in verticale secondo l'ordine causale che li concatena. Il paradigma "orizzontale" invece ipotizza che la manifestazione di un essere vivente non abbia bisogno di percorrere questi tre piani perché è sufficiente una trasformazione al livello più basso, quello corporeo. Questa trasformazione al solo livello materiale la si può considerare "orizzontale". Questa differenza tra verticale e orizzontale esprime in un altro modo la differenza che prima esprimevamo come "parallela" e "seriale".

 

In questo studio abbiamo preferito un approccio di risoluzione deduttivo al problema delle origini che vada dai principi alle conseguenze (dall'alto al basso) piuttosto che gli approcci empirici (dal basso all'alto) che secondo noi sono meno esplicativi. Nel farlo è stato necessario delineare brevemente una visione del mondo che non è quella corrispondente al naturalismo anti-metafisico né al positivismo riduttivo. Il problema dell'origine della biodiversità può essere espresso così: l'uomo è stato formato da un altro essere oppure è stato formato da "zero"? La soluzione a questo sottoproblema ci direbbe se è giusta l'evoluzione teistica o la cosmologia tradizionale.

 
Ma qui vogliamo proporre al lettore anche un'investigazione empirica: guardiamo attorno a noi nella natura e chiediamoci, come nascono gli organismi? Tutti, anche i più grandi, derivano da embrioni infinitesimali. Anche sotto questo aspetto c'è analogia tra il microcosmo e il macrocosmo. Questo ci suggerisce che ciò che noi possiamo vedere in natura è quasi sempre più un grosso frutto piuttosto che un piccolo seme. L'universo stesso al Big Bang era estremamente piccolo e ora è enorme. In generale gli effetti sono visibili e le loro cause nascoste. In altre parole, le cose corporee derivano da cose incorporee. Ciò è in relazione ai tre piani gerarchici del cosmo di cui si è parlato e alla causalità che li percorre dall'alto in basso. Questo non dovrebbe suggerirci che, anche all'inizio del mondo, le cose dovrebbero essere andate alla stessa maniera? Potremmo chiamarlo "paradigma dell'embrione". I Darwinisti oppongono al paradigma dell'embrione il loro "paradigma della trasformazione". Secondo codesto durante la storia della Terra le nuove specie non nacquero da un embrione bensì da specie preesistenti. Sembra quindi che ciò che si vede oggi in natura non vada affatto d'accordo con il trasformismo, o perlomeno che lo faccia apparire come una ben strana ipotesi. Questo a maggior ragione se teniamo conto del fatto che il trasformismo dovrebbe coinvolgere tutte le specie viventi, non una soltanto.
 

La cosmologia tradizionale parla addirittura del cosiddetto "Uovo del mondo" o embrione cosmico, contenente i "germi" di quanto dovrà manifestarsi nel cosmo. In particolare quanto osserviamo quotidianamente non dovrebbe suggerirci che anche l'origine dell'uomo, come tutte le altre forme viventi, comporti un embrione incorporeo, a sua volta derivato da un archetipo presente nella causa prima dell'intero universo, piuttosto che la trasformazione da un antropoide preesistente? Secondo l'ipotesi assurda della discendenza comune, avremmo che, per la prima nascita delle specie, la natura usò un paradigma e dopo, per le nascite successive essa ha usato e usa tuttora un paradigma del tutto opposto. Ma non esiste alcuna ragione logica per cui la natura abbia cambiato totalmente nel tempo i suoi metodi e le sue operazioni. E` invece logico e coerente pensare che fra la "prima nascita" e quelle successive di ogni specie ci sia una sostanziale somiglianza di modalità di effettuazione. Ciò che principalmente le differenzia è la causa. Nel caso delle nascite successive la causa è, come è noto, la riproduzione sessuata o asessuata. Nel caso della prima nascita la causa ultima è trascendente, essendo l'intelligenza del Grande Progettista. Forse i Darwinisti non hanno mai riflettuto su questo aspetto del problema delle origini.

L'errore dell'evoluzione teistica
 

Le considerazioni precedenti erano propedeutiche. Esaminiamo ora come confutare teoricamente l'evoluzione teistica. Per farlo in modo rigoroso è necessario spiegare alcuni elementi dell'ontologia e cosmologia tradizionali. Si tratta di scienze deduttive che vanno dai principi alle conseguenze secondo un approccio dall'alto verso il basso. Partono cioè da assiomi considerati validi a priori e ne deducono le conseguenze. In ciò esse sono diverse dalla scienza positivista, che invece si basa sui dati sperimentali e usa un approccio dal basso verso l'alto. Daremo qui una spiegazione semplice di questa confutazione. Nondimeno ciò sarà già sufficiente a provare indubitabilmente che l'evoluzione teistica non ha senso.

 

L'ontologia afferma che l'Essere è la Prima Causa dell'esistenza universale (anche chiamata "manifestazione" o "universo"). Mentre l'Essere "è", l'esistenza universale contiene tutto ciò che "esiste". Il verbo "esistere" presuppone il verbo "essere". Analogamente l'esistenza universale ha la sua causa nell'Essere. Si tratta di una verità evidente accessibile tramite l'intelletto. Nell'universo non ci può essere da nessuna parte evidenza contro l'Essere. Al contrario l'intelletto può vedere dappertutto l'evidenza dell'Essere. Gli atei, quando negano l'Essere, sono in grado di farlo ovviamente solo e soltanto grazie all'Essere (anche se sembrano non esserne consci). Quindi l'ateo quando nega l'Essere nega se stesso - il proprio "essere" e la propria esistenza - ed è quindi una contraddizione vivente. La Prima Causa contiene tutte le cause seconde e tutti gli effetti derivati. Tutti gli effetti stanno virtualmente nella loro causa. Questo è un fondamentale assioma della causalità.

 

Come è strutturata l'esistenza universale? E` possibile dapprima distinguere tra cose o esseri aventi una forma o non aventi una forma. Qui usiamo "forma" nel suo significato usuale di "immagine", "disegno". Non usiamo "forma" nel significato di "Forme" (cioè Essenze o Idee) della Scolastica. Esseri dotati di forma sono individuali ed esseri senza forma sono sovra-individuali. Quindi la distinzione tra ciò che è limitato da una forma e ciò che non lo è è in relazione alla distinzione fra individuale e universale. Inoltre è possibile innestare un ulteriore distinzione fra cose o esseri aventi una forma corporea e cose o esseri che non ce l'hanno, ovvero che sono non-corporei, cioè hanno una forma non-corporea. Per semplicità chiameremo "spirituale" il piano non limitato da forme delle cose o esseri sovra-individuali. Chiameremo "animico" il piano formale delle cose o esseri individuali non-corporei. Chiameremo "corporeo" il piano formale delle cose o esseri individuali corporei.

 

La nostra esperienza da ragione di tutto ciò? Si. Tutti gli uomini sperimentano direttamente il piano corporeo. Nessuno nega il mondo corporeo. E`il piano della materia e di tutti gli oggetti che sono direttamente percepibili dai sensi fisici. Tutti gli uomini sperimentano direttamente il piano animico. Infatti il piano animico è in relazione alla psiche o mente dell'uomo. Quando l'uomo è sveglio e pensa o quando è addormentato e sogna egli ha due esperienze dirette diverse del piano animico. Inoltre quando l'uomo muore ha una terza esperienza diretta diversa del piano animico, l'esperienza dello stato post-mortem. Aristotele diceva che l'uomo mai pensa senza immagini (o forme). Inoltre Aristotele diceva che l'uomo può raggiungere le verità oltre le forme per mezzo dell'intelletto. La mente nel suo senso più generale non è un'entità corporea. La mente sovrasta il cervello. Il cervello è solo uno strumento della mente. I materialisti, quando lo negano, stanno smentendo la loro stessa esperienza. L'uomo può avere anche un'esperienza diretta del piano spirituale per mezzo della meditazione intellettuale pura, quando, non distratto dai sensi fisici, contempla le realtà superiori con l'"occhio" dell'intelletto. Queste esperienze elevate sono rare ma purtuttavia possibili.

 

Abbiamo quindi stabilito che il cosmo ha una struttura tripartita. E` possibile considerare altre sotto-divisioni più o meno generali, ma per quel che ci serve possiamo fermarci a questa divisione in tre parti. Per quello che diremo in seguito si prega di fare riferimento alla figura seguente:

 
 
 

Questa figura è uno schema semplificato della struttura di una porzione della manifestazione. Ovviamente questo disegno è solo un simbolo. Il suo scopo è semplicemente di aiutarci a capire alcuni concetti cosmologici. Spieghiamone gli elementi. Il punto unico B (B sta per "Being") simbolizza l'Essere, il principio della manifestazione. Il piano indefinito su cui la figura è disegnata simbolizza la manifestazione. L'arco S è una porzione di un cerchio indefinito simbolizzante il livello spirituale. L'arco A è una porzione di un cerchio indefinito simbolizzante il livello animico. L'arco C è una porzione di un cerchio indefinito simbolizzante il livello corporeo. La semiretta b1 (cioè il segmento B-b1) rappresenta un essere (esempio un uomo). La semiretta b2 (cioè il segmento B-b2) rappresenta un altro essere (esempio un altro uomo). Ovviamente dobbiamo considerare un numero molto elevato di esseri nell'universo. Ma per semplicità nella figura ne abbiamo simbolizzati solo due. Il punto Cb1 rappresenta la modalità corporea dell'essere b1 (cioè il suo corpo). Il punto Ab1 rappresenta la modalità animica dell'essere b1 (cioè la sua anima). Il punto Sb1 rappresenta lo spirito dell'essere b1. La stessa cosa si può dire per b2 e qualsiasi altro essere "bn".

 
Ora la domanda è: come agisce l'intelligenza? Naturalmente la sorgente di ogni intelligenza è l'Essere perché essendo la Prima Causa, deve esserlo anche per l'intelligenza. Inoltre una cosa inferiore non può causare una cosa superiore. Abbiamo quindi una fondamentale gerarchia ontologica. L'Essere è la sorgente dell'intelletto. A sua volta l'intelletto è la sorgente della ragione. Tutti le altre facoltà d'azione derivano e sono guidati da questi. L'intelletto lavora a livello del piano spirituale o intellettuale puro. La ragione lavora a livello del piano animico, psichico o mentale. Possiamo quindi dire che la "linea d'azione" dell'intelligenza è sempre una linea verticale. Questa linea verticale avrà sempre la sua sorgente nell'Essere (rappresentato dal punto "B"). In altre parole nessuno può volere o agire intelligentemente su un piano inferiore senza la volontà e la conoscenza del soprastante Essere. Dobbiamo anche sottolineare che la linea d'azione dell'intelligenza è nello stesso tempo una concatenazione causale. In altri termini cause intelligenti causano sempre "verticalmente". Perché l'intelligenza non può agire "orizzontalmente"? In generale le cause possono agire orizzontalmente, ma non sono mai cause intelligenti. Per esempio ci possono essere cause seconde a livello animico e corporeo. A livello corporeo tutte le forze studiate dalla scienza moderna agiscono continuamente secondo le leggi fisico-chimiche. Esse agiscono orizzontalmente ma non sono cause intelligenti. In generale ogni intelligenza individuale (ed in particolare quella umana) è una partecipazione dell'intelligenza universale dell'Essere. Entrambe le intelligenze agiscono verticalmente. La ragione di ciò è che tra l'intelligenza e i suoi prodotti o effetti c'è una gerarchia ontologica. Una gerarchia ontologica può esistere solo verticalmente, secondo lo schema della causalità che abbiamo spiegato.
 

Consideriamo eventualmente i prodotti di un essere individuale intelligente. Facciamo il caso che l'uomo B-b1 progetti e fabbrichi un oggetto (per esempio una casa). Abbiamo simbolizzato questo prodotto di B-b1 con la lettera "a" sotto il suo creatore unendolo a b1 con una linea tratteggiata. In questo modo abbiamo rappresentato il fatto che tutti gli artefatti non esistono in natura senza l'intervento di un essere individuale intelligente. Se per assurdo oggetti artificiali esistessero in natura essi starebbero sull'arco C. Vediamo che la casa progettata dall'uomo B-b1 sta sulla stessa semiretta b1. Il punto "a" semplicemente estende la semiretta b1 verticalmente. Questo illustra geometricamente ciò che abbiamo detto sopra: l'intelligenza e la volontà individuale necessariamente partecipano e hanno la loro sorgente nell'intelligenza e nella volontà universali. Cosicché abbiamo che anche la progettazione artificiale conferma la regola per cui la causalità intelligente agisce sempre verticalmente.

 

L'obiezione usuale a questa affermazione è: se l'Essere volesse perché non potrebbe agire orizzontalmente? Questa domanda è simile alla seguente: perché la causalità funziona così e non altrimenti? Ogni logica e ogni dato sperimentale confermano che l'intelligenza lavora in questo modo. Non c'è ragione per cui la causalità intelligente debba funzionare diversamente. Quindi  l'obiezione è una domanda retorica circa la potenza di Dio come quest'altra: perché Dio non fa si che 2 + 2 = 5?

 

Un'altra obiezione potrebbe essere qualcosa del genere: l'uomo b1 premedita nella sua mente un piano per uccidere b2, suo nemico. Indi mette in pratica questo piano uccidendo fisicamente b2. Sembra che un'azione intelligente abbia agito sul percorso Ab1-Cb1-Cb2. Il segmento Cb1-Cb2 è orizzontale, e quindi sembrerebbe che ci troviamo di fronte ad un'intelligenza che agisce orizzontalmente. La risposta a questa obiezione è: sul segmento orizzontale cosa effettivamente agisce è soltanto il corpo (il corpo di Cb1 uccide il corpo di Cb2). Questo atto fisico è inintelligente di per se. Detto in altre parole, il corpo è solo uno strumento inintelligente. L'azione intelligente esiste e si svolge solo sul segmento Ab1-Cb1, che è verticale. L'atto fisico dell'assassinio è solo un effetto orizzontale di una causa intelligente verticale. Questa causa intelligente verticale è in relazione alla volontà di un individuo agente.

 

E` importante notare che in generale gli effetti orizzontali non comportano mai generazione o aumento di informazione. Gli effetti orizzontali possono essere dovuti ad agenti intelligenti, a semplici leggi naturali, al caso o ad altri fattori ma non creano o aumentano mai l'informazione. La creazione e l'aumento di informazione possono verificarsi solo su linee di percorso verticali perché richiedono un agente intelligente e la causalità intelligente agisce sempre verticalmente. Ovviamente in tutti i casi in definitiva la sorgente ultima di ogni informazione è sempre l'Essere, cioè la Causa Prima.

 

Come si può usare tutto ciò per confutare l'evoluzione teistica? L'evoluzione teistica è meglio di quella Darwiniana perché almeno capisce la necessità dell'intelligenza (il Darwinismo invece la nega). Purtroppo l'evoluzione teistica non considera come agisce effettivamente l'intelligenza. Per capire il problema, si consideri di nuova la figura soprastante. Per esempio consideriamo l'evoluzione dell'uomo da una scimmia. Supponiamo che b1 sia un antropoide e che b2 sia un uomo. Secondo l'evoluzione teistica ad un certo istante un intervento intelligente convertì tutte le modalità di b1 nelle corrispondenti modalità di b2 (cioè Sb1 convertito in Sb2, Ab1 convertito in Ab2, Cb1 convertito in Cb2). Per semplicità si consideri solo il corpo: il passaggio da Cb1 a Cb2 (rappresentato dal segmento Cb1-Cb2) è orizzontale. Questo passaggio orizzontale comporterebbe un incremento notevole di informazione. Ma sappiamo che l'intelligenza non agisce orizzontalmente. Inoltre sappiamo che un passaggio orizzontale non può comportare creazione o aumento di informazione. Semplicemente non ci può essere nessuna intelligenza che fa il lavoro di trasformazione sul segmento Cb1-Cb2 perché l'intelligenza non agisce orizzontalmente. Se nell'universo qualcosa agisce orizzontalmente non è qualcosa di intelligente. Inoltre nell'universo l'informazione non è mai creata o aumentata orizzontalmente. Se ne deduce che la trasformazione considerata dall'evoluzione teistica è impossibile e tout court l'evoluzione teistica è erronea. Abbiamo esaminato il caso della transizione scimmia-uomo. Ma lo stesso ragionamento può applicarsi a qualsiasi ipotetica macro-transizione evolutiva richiedente informazione e quindi intelligenza. L'intelligenza dell'Essere agisce sempre verticalmente attraverso tutti i piani del cosmo. L'intelligenza può agire in determinati periodi di tempo oppure può essere limitata solo ad alcuni piani ma opera sempre verticalmente. Pensare in modo diverso significa disconoscere la gerarchia ontologica e le leggi della causalità. Pensare diversamente significa andare contro il "modus operandi" dell'intelligenza e della causalità. Così sfortunatamente l'evoluzione teistica è sbagliata per questioni di principio. L'inevitabile conclusione è che gli esseri viventi della Terra non si sono evoluti "serialmente" uno dall'altro ma sono stati manifestati in modo verticale "parallelo" ed indipendente grazie alla conoscenza e alla potenza dell'Essere.